7 Settembre 2016

«Panini? Si può». E i genitori disdicono la mensa scolastica

«Panini? Si può». E i genitori disdicono la mensa scolastica

CHIARA PELLEGRINI ROMA A Genova sono arrivate già le prime rinunce alle mense scolastiche. Per ora sono state soltanto cinque le famiglie di alunni che hanno presentato la domanda di disiscrizione ma i numeri sono destinati a crescere. A fare scuola per la «schiscetta libera» è una sentenza della Corte di appello di Torino, per cui le famiglie possono decidere di poter fornire da casa ai propri figli il pasto, anziché usufruire del servizio di refezione. Stando ad uno studio del 2015 presentato da Oricon, consorzio che raccoglie le sei aziende che in Italia realizzano il 54% del fatturato del settore, il business delle mense scolastiche genera ogni anno 1,25 miliardi ma spreca 27 milioni di euro. Quanto costa alle famiglie italiane il pranzo dei pargoli? Il prezzo medio per uno studente italiano è di circa 4,6 euro al giorno, ma la cifra varia da regione a regione. Al Centro si paga più che altrove, un pasto caldo costa 4,8 euro, al Nord Ovest 4,4 euro, scende nel Nord-est (4,4 euro) e al Sud 3,9 euro. Cifre, spiega l’ indagine Oricon, sui cui gravano non materie prime di alta qualità ma soprattutto la manodopera. Il costo del lavoro grava per il 44%, il costo dell’ acquisto delle materie prime alimentari il 37%, mentre i costi trasporti e utility sono pari al 19%. Accade così che in molti plessi scolastici il cibo sia insufficiente o di qualità discutibile. A Genova, dove si risparmia per tradizione, le famiglie non se lo sono fatto dire due volte. «Le sentenze è chiaro si applicano», ha detto il sindaco Marco Doria all’ assessore comunale alla Scuola, Pino Boero, dandogli mandato per fornire una risposta adeguata alle richieste delle famiglie. Nei prossimi giorni Boero convocherà una riunione del comparto scuola della Liguria di Anci ed incontrerà anche il direttore scolastico regionale, Sara Pagano, per capire come organizzare la risposta alle richieste dei genitori. E nel resto d’ Italia cosa succederà? A Milano il Codacons ha inviato una diffida alla scuola di Via Bacone, all’ assessore all’ Istruzione, Valentina Aprea e alla Direzione generale Regionale, al fine di far applicare anche in Lombardia quanto stabilito dalla Corte d’ Appello di Torino. «Vorremmo capire», ha spiegato il presidente del Codacons Marco Maria Donzelli, «perché quando nevica o ci sono degli scioperi a Milano è possibile portare il pasto da casa, e perché invece questa modalità non può essere applicata di norma anche quando non c’ è emergenza». L’ associazione dei consumatori a Milano ha promosso anche un class action contro la “Milano ristorazione”, società al 100% del Comune che si occupa di tutte le mense scolastiche. «Abbiamo riscontrato gravi mancanze rispetto a quanto pattuito dalla richiesta di non sommistrare carne fritta e pizza, sino al pesce proveniente da paesi extracomunitari». E chi vuole portare il pasto da casa cosa deve fare? «Mettersi d’ accordo con i dirigenti scolastici», spiega Donzelli, «oppure, cosa che accadeva anche prima della sentenza, portare il proprio figlio a casa e farlo rientrare dopo il pasto. Ma chiaramente non è comodo per nessuno». riproduzione riservata.

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