«Ora le banche facciano la loro parte»
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fonte:
- Quotidiano di Puglia
vare alla fine del mese. E cambia anche l’ aspetto dello strozzino: da elemento organico alla criminalità è diventato un po’ l’ usuraio della porta accanto. «Oggi – spiega il presidente dell’ Eurispes Gian Maria Fara sappiamo che la figura dell’ usuraio non è rintracciabile solo tra criminali e mafiosi, ma è presente anche tra gli “insospettabili”: negozianti, commercialisti, avvocati, dipendenti pubblici, che hanno sfruttato il lungo periodo di crisi economica e l’ indebitamento di famiglie, commercianti e imprenditori, per arricchirsi, forti delle crescenti difficoltà di accesso al credito bancario. Ed è nata una nuova figura: quella dell’ usuraio della stanza accanto». Ma è sempre la criminalità organizzata ad avere una sorta di “monopolio” dei prestiti illeciti: «La mafia – spiega Fara – soprattutto dove e quando sia colpita da inchieste che ne disarticolano pesantemente alcune componenti, sceglie un comportamento “di tregua” che possa, fra l’ altro, far scendere su di sé un cono d’ ombra e rendere meno individuabile la sua organizzazione. In quest’ ottica, seleziona le sue attività privilegiando quelle che consentono il massimo vantaggio con il minimo rischio. E tra queste – conclude – vi è certamente l’ usura». • «Se quei numeri forniti da Eurispes corrispondono a realtà, allora il fenomeno non è allarmante: di più». Non usa mezzi termini Alfredo Prete, presidente della Camera di Commercio, nel commentare lo studio dell’ istituto di ricerca sulla permeabilità del territorio al fenomeno dell’ usura. Ricette magiche non ce ne sono: «Ma bisognerebbe monitorare e cercare in qualche modo di prevenire, di mettere un freno. Quello che naturalmente sorprende è il dato relativo alle famiglie (il 12 per cento di esse si è rivolto a soggetti privati per ottenere un prestito, ndr): questo vuol dire che il fenomeno ormai non riguarda più solo il mondo dell’ economia. Ed emerge anche un altro dato significativo: non c’ è più solo l’ usura legata alla criminalità organizzata, ma anche quella praticata dal vicino di casa, dai colletti bianchi. Persono che si sono ritrovate in tasca un bel gruzzoletto, e che per metterlo a frutto hanno scelto la via più veloce ma sicuramente illecita». Quali sono le soluzioni, dunque? «Non basta solo denunciare – osserva Prete – bisogna anche porre in atto dei rimedi affinché fenomeni come questo spariscano. E qui mi rivolgo alle banche: capisco che non sono istituti di beneficienza, ma ogni volta che c’ è una crisi del sistema bancario lo Stato interviene con centinaia di miliardi. Ecco, facciano anche loro il loro dovere: capiscano che è un momento difficile e allarghino le maglie del credito nei confronti delle imprese». Parla di una realtà di difficile individuazione anche il direttore generale di Confesercenti Lecce, Antonio Schipa: «Le denunce sono pochissime, ma è chiaro che il problema c’ è e va affrontato. Tra l’ altro è utile sottolineare il fatto che l’ usura è un fenomeno diverso dal racket: è la vittima che si rivolge al suo aguzzino, e questo rende ancora più difficile convincere chi ne rimane stritolato a rivolgersi alle forze dell’ ordine. Le cause sono ormai sotto gli occhi di tutti: difficoltà nell’ accesso al credito, crisi economica, consumi che non salgono e le aziende, di conseguenza, hanno difficoltà ad approvvigionarsi di liquidità, non riescono a pagare i contributi. Sono tutti presupposti che ci fanno pensare che il fenomeno sia presente e preoccupante. Ma spesso le vittime non si confidano: provano paura e vergogna nel farlo». E su questo aspetto interviene anche Maria Isernia Filograna, presidente dell’ associazione Antiracket Vivere Insieme di Casarano, che testimonia la difficoltà che hanno molte perso ne a liberarsi di un fardello così pesante: «Le persone non parlano. Vengono da noi per capire cosa possono fare, ma quando diciamo loro che per accedere al fondo di solidarietà è necessario denunciare, allora non si fanno più vedere. Tanti commercianti ma anche tanta gente comune, soprattutto negli ultimi tempi. Io provo a rassicurarli, dicendo che gli saremo vicini, che daremo una mano. Ma hanno paura, non si espongono. E se è vero che ancora c’ è qualcuno – sono pochissimi – che denuncia, è anche vero che pian piano si stanno rassegnando. Come se fosse normale». Mentre l’ associazione dei consumatori Codacons individua nelle banche i principali responsabili di questa situazione. Banche che «nel corso degli ultimi anni hanno chiuso sempre di più i cordoni della borsa, riducendo prestiti e finanziamenti». Allo stesso tempo, perà, «è aumentata la necessità delle famiglie di ottenere soldi per affrontare spese impreviste. Per molti, l’ unica alternative alle banche resta l’ usuraio, che potuto così godere dello stato di necessità dei cittadini seguito alla crisi economica degli ultimi anni».
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