Processo Carim, la carica dei mille azionisti
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fonte:
- Corriere Romagna
annunciate in aula le
nuove costituzioni di parte civile, c’ è tempo fino al 19 ottobre per l’
istituto di credito si profila il doppio ruolo: parte offesa e
possibile responsabile civile
RIMINI. Alla fine saranno più di mille gli azionisti che, collettivamente attraverso associazioni di consumatori, o singolarmente in ordine sparso, chiederanno di potersi costituire parte civile nel procedimento a carico degli ex amministratori e manager di Banca Carim (Cassa di Risparmio di Rimini) coinvolti a vario titolo nell’ ambito dell’ inchiesta della Guardia di finanza di Rimini per il periodo compreso tra il 2009 e il commissariamento disposto nell’ ottobre 2010. Fino ad oggi si contano circa ottocento persone intenzionate a partecipare al processo (cinquecento delle quali si sono affidate al Codacons), ma nell’ udienza di ieri, come previsto rinviata a causa dell’ incompatibilità di un giudice del collegio che sta decidendo sull’ opposizione all’ archiviazione circa l’ indagine sui due commissari di Bankitalia intervenuti in Carim, sono state annunciate altre costituzione di parte civile, comprese quelle di Federconsumatori e della stessa Carim, dopo l’ ampio mandato votato nel corso dell’ assemblea dei soci. In udienza preliminare l’ istituto di credito, che risulta parte offesa, aveva seguito l’ evolversi della situazione attraverso un legale nominato ad hoc, senza diritto di parola. Ora il professor Filip po Sgubbi è stato incaricato di fare il passo ufficiale. La prossima udienza (presidente del collegio è il giudice Massimo di Patria) è stata fissata per il 19 ottobre (data ultima per chi volesse ancora costituirsi parte civile). Nel frattempo la banca potrebbe trovarsi in un doppio ruolo: già c’ è chi è infatti pronto ad avanzare al tribunale l’ istanza per la chiamata in causa della stessa Carim in qualità di responsabile civile. Nel mirino degli investigatori (l’ inchiesta era affidata ai mi litari del nucleo di polizia tributaria delle fiamme gialle, guidati dal colonnello Marco Antonucci) erano finite in particolare sopravvalutazioni di alcune poste di credito (o meglio insufficienti accantonamenti) e omissioni relative alle perdite. Soltanto nei confronti di tre persone, al vertice della banca all’ epoca dei fatti, si ipotizza il reato di associazione per delinquere finalizzata al falso in bilancio e a una serie di reati societari. Secondo l’ accusa i vertici dell’ istituto avrebbero partecipato sistematicamente al processo di concessione e revisione delle linee di credito rilasciate dalla Carim in favore di soggetti o gruppi insolventi, per poi omettere dai bilanci (dolosamente) le perdite, già maturate da tempo, relative a mutui e finanziamenti elargiti, ma non assistiti da adeguate garanzie. Ce n’ è per dibattere a lungo, ma alcuni tra i piccoli azionisti sono ancora così agguerriti non solo da opporsi all’ archiviazione per gli ex commissari, ma anche intenzionati a presentare nuove denunce in procura.
andrea rossini
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