| ilmattino.it, 19/08/2016 23:46 |
Mps, c’ è l’ esposto alla Bce Viola: «Noi sempre trasparenti» Web |
| Per Banca Monte dei Paschi l’ iscrizione dell’ ad Fabrizio Viola («fiducioso nella magistratura», perchè «abbiamo sempre operato in trasparenza») e dell’ ex presidente Alessandro Profumo con l’ accusa di falso in bilancio e manipolazione di mercato, è solo «un atto dovuto», una conseguenza dell’ esposto presentato da uno dei piccoli azionisti alla procura di Siena e, soprattutto, della passata gestione della banca. Ma l’ autore dell’ esposto, Paolo Emilio Falaschi, oggi rilancia chiedendo alla Bce di mettere Mps in amministrazione controllata, accusando gli stessi Viola e Profumo di essere stati informati dagli ispettori di Bankitalia, fin dai primi mesi del loro arrivo, nel 2012, dei problemi legati al bilancio per Alexandria e Santorini. Proprio Falaschi, insieme a Giuseppe Bivona, all’ ultima assemblea dell’ aprile scorso, aveva chiesto ai soci un’ azione di responsabilità contro l’ ex presidente e l’ ad: proposta bocciata dagli azionisti. Dopo l’ esposto alla magistratura senese, che al termine dell’ inchiesta ha trasferito tutto ai colleghi di Milano per competenza, il 27 luglio Falaschi ha inviato una prima lettera a Francoforte segnalando i problemi della banca, tra questi il fatto che «dei circa 48 miliardi di crediti deteriorati lordi» di Mps, solo la metà sarebbero coperti dalle riserve e, quindi, rimarrebbero «circa 24 mld», che certo non sarebbero coperte dall’ aumento di capitale da 5 mld deciso da Mps. Al piccolo azionista, che aveva indirizzato la lettera direttamente a Daniele Nouy, presidente del Consiglio di Vigilanza, hanno risposto da Francoforte invitandolo a inviare anche altro materiale. Una richiesta che lui ha subito soddisfatto, con una seconda lettera, partita ieri, nella quale ribadisce la sua richiesta e sottolinea che, mentre Mps «ha diminuito le riserve per i crediti deteriorati», Profumo e Viola sapendo di Santorini e Alexandria «non potevano contabilizzarli» a conto economico nei bilanci Mps 2012-2013-2014 ed anche nel 2015. E oggi anche l’ associazione Buon Governo Mps, che raccoglie alcuni piccoli azionisti senesi, ha scritto alla Bce chiedendo di verificare «se l’ utile d’ esercizio 2015» (388 mln) comunicato dalla banca «non rappresenti una realtà artefatta». Mentre Viola ribadisce la necessità di distinguere quanto fatto dalla nuova gestione, rispetto a quella passata, oggi il Codacons propone una «cordata» per rilevare il Monte, guidata dal ministero dell’ Economia come azionista maggioritario e partecipata da piccoli azionisti e dipendenti della banca. «Un acquisto in blocco delle azioni che in tutto oggi costano meno di 500 milioni di euro, per passare così finalmente a una gestione non clientelare ma nell’ interesse del territorio e del paese». All’ idea di ‘un atto dovutò da parte della procura, ribadita dall’ ad, rispondono Adusbef e Federconsumatori convinti che l’ iscrizione nel registro degli indagati sia invece «utile a fare chiarezza: gli »azionisti, lavoratori e risparmiatori che hanno pagato la disastrata gestione del Mps sperano che i responsabili possano pagare il conto«, dicono Elio Lannutti (Adusbef) e Rosario Trefiletti (Federconsumatori). Intanto il prossimo 12 ottobre davanti al gup del tribunale di Roma è fissata l’ udienza per l’ archiviazione dell’ inchiesta aperta contro la Banca d’ Italia per l’ autorizzazione data a Mps per l’ acquisizione di Antonveneta. All’ archiviazione si è opposto Falaschi, che aveva presentato la denuncia, mentre larchiviazione è stata chiesta dal pm del tribunale di Roma Giancarlo Cirielli. |
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| ilfattoquotidiano.it, 19/08/2016 17:26 |
Mps, consumatori: “Responsabili del disastro paghino. Il Tesoro ha contribuito a bruciare 18,4 miliardi in 8 anni” Web adusbef e federconsumatori, commentando l’ inchiesta che coinvolge l’ ex presidente alessandro profumo e ‘attuale ad fabrizio viola, ricordano la malagestione di mussari ma scrivono anche che è stato un “errore gravissimo” non aver nazionalizzato la banca e aver avallato ricapitalizzazioni miliardarie. codacons: “cordata di piccoli soci e lavoratori per comprarla” |
| Gli ” azionisti , lavoratori e risparmiatori che hanno pagato la disastrata gestione del Mps sperano che i responsabili possano pagare il conto “. Così Adusbef e Federconsumatori commentano l’ iscrizione nel registro degli indagati dell’ ex presidente dell’ istituto senese Alessandro Profumo e dell’ attuale ad, Fabrizio Viola . Secondo le associazioni di difesa dei consumatori e degli utenti bancari è “tutt’ altro che un atto dovuto ” – come ha scritto l’ istituto in una nota di commento – e sarà utile a fare chiarezza. I presidenti Elio Lannutti e Rosario Trefiletti ripercorrono in un comunicato le tappe di quella che definiscono la “malagestione” dell’ istituto dal 2005 in poi. A cominciare da quanto ” Giuseppe Mussari , ex presidente dell’ Abi e del Monte Paschi, mandò a picco l’ istituto per appagare le manie di grandezza, svenando la più antica banca per acquistare Antonveneta al costo di 17 miliardi, il triplo della promessa di pagamento avanzata dal patron di Santander , Emile Botin ” Gli esponenti di Adusbef e Federconsumatori ricordano poi che Profumo e Viola sono arrivati entrambi nel 2012 in Mps con il compito di ristrutturare la banca. Ma Profumo “si è dimesso l’ anno scorso”, Viola “sta tentando di mandare in porto il piano di salvataggio che prevede una nuova ricapitalizzazione da 5 miliardi, per l’ istituto che oggi vale in Borsa meno di 700 milioni”. Per Lannutti e Trefiletti, nella vicenda Mps sono addebitabili al Tesoro “errori gravissimi”, in primo luogo quello di non aver nazionalizzato la banca. Così facendo il Tesoro ha contribuito a ” bruciare 18,4 miliardi di euro dal 2008, che diventeranno 23,4 qualora dovesse andare in porto l’ ultimo aumento deliberato nel 2016″. “Al 31 dicembre 2005 la capitalizzazione di Mps risultava pari a 12 miliardi di euro”, aggiungono. Ciononostante i soci hanno iniettato altri 8 miliardi. E’ successo “in occasione dell’ acquisizione di Antonveneta, pagata 9 miliardi”. “Siamo così, in totale, a 20 miliardi di euro, che è il risultato di quanto il patrimonio azionario valeva all’ inizio del periodo più le somme aggiunte dai soci”, concludono, sottolineando che “la perdita di valore per gli azionisti si attesta nel periodo a 15,4 miliardi, mentre ora Mps capitalizza circa 700 milioni di euro”. “Azionisti, risparmiatori e lavoratori che hanno pagato la disastrata gestione del Mps – conclude la nota – sperano che i responsabili di tale dissennata gestione e le autorità vigilanti che hanno avallato aumenti di capitali su bilanci palesemente falsi, certificando la solidità di una banca già in bancarotta, possano pagare il conto con i doverosi risarcimenti “. Dal canto suo il Codacons aggiunge che alla luce della nuova inchiesta “tutti gli azionisti che hanno sottoscritto l’ ultimo aumento di capitale di maggio 2015 che la Consob non avrebbe dovuto approvare potranno infatti presentare la propria nomina come parti offese e chiedere i danni anche ai vertici della banca succeduti alla gestione dissennata delle operazioni Alexandria e Santorini “. Il Codacons chiede infine che il ministro dell’ Economia Pier Carlo Padoan “organizzi come azionista maggioritario della banca una cordata di piccoli azionisti e lavoratori di Mps, finalizzata all’ acquisto in blocco delle azioni che in tutto oggi costano meno di 500 milioni di euro, per passare cosi ad una gestione finalmente non clientelare ma nell’ interesse del territorio e del paese”. |
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| Askanews, 19/08/2016 15:47 |
“Ivan il terribile” ancora allo stadio, Codacons: basta buonismo Web fabio galli: se il daspo non è sufficiente, leggi più severe |
| Roma, 19 ago. (askanews) – Ivan Bogdanov è tornato in Italia. L’ ultras serbo, protagonista dei disordini allo stadio Ferraris di Genova in occasione della partita Italia-Serbia, nel 2010, ha assistito al match tra Sassuolo e Stella Rossa disputato ieri sera al Mapei Stadium di Reggio Emilia. “Ivan il terribile”, che ha scontato le ultime condanne, petto nudo tatuato, ha animato il tifo della squadra belgradese nella partita trascorsa, peraltro, senza incidenti. La sua presenza, tuttavia, solleva interrogativi. “Sembra quasi che non abbiamo il coraggio di essere severi con coloro che pongono in essere attività di disturbo, per non dire veri e propri teppisti”, commenta Fabio Galli, vicepresidente regionale del Codacons in Emilia Romagna. Un atteggiamento del genere, spiega l’ esponente dell’ associazione per i diritti dei consumatori, “finisce non solo per darla vinta a questi personaggi, che si sentono più forti tanto la fanno franca, passa il tempo e tornano, ma anche per coloro che a loro si ispirano, e che non sono incentivati a comportarsi correttamente”. Per Galli, “il ripetersi quotidiano di fatti gravi come questo è dovuto a una sorta di buonismo”, mentre servono “leggi severe”. “Luoghi come uno stadio – prosegue il rappresentante del Codacons – devono tornare ad essere teatro di un momento di allegria, di sport: uomini donne e bambini devono andare allo stadio sperando di vedere una bella partita e, al massimo, che non piove, non sperando che non succeda nessun incidente!”. Per Galli, allora, è opportuno valutare un giro di vite normativo: “Se il Daspo non è sufficiente facciamolo”. |
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| Ragusa Oggi, 19/08/2016 15:23 |
riconfermato daslla presidenza regionale MARCO TANASI RICONFERMATO DIRETTORE DEL DIPARTIMENTO REGIONALE TRASPORTI E TURISMO DEL CODACONS Web |
| La Presidenza Regionale del Codacons ha riconfermato al catanese Marco Tanasi (nella foto) il ruolo di Direttore del Dipartimento Regionale Trasporti e Turismo. Tanasi, che ha fatto parte di numerose commissioni regionali e Ministeriali, è Consigliere della Camera di Commercio di RAGUSA e componente della Commissione infrastrutture. Sono grato per la riconferma e la fiducia dimostrata – ha dichiarato Tanasi. Conosco ormai da anni il settore dei trasporti e del turismo essendomene occupato sotto diversi profili. Continueremo con entusiasmo a lavorare e a settembre porteremo all’ attenzione dei Comuni e della Regione diverse proposte per il miglioramento dei trasporti, l’ incremento del Turismo ma anche iniziative a tutela dei turisti che visitano la SICILIA – ha concluso Tanasi. |
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| Tiscali, 19/08/2016 15:21 |
“Ivan il terribile” ancora allo stadio, Codacons: basta buonismo Web |
| “Ivan il terribile” ancora allo stadio, Codacons: basta buonismo Tweet di Askanews Roma, 19 ago. (askanews) – Ivan Bogdanov è tornato in Italia. L’ ultras serbo, protagonista dei disordini allo stadio Ferraris di Genova in occasione della partita Italia-Serbia, nel 2010, ha assistito al match tra Sassuolo e Stella Rossa disputato ieri sera al Mapei Stadium di Reggio Emilia. “Ivan il terribile”, che ha scontato le ultime condanne, petto nudo tatuato, ha animato il tifo della squadra belgradese nella partita trascorsa, peraltro, senza incidenti. La sua presenza, tuttavia, solleva interrogativi. “Sembra quasi che non abbiamo il coraggio di essere severi con coloro che pongono in essere attività di disturbo, per non dire veri e propri teppisti”, commenta Fabio Galli, vicepresidente regionale del Codacons in Emilia Romagna. Un atteggiamento del genere, spiega l’ esponente dell’ associazione per i diritti dei consumatori, “finisce non solo per darla vinta a questi personaggi, che si sentono più forti tanto la fanno franca, passa il tempo e tornano, ma anche per coloro che a loro si ispirano, e che non sono incentivati a comportarsi correttamente”.Per Galli, “il ripetersi quotidiano di fatti gravi come questo è dovuto a una sorta di buonismo”, mentre servono “leggi severe”.”Luoghi come uno stadio – prosegue il rappresentante del Codacons – devono tornare ad essere teatro di un momento di allegria, di sport: uomini donne e bambini devono andare allo stadio sperando di vedere una bella partita e, al massimo, che non piove, non sperando che non succeda nessun incidente!”. Per Galli, allora, è opportuno valutare un giro di vite normativo: “Se il Daspo non è sufficiente facciamolo”. 19 agosto 2016. |
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| Agi, 19/08/2016 15:10 |
Mps: Codacons chiede a ministro Padoan cordata Stato-azionisti-lavoratori per rilevare banca senese Web |
| ( Codacons ) – Ora tutti i correntisti e azionisti danneggiati dalla gestione dissennata della banca e dalla connivenza della Consob potranno agire per i danni. |
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| ilgiornale.it, 19/08/2016 15:08 |
In Tunisia un bambino cade dal balcone per giocare a Pokemon Go Web è solo l’ ultimo dei tanti casi di cronaca da tutto il mondo legati all’ utilizzo improvvido della app che consente di catturare i mostriciattoli |
| Un bambino russo di 10 anni è caduto dal balcone di un hotel a Sousse, in Tunisia, mentre giocava a Pokemon Go e provava ad acchiappare uno dei mostriciattoli della app per smartphone. Inizialmente era stata annunciata la morte del bambino, ma fonti mediche riferiscono all’ emittente radiofonica tunisina che ha rilanciato la notizia, che il bimbo è stato salvato. Il piccolo, che per una vacanza soggiornava nell’ albergo con la famiglia, si trova ora all’ ospedale Sahloul della città di Sousse. Per tentare di catturare un pokemon, il bimbo di 10 anni, ha perso l’ equilibrio ed è caduto dal balcone della struttura alberghiera che lo ospita insieme alla sua famiglia, i cui membri lo avrebbero perso di vista per qualche minuto, convinti che il bambino fosse al sicuro mentre giocava con il videogame. Trasportato d’ urgenza all’ ospedale Sahloul di Sousse, ha la vita salva ma è mantenuto sotto stretta osservazione da parte dei medici. Questo è solo l’ ultimo dei tanti casi di cronaca di tutto il mondo legati all’ utilizzo improvvido della app che consente di catturare i mostriciattoli: in Croazia c’ è chi si addentra nei campi minati, negli Stati Uniti un ragazzo è stato ucciso mentre giocava, un’ altra è stata investita, e in Italia il Codacons ha lanciato un allarme sulla pericolosità del gioco. E così anche la Tunisia non è stata risparmiata dalla popolarità del gioco Pokemon Go, diventato ormai costume planetario. |
| michele ardengo |
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| LAdigetto, 19/08/2016 14:34 |
Malé ha eletto la sua reginetta: Filomena Cibellis di Mezzano Web |
| Il talento premiato dal pubblico con l’ applausometro è stato quello di Veronica Longhi > Terza e ultima Finale Regionale per il Festival Talent Show, il nuovo format ideato e curato da Sonia Leonardi, produttrice e regista, che sta toccando con grande successo le principali località del Trentino Alto Adige. Lo show, giovedì 18 agosto, è stato ospitato a Malè in una Piazza Regina Elena con moltiplici persone ad applaudire, grazie alla organizzazione della SGS, del Comune, della Proloco, con la collaborazione di Trentino Marketing. Sul palco di Malé abbiamo assistito a ben tre esibizioni di danza e canto dei seguenti artisti classificatisi nelle serate di selezione: la giovanissima ballerina di hip-hop Nicole Luzzi di Rovereto allieva della coreografa Ylenia Lovato, la ballerina di danza modern-contemporaneo Veronica Longhi 18 anni di Vermiglio allieva di Silvia Costanzi ed infine il cantante Denis Convertino 19enne di Trento. Il talento premiato dal pubblico con lo strumento dell’ applausometro è stato quello di Veronica Longhi, che si è aggiudicata il lasciapassare per la finalissima del talent in cui verrà regalato uno stage a «Trentino Danza Estate» di Tesero. Grande attesa anche per l’ appuntamento con la bellezza di Miss Italia per l’ elezione di Miss Miluna Trentino Alto Adige. Sono state una venetina le ragazze provenienti da tutta la Regione, curate nel look dal Salone Lele di Monclassico e dal Salone Brillantino, che hanno sfilato in passerella alternando le varie esibizioni artistiche e proponendo divertenti momenti coreografici in attesa di aggiudicarsi la corona di reginetta della serata. La giuria presieduta dal vice sindaco Rita Zanon, ha incoronato come reginetta della serata Filomena Cibellis 26enne di Mezzano, farmacista appassionata di running e ciclismo, che ha accesso direttamente alle Prefinali di Jesolo, assieme ad altre 9 miss della nostra Regione. > Nel corso della premiazione sono state fasciate anche le seguenti ragazze: secondo posto con il titolo di Miss Bellezza Rocchetta per la hair-stylist perginese 23enne Rosaria Ciotta, la fascia di Miss Miluna terza classificata è stato assegnato a Antonella Piazza di 21 anni residente a Volano che lavora come operatore socio-sanitario, quarto posto Miss Tricologica per la barista Anna Stoffella 24enne di Pergine, quinta fasciata con il titolo di Miss Interflora è stata la la studentessa 18enne di Lavis Elisa Grazioli, ultima fascia di Miss Dermal Institute per la commessa trentina Maria Vittoria Toniatti di 23 anni. Molto apprezzato anche il momento dedicato alla moda, in cui hanno sfilato in passerella i capi del negozio di abbigliamento «Maison 19dieci» di Cles in Piazza Granda 7 che ha proposto, ottenendo ottimi consensi dal pubblico presente, alcuni capi della collezione autunno-inverno. Nelle vesti di madrina della serata era presente Giulia Dandrea di Borgo Valsugana, Miss Compagnia della Bellezza Trentino Alto Adige eletta lo scorso anno proprio a Malé. Sul palco anche l’ avvocato Canestrini di Codacons con il suo sempre apprezzato e gradito intervento per veicolare lo sportello anti stalking al fine di sensibilizzare il pubblico rispetto alla violenza sulle donne. In attesa dell’ inizio della serata, il pubblico ha potuto cenare, degustando le specialità a kilometro zero proposte nel ristorante allestito per l’ occasione nella Piazza organizzato dal Caffè de Oliva. La finalissima Regionale per eleggere Miss Trentino Alto Adige quest’ anno sarà ospitata per il terzo anno in Alto Adige e precisamente nella suggestiva ed elegante Piazza Duomo di Bressanone sabato 20 agosto (il 21 agosto in caso di maltempo). In questa attesissima serata, voluta dalla Associazione turistica e dal Comune di Bressanone, dedicata alla moda e allo spettacolo, verrà eletta la ragazza più bella della nostra Regione, che prenderà la corona di chiara berti e che per un anno intero veicolerà la bellezza della nostra Regione in tutta Italia. Ospite della serata lo showman Lucio Gardin. |
| lucio gardin |
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| corriere.it, 19/08/2016 14:32 |
il contrattacco Christo: «Nessuno spreco di soldi,i Comuni ci hanno guadagnato» Web paola pezzotti, sindaco di sulzano, contro l’ esposto del codacons. «noi abbiamo guadagnato 240mila euro grazie a christo e così è successo anche agli altri comuni» |
| «Altro che spreco di soldi pubblici, Christo ha portato 240mila euro nelle casse del nostro Comune». Paola Pezzotti, sindaco di Sulzano, attacca il Codacons per l’ esposto che ha fatto scattare le indagini della Corte dei Conti. Oggetto della contesa sono le stese affrontate per The Floating Piers: Christo ha pagato la passerella ma dalla Regione sono usciti tre milioni. Il Codacons vuole anche conoscere le singole spese dei Comuni. E’ importante ricordare che 1.2 milioni di persone hanno camminato sulle acque e che l’ opera è stata vista in tutto il mondo, ma secondo il Codacons le spese pubbliche potrebbero essere state esagerate«Le spese sostenute dalla Comunità Montana per l’ installazione sono tutte state rimborsate. Per quanto riguarda invece i Comuni, non sono stati spesi soldi pubblici per la passerella. Anzi, è vero il contrario. Ci abbiamo guadagnato». Così il sindaco di Sulzano, nel Bresciano, e presidente della Comunità montana Paola Pezzotti replica al Codacons che ha presentato un esposto alla Corte dei conti per sapere le spese sostenute dalla collettività. E il sindaco va oltre: «Considerando, fra gli altri, il canone di occupazione del suolo pubblico, i contributi dei taxi per l’ ingresso in zona rossa, le multe, i rimborsi ottenuti dalla società per il mancato incasso dei parcheggi o per la copertura delle spese della raccolta dei rifiuti, il Municipio di Sulzano – ha detto Paola Pezzotti – ha incassato 240.000 euro grazie a Christo. Mi sfugge davvero l’ obiettivo dell’ esposto del Codacons». |
| redazione online |
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| ilgiorno.com, 19/08/2016 13:29 |
The Floating Piers di Christo, il sindaco: “I Comuni ci hanno guadagnato” – Cronaca – ilgiorno.it Web |
| The Floating Piers di Christo, il sindaco: “I Comuni ci hanno guadagnato” Cronaca The Floating Piers di Christo, il sindaco: “I Comuni ci hanno guadagnato” Lo ha detto il primo cittadino di Sulzano per replicare all’ esposto del Codacons alla Corte dei Conti Ultimo aggiornamento: The Floating Piers, i timelapse di una emozione artistica unica Brescia, 19 agosto 2016 – Dopo l’ esposto del Codacons alla Corte dei Conti il sindaco di Sulzano interviene sul caso Floating Piers: “Le spese sostenute dalla Comunità Montana per l’ installazione sono tutte state rimborsate. Per quanto riguarda invece i Comuni, non sono stati spesi soldi pubblici per la passerella. Anzi, è vero il contrario. Ci abbiamo guadagnato”. Lo ha detto Paola Pezzotti, che è anche presidente della Comunità montana locale. L’ associazione consumatori intende conoscere le spese sostenute dalla collettività in occasione di The Floating Piers, l’ installazione sul lago di Iseo dell’ artista bulgaro Christo. E il sindaco va oltre: “Considerando, fra gli altri, il canone di occupazione del suolo pubblico, i contributi dei taxi per l’ ingresso in zona rossa, le multe, i rimborsi ottenuti dalla società per il mancato incasso dei parcheggi o per la copertura delle spese della raccolta dei rifiuti, il Municipio di Sulzano – ha detto Paola Pezzotti – ha incassato 240.000 euro grazie a Christo. Mi sfugge davvero l’ obiettivo dell’ esposto del Codacons”. ISEO_15450699_214843. |
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| Spazio Consumatori, 19/08/2016 12:13 |
Bollette della luce, Tar lombardia accoglie ricorso Codacons e sospende gli aumenti Web |
| In questo servizio, i commenti di Gianni Girotto, M5s, portavoce al Senato sul ricorso accolto di Codacons. Ti interessa questo argomento? Vedi anche: – Conto termico 2.0 arriva un nuovo sistema di incentivazione – Canone Rai in bolletta, arrivano i primi problemi ecco cosa fare – Riforma bollette elettriche: Arriva la petizione #labollettagiusta – Come ridurre i costi della propria bolletta? – Energia, come difendersi dalle truffe. |
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| gazzettadimantova.it, 19/08/2016 09:10 |
Salari bloccati da 5 anni: scatta il ricorso del Codacons Web l’ associazione dei consumatori annuncia infatti di aver presentato una class action davanti al tar del lazio, contro il blocco degli stipendi nel pubblico impiego |
| MANTOVA. La somma di 10.400 euro a lavoratore: a tanto ammonterebbe, secondo il Codacons, l’ equo indennizzo a compensazione del mancato adeguamento del trattamento economico-stipendiale, per il periodo compreso tra il primo gennaio 2010 e il 30 luglio 2015. L’ associazione dei consumatori annuncia infatti di aver presentato una class action davanti al Tar del Lazio, contro il blocco degli stipendi nel pubblico impiego, ricordando una sentenza (la n. 178 del 24 giugno 2015) della Corte Costituzionale sull’ illegittimità del regime di blocco del rinnovo della contrattazione collettiva per il personale pubblico dipendente attuato con il DL n. 78/2010, conv. in Legge n. 122/2010. Una class action da «oltre 33 miliardi da restituire a 3,2 milioni di lavoratori» dice il Codacons. «A distanza di oltre un anno dall’ esecutività della sentenza della Corte, nulla è stato fatto e milioni di pubblici dipendenti attendono ancora il rinnovo del contratto», sottolinea l’ associazione spiegando che il ricorso collettivo è «finalizzato a ottenere la condanna al risarcimento del danno subito da ciascun ricorrente per il periodo compreso tra il 30 luglio 2015 e tutt’ oggi e alla corresponsione di un equo indennizzo, a compensazione del sacrificio imposto ai ricorrenti per effetto del mancato adeguamento del trattamento economico-stipendiale, per il periodo compreso tra il 1 gennaio 2010 e il 30 luglio 2015, anche a titolo di arricchimento senza causa dell’ amministrazione, per un totale di 10.400 euro a lavoratore». Il rinnovo dei contratti è il tema caldo del prossimo autunno. I sindacati confederali parlano della necessità di almeno 7 miliardi (cifra giudicata insufficiente da Anief-Cisal) o addirittura 11 per l’ adeguamento salariale. « Per finanziarlo – dice Turrin, di Cisl Fp di Mantova – il governo può intervenire sulla revisione della spesa, con una riduzione degli sprechi e una responsabilizzazione dei centri di costo. Favorendo una tassazione agevolata per la contrattazione decentrata. |
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| ilsole24ore.com, 19/08/2016 08:22 |
Mps, indagati Profumo e Viola Web |
| La procura di Siena ha aperto un fascicolo per false comunicazioni sociali e per manipolazione di mercato iscrivendo nel registro degli indagati sia l’ ex presidente del Monte dei Paschi Alessandro Profumo sia il suo attuale amministratore delegato Fabrizio Viola. La notizia è giunta nel tardo pomeriggio di ieri anticipata dall’ agenzia Reuters. Contestualmente si è appreso che il fascicolo, aperto sin dal 2015, è stato trasmesso già nel luglio scorso dalla procura senese a quella di Milano, per competenza territoriale. Il reato prevalente, infatti, cioè la manipolazione si sarebbe consumato laddove ha la sua sede Borsa italiana: dove si concentrano i suoi strumenti telematici di trasmissione delle informazioni. Al centro del nuovo dossier c’ è una vecchia vicenda: quella dei due derivati Alexandria e Santorini che nei bilanci dal 2011 al 2014 sarebbero stati iscritti in bilancio in modo non corretto: non già per quello che erano, cioè strumenti di Credit default swap, ma di BTp. Sulla scorta dei bilanci finiti sotto la lente dei magistrati Mps ha varato due aumenti di capitale da 5 miliardi nel 2014 e da 3 miliardi nel 2015. Una prosecuzione, dunque, di una falsa rappresentazione contabile iniziata nel 2008, sin dai tempi della gestione del Monte di Giuseppe Mussari e Antonio Vigni, che assieme ad altri 11 amministratori e manager del Monte, hanno già incassato una richiesta di rinvio a giudizio da parte della procura milanese per i medesimi reati e una condanna in primo grado, a Siena, per ostacolo alla vigilanza. Ciò che potrebbe profilarsi dunque è un secondo troncone di un’ inchiesta già ben consolidata sotto il profilo istruttorio e documentale. Dal canto suo la banca ha comunicato in una nota che «l’ indicazione di Viola e Profumo quali soggetti indagati, trae origine da un esposto effettuato da un azionista della banca che peraltro, in sede assembleare, aveva proposto l’ azione di responsabilità nei confronti dei predetti soggetti, azione poi respinta con sostanziale unanimità di voti. – E prosegue la nota – A fronte della ricezione di un esposto la magistratura è tenuta all’ apertura di un fascicolo. Inoltre, sui medesimi fatti la procura della Repubblica di Milano ha già avuto modo di sottolineare la proattività del nuovo management della Banca nel contribuire a far luce sulle responsabilità di coloro che hanno effettivamente dato vita a tali operazioni». Un atto dovuto, dunque, che potrebbe anche risolversi con una richiesta di archiviazione. Ma chi sono i grandi oppositori della nuova gestione di Rocca Salimbeni che con i loro esposti hanno dato origine alla nuova inchiesta? Uno è Giuseppe Bivona, ingegnere, ex banchiere della City londinese e attualmente a capo di Bluebell partners, l’ altro è un avvocato senese Paolo Emilio Falaschi. Bivona si è trovato ad agire indossando due distinte casacche: da una parte ha collaborato con il Codacons, il coordinamento dei comitati di difesa dei consumatori, e dall’ altra ha agito come responsabile di un fondo internazionale di private equity il Bluebell. Né Bivona e la sua creatura Bluebell sono nuovi a iniziative di questo genere. Si tratta dei medesimi soggetti che hanno chiesto e ottenuto, insieme al fondo Amber Capital, la revisione da parte della Consob dei parametri di prezzo per l’ Opa lanciata dal colosso giapponese Hitachi sulla Ansaldo Sts detenuta da Finmeccanica. Un’ iniziativa che anche in questo caso, ha portato all’ apertura di un’ inchiesta della Procura milanese affidata al pm Adriano Scudieri. Dal canto suo, Falaschi, è estensore di numerosi esposti sulla attuale gestione del Monte dei Paschi, dei quali l’ ultimo, recentissimo, era indirizzato al Meccanismo di vigilanza unico Banca Centrale europea (l’ organo di supervisione europeo) è datato 27 luglio. E a quanto risulta al Sole24ore sembra che una risposta sia già arrivata, il 10 agosto scorso, da Francoforte nella quale si richiede all’ estensore ulteriore documentazione a supporto delle sue tesi. Un agosto particolamente caldo come si vede, per ex e attuali amministratori del Monte. La scorsa settimana sempre da Siena, era giunta la notizia della notifica della chiusura delle indagini per associazione a delinquere transnazionale sulla cosiddetta «banda del 5%». Una pattuglia di manager del Monte, guidata dal’ ex capo dell’ area finanza della banca Gian Luca Baldassarri che avrebbe distratto milioni di euro dagli attivi della banca in operazioni dall’ esito predeterminato. © Riproduzione riservata. |
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| Il Giornale, 19/08/2016 05:45 |
il caso Si schianta in Svizzera il base jumper italiano Uli Emanuele: forse uno scontro in volo PDF |
| Uli Emanuele è morto schiantandosi durante in volo contro le rocce tra le montagne svizzere della zona di Lauterbrunnen. Il 30enne famoso base jumper altoatesino, tra i più esperti interpreti del volo con la tuta alare (wingsuit), stava effettuando un volo e girando un video per la GoPro. Diverse le sue imprese, dall’ attraversamento in volo con la tuta alare di un anello di fuoco ai voli da brivido tra le rocce. Tra le ipotesi dell’ incidente che è costato la vita al base jumper c’ è anche quello dello scontro in volo con un altro base jumper. I due avrebbero sbattuto contro la parete e poi sarebbero precipitati. La polizia cantonale bernese ha spiegato che nella stessa zona è stato trovato il corpo senza vita di un base jumper britannico di 49 anni del quale non sono state ancora rese note le generalità. Nato a Bolzano, Emanuele ha iniziato sin da giovane a praticare il paracadutismo, lo sport a cui lo aveva iniziato il padre. Ben presto diventato uno dei migliori di tutto il Triveneto, prima di passare ai voli con la tuta alare si era cimentato nel base jumping. Uli Emanuele per il 2016 aveva altri progetti. Dopo l’ esperienza in Svizzera, a settembre erano previsti alcuni voli in Irlanda, ma anche in Cina e Sicilia. La famiglia è partita per la Svizzera. Dopo l’ incidente il Codacons ha chiesto alle istituzioni italiane di vietare il «base jumping» su tutto il territorio nazionale. «Si tratta di uno sport estremo che ha visto sensibilmente crescere negli ultimi anni il numero di appassionati – spiega il presidente Carlo Rienzi – Di pari passo si sono registrati sempre più incidenti, spesso mortali, causati proprio dai lanci nel vuoto con o senza tuta alare». |
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| La Stampa, 19/08/2016 05:06 |
l’ incidente in svizzera mentre faceva un filmato. l’ ipotesi principale: il base jumper spinto dal vento contro una parete Il mito dello sport estremo si schianta in volo PDF uli emanuele aveva 30 anni. il giallo dello “scontro” con un inglese trovato morto alla base della montagna |
| Due versioni velano di mistero la morte di Uli Emanuele, 30 anni, di Bolzano, fra i più famosi base jumper. Si è lanciato con la tuta alare per girare un video. Dalla vetta della «Black line», parete verticale nel cantone di Berna, vallata di Lauterbrunnen. Nel virare avrebbe perso il controllo, complice un’ anomala folata di vento e si sarebbe schiantato contro la parete di roccia. Ma poco dopo un altro basejumper, un inglese di 49 anni, generalità ancora da individuare dalla polizia di Berna, è stato trovato morto alla base della parete. Collisione? Secondo le prime testimonianze un’ ipotesi impossibile: i due lanci dalla «Black line» sono stati distanziati di due ore. L’ indagine cantonale è in corso. La ricostruzione pare escludere quello che mai è accaduto nella disciplina del «wingsuite», cioè una collisione in volo. Forse solo una tragica coincidenza: due voli mortali dalla stessa parete. Il vuoto e il volo. Sempre, dal paracadute alla tuta alare, sognando la traiettoria perfetta, quella che «il vento ti accompagna». Proprio una corrente traversa, improvvisa, avrebbe quindi tradito Uli Emanuele. Si è lanciato in quel vuoto di cui non aveva paura e una folata ha deviato il suo volo facendolo schiantare contro la parete rocciosa verticale. Emanuele, che a 21 anni era il miglior parà del Nord-Est, stava girando un filmato per la «Go-Pro». L’ ennesimo. I precedenti lo avevano reso famoso sul Web: il «tuffo» a oltre 200 chilometri l’ ora in un cerchio di fuoco o il passaggio a velocità da Formula Uno in una «cruna d’ ago» formata da due pinnacoli di roccia che s’ incrociano al vertice, lasciando uno spazio tra loro di poco più di due metri. Ogni giorno Uli aggiornava la sua pagina Facebook con parole inequivocabili, di passione profonda. E foto, video con i voli più spettacolari. L’ ultimo, in Svizzera, in un ambiente da favola, quello di Lauterbrunnen. Pareti a picco e fiumi d’ acqua, 72 cascate. Richiama il mito e sia la letteratura sia il cinema l’ hanno scoperta da tempo. Dalla vetta della «Black line» l’ altoatesino si è gettato con la sua tuta nera e azzurra. Preparazione precisa, concentrazione e giù. Diceva: «La tensione è al massimo quando sei sul bordo, poi tutto è strepitoso. Il v olo ti fa sentire libero». E ieri su Facebook un amico ha scritto «Fly free, Uli, vola libero». In Svizzera aveva fatto il lavapiatti in un rifugio e di lì ogni sera scendeva a casa volando («Mi mantengo in esercizio»). Nel mondo del «wingsuit» faceva parte dell’ élite. Si era messo in evidenza fra gli appassionati che frequentano il Monte Brento, il Becco dell’ Aquila, a Trento. Pareti strapiombanti lavorate dal vento, promettono voli di grande intensità. Vuoto profondo, come negli abissi di Lauterbrunnen, che ispirarono Goethe e attirarono l’ attenzione del regista Peter Hunt: girò alcune scene per « James Bond, 007 al servizio di sua maestà». Il «Gran Burrone» che compare nel «Signore degli anelli» è immagine derivata proprio da questa vallata dell’ Oberland bernese. «In qualche modo questa tua foto, essendo il tuo ultimo post, è perfetta», scriveva un fan di Uli ieri. E il cordoglio è stato sottolineato con una serie di pensieri commossi su tutti i siti. Tante le esperienze di Emanuele che ha volato anche in Cina: oltre duemila lanci e una continua ricerca di novità. Ma per gradi, il rischio esasperato non faceva parte del suo modo di affrontare il vuoto. L’ unica regola, diceva, «è rischiare il meno possibile». Per il Codacons, invece, la regola «è il divieto assoluto di questo sport». BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI. |
| enrico martinet |
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| La Gazzetta del Mezzogiorno (ed. Brindisi), 19/08/2016 05:04 |
codacons il caso riguarda lo smarrimento del bancomat e gli indebiti prelievi «La banca tenuta a risarcire se la denuncia è in ritardo» PDF |
| • La banca è tenuta a risarcire il danno anche se lo smarrimento della carta bancomat è stato denunciato tardivamente. Lo rende noto l’ avvocato Vincenzo Vitale responsabile del Codacons provinciale dopo il pronunciamento della Corte Suprema. La Suprema Corte con la sentenza 4 agosto scorso (n. 16333) si occupa di una questione in cui potrebbe trovarsi qualunque correntista che si accorge di avere smarrito la scheda bancomat solo dopo che sono stati effettuati illegittimamente dei consistenti prelievi dal suo conto corrente. La fattispecie è la seguente. Due correntiste della Banca di Poste italiane hanno chiesto di essere risarcite per l’ abusivo prelevamento con carta Bancomat, il cui smarrimento era stato da esse tardivamente segnalato. «Mentre il Tribunale – spiega l’ avvocato Vitale – aveva accolto parzialmente la domanda, in quanto appariva palese l’ uso indebito della carta da parte di soggetti terzi, considerata l’ anomalia delle operazioni effettuate, la Corte di Appello la rigettava integralmente, rilevando che “essendo indiscussa la responsabilità delle titolari della carta nell’ aver smarrito la tessera e nell’ avere tardivamente denunciato la circostanza – non poteva ritenersi sussistente alcun titolo di corresponsabilità del gestore della carta”. La Corte di Cassazione accoglie invece l’ impostazione delle ricorrenti e censura la sentenza di merito, per non aver valutato il comporta mento della banca secondo il parametro della diligenza professionale ex art. 1176, comma 2, c.c. Rileva, infatti che “la diligenza posta a carico del professionista ha natura tecnica e deve valutarsi, tenendo conto dei rischi tipici della sfera professionale di riferimento, assumendo come parametro la figura dell’ accorto banchiere”, con la conseguenza che la decisione non può prescindere dalla verifica dell’ adozione da parte dell’ istituto bancario delle misure idonee a garantire la sicurezza del servizio, nonostante l’ intempestività della denuncia dell’ avvenuta sottrazione da parte del cliente. Ha quindi, cassato la decisione della Corte d’ appello sul rilievo che è necessario “un nuovo esame che tenga conto del titolo di corresponsabilità del gestore della carta, identificato dal tribunale nel non avere la società convenuta controllato l’ andamento del conto e tempestivamente attivato di conseguenza le opportune cautele idonee ad evitare l’ uso indebito della carta da parte di soggetti non abilitati, che appariva palese dall’ anomalia delle operazioni effettuate, sia per numero che per importo”». Secondo il Codacons la sentenza afferma principi che possono ritenersi del tutto condivisibili in quanto «correttamente valorizza la circostanza, del tutto ignorata dalla sentenza della Corte d’ Appello, dei prelievi anomali al fine di un esame complessivo della diligenza professionale posta a carico della banca per il danno subito dal cliente». |
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| L’Unione Sarda, 19/08/2016 04:57 |
il basejumper era sulle alpi svizzere L’ ultimo volo di Uli Si schianta Emanuele, il re della tuta alare PDF |
| BOLZANO Il basejumper altoatesino Uli Emanuele, 30 anni, è morto mercoledì in Svizzera mentre tentava di compiere una nuova impresa con la tuta alare. L’ incidente è avvenuto sulle montagne di Lauterbrunnen, mentre il campione della tuta alare si apprestava a girare un nuovo video sulle sue imprese. Secondo la riscostruzione della polizia bernese Emanuele sarebbe morto sul colpo schiantandosi su una parete rocciosa. Il suo ultimo post su facebook è di mercoledì mattina: «Tramonto sulle Dolomiti a 3100 metri, pronto per un nuovo salto», un messaggio con una foto del giovane altoatesino diventato famoso per il volo attraverso un anello di fuoco. E nelle ore seguenti sono stati tanti i messaggi degli amici e dei fan sul social network. «Grazie per avere spostato il limite umano. Solo i grandi scrivono la storia», «Per noi un vuoto incolmabile… Per te un volo infinito.Grazie campione per averci fatto sognare anche per un’ attimo l’ emozione del volo libero», scrivono i suoi amici. E ancora «fly free..blue sky..», «Non ho avuto la fortuna di conoscerti personalmente Uli, ma sei stato leggenda in questo sport». Dopo l’ incidente il Codacons ha chiesto che il base jumping sia vietato su tutto il territorio nazionale «in quanto si tratta di sport estremo ed incredibilmente pericoloso. Non a caso i lanci nel vuoto avvengono spesso in gran segreto o di notte, al fine di non attirare l’ attenzione». |
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| La Repubblica, 19/08/2016 04:16 |
Si schianta ad alta quota il base jumper più famoso che aveva sfidato il fuoco PDF bolzano, uli emanuele morto in volo con la tuta alare a maggio era passato attraverso un cerchio incandescente |
| TORINO. L’ ultima foto, sul profilo Facebook, lo ritraeva mercoledì mattina alle otto di sera su una cengia delle sue Dolomiti: «Tramonto a 3100 metri, pronto per un nuovo salto». Non è stato quello a ucciderlo. Uli Emanuele, sudtirolese trentenne di Laives, uno tra gli interpreti più esperti al mondo di base jumping e volo con la tuta alare, si è schiantato il giorno dopo, ieri, su una parete rocciosa nell’ Oberland bernese. Da alcuni anni viveva lì, lavorava in un ristorante in quota e la sera tornava volando fin nel giardino di casa. La “wingsuit”, la tuta che, a braccia e gambe aperte, gli permetteva di sostenersi nell’ aria, dopo essersi lanciato da una montagna, era la sua vita. È stata la sua morte. Uli stava riprendendo in volo un altro base jumper. Un errore, una disattenzione, il tentativo di aggiustare l’ obiettivo, qualcosa è stato fatale. I suoi video erano cliccatissimi su YouTube, fiori all’ occhiello delle selezioni di GoPro, che era tra i suoi sponsor. La telecamerina che ha cambiato il volto degli sport estremi, accessorio indispensabile di ogni praticante, inquadrava il ragazzo con il quale si era lanciato dalla Black Line Exit sulla Mürrenfluh, sopra Lauterbrunnen. Una curva a destra, ha raccontato l’ amico che lo ha intravisto con la coda dell’ occhio, poi ha perso stabilità, si è avvitato, è finito con violenza contro la parete ed è morto sul colpo. L’ elicottero del soccorso che lo ha recuperato aveva già raccolto, ieri mattina, il cadavere di un altro base jumper, un britannico di 49 anni. E sotto il salto di Mürren, non distante dalla leggendaria parete nord dell’ Eiger, dal 1989 ne sono caduti quaranta. Ma lì Uli aveva anche girato il suo video più famoso, un volo folle a pelo delle rocce fino alla “cruna dell’ ago”, un foro di poco più di due metri in una parete. Dallo strapiombo dove si era lanciato quasi non si riusciva a scorgere. In un altro video volava invece attraverso un cerchio di fuoco, «Chi me lo fa fare? – si chiedeva in un’ intervista al sito madovevai. it – Non lo so, per me è la cosa più bella del mondo. E vorrei che le persone capissero che chi pratica questo “sport” non è un pazzo. Non posso permettermi nessun errore e quando sei sul bordo di un tetto di un grattacielo, la tensione sale al massimo. La tensione serve per essere concentrati. Paura? No, mai provata ». Dal tetto di un grattacielo si era lanciato davvero, nel 2010 in Spagna, vincendo un campionato mondiale. La tuta alare è un’ evoluzione del base jumping, permette di avanzare nell’ aria anziché scendere in verticale, come avviene con il paracadute. Il primo a provarci è stato Patrick de Gayardon nel 1997. Aveva capito che per volare davvero occorreva imitare i pipistrelli. Il suo primo tentativo fu tra le guglie del Bianco, ma sei mesi più tardi non si aprì il paracadute che avrebbe dovuto accompagnarlo a terra e anche lui perse la vita. Da allora la pratica convinse ed ebbe sempre più praticanti. Non sempre liberi di volare. Negli Stati Uniti base jumping e tuta alare sono vietati. E il Codacons chiede adesso di fare lo stesso. Il presidente Carlo Rienzi vuole che «le istituzioni impongano divieti e limiti stringenti sul fronte del base jumping e degli altri sport a rischio, al fine di tutelare la vita umana, interesse prioritario anche rispetto alla ricerca di emozioni forti a tutti i costi». ©RIPRODUZIONE RISERVATA Aveva 29 anni, girava filmati per la GoPro popolarissimi in rete Forse fatale un errore Il Codacons contro gli sport estremi: è ora di vietarli, la vita è più importante SENZA RETE Uli Emanuele morto in volo: era un base jumper popolarissimo Uli Emanuele, morto a 29 anni. |
| leonardo bizzaro |
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| Il Secolo XIX, 19/08/2016 04:16 |
Lancio fatale per il re degli uomini alati PDF uli emanuele aveva 30 anni. il “giallo” dello scontro con un inglese trovato morto |
| DUE VERSIONI velano di mistero la morte di Uli Emanuele, 30 anni, di Bolzano, frai più famosi base jumper. Si è lanciato con la tuta alare per girare un video. Dalla vetta della «Black line», parete verticale nel cantone di Berna, vallata di Lauterbrunnen. Nel virare avrebbe perso il controllo, complice un’ anomala folata di vento e si sarebbe schiantato contro la parete di roccia. Ma poco dopo un altro basejumper, un inglese di 49 anni, generalità ancora da individuare dalla polizia di Berna, è stato trovato morto alla base della parete. Collisione? Secondo le prime testimonianze un’ ipotesi impossibile: i due lanci dalla «Black line» sono stati distanziati di due ore. L’ indagine cantonale è in corso. La ricostruzione pare escludere quello che mai è accaduto nella disciplina del «wingsuite», cioè una collisione in volo. Forse solo una tragica coincidenza: due voli mortali dalla stessa parete. Il vuoto e il volo. Sempre, dal paracadute alla tuta alare, sognando la traiettoria perfetta, quella che «il vento ti accompagna». Proprio una corrente traversa, improvvisa, avrebbe quindi tradito Uli Emanuele. Si è lanciato in quel vuoto di cui non aveva paura e una folata ha deviato il suo volo facendolo schiantare contro la parete rocciosa verticale. Emanuele, che a 21 anni era il miglior parà del Nord-Est, stava girando un filmato per la «Go Pro». L’ ennesimo. I precedenti lo avevano reso famoso sul Web: il «tuffo» a oltre 200 chilometri l’ ora in un cerchio di fuoco o il passaggio a velocità da Formula Uno in una «cruna d’ ago» formata da due pinnacoli di roccia che s’ incrociano al vertice, lasciando uno spazio tra loro di poco più di due metri. Ogni giorno Uli aggiornava la sua pagina Face book con parole inequivocabili, di passione profonda. E foto, video con i voli più spettacolari. L’ ultimo, in Svizzera, in un ambiente da favola, quello di Lauterbrunnen. Pareti a picco e fiumi d’ acqua, 72 cascate. Richiama il mito e sia la letteratura sia il cinema l’ hanno scoperta da tempo. Dalla vetta della «Black line» l’ altoatesino si è gettato con la sua tuta nera e azzurra. Preparazione precisa, concentrazione e giù. Diceva: «La tensione è al massimo quando sei sul bordo, poi tutto è strepitoso. Il volo ti fa sentire libero». E ieri su Fa cebook un amico ha scritto «Fly free, Uli, vola libero». In Svizzera aveva fatto il lavapiatti in un rifugio e di lì ogni sera scendeva a casa volando («Mi mantengo in eserci zio»). Nel mondo del «wing suit» faceva parte dell’ élite. Si era messo in evidenza fra gli appassionati che frequentano il Monte Brento, il Becco dell’ Aquila, a Trento. A chi gli chiedeva che cosa pensasse del rischio, Uli Emanuele ricordava i suoi 2.200 salti: a poche ore dalla morte pubblicava un lancio sulle Do Pareti strapiombanti lavorate dal vento, promettono voli di grande intensità. Vuoto profondo, come negli abissi di Lauterbrunnen, che ispirarono Goethe e attira rono l’ attenzione del regista Peter Hunt: girò alcune scene per « James Bond, 007 al servizio di sua maestà». Il «Gran Burrone» che compare nel «Signore degli anelli» è immagine derivata proprio da questa vallata dell’ Oberland bernese. «In qualche modo questa tua foto, essendo il tuo ultimo post, è perfetta», scriveva un fan di Uli ieri. E il cordoglio è stato sottolineato con una serie di pensieri commossi su tutti i siti. Tan tele esperienze di Emanuele che ha volato anche in Cina: oltre duemila lanci e una continua ricerca di novità. Ma per gradi, il rischio esasperato non faceva parte del suo modo di affrontare il vuoto. L’ unica regola, diceva, «è rischiare il meno possibile». Per il Codacons, invece, la regola «è il divieto assoluto di questo sport». |
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| Gazzetta di Mantova, 19/08/2016 03:51 |
La somma di 10. PDF |
| La somma di 10.400 euro a lavoratore: a tanto ammonterebbe, secondo il Codacons, l’ equo indennizzo a compensazione del mancato adeguamento del trattamento economico-stipendiale, per il periodo compreso tra il primo gennaio 2010 e il 30 luglio 2015. L’ associazione dei consumatori annuncia infatti di aver presentato una class action davanti al Tar del Lazio, contro il blocco degli stipendi nel pubblico impiego, ricordando una sentenza (la n. 178 del 24 giugno 2015) della Corte Costituzionale sull’ illegittimità del regime di blocco del rinnovo della contrattazione collettiva per il personale pubblico dipendente attuato con il DL n. 78/2010, conv. in Legge n. 122/2010. Una class action da «oltre 33 miliardi da restituire a 3,2 milioni di lavoratori» dice il Codacons. «A distanza di oltre un anno dall’ esecutività della sentenza della Corte, nulla è stato fatto e milioni di pubblici dipendenti attendono ancora il rinnovo del contratto», sottolinea l’ associazione spiegando che il ricorso collettivo è «finalizzato a ottenere la condanna al risarcimento del danno subito da ciascun ricorrente per il periodo compreso tra il 30 luglio 2015 e tutt’ oggi e alla corresponsione di un equo indennizzo, a compensazione del sacrificio imposto ai ricorrenti per effetto del mancato adeguamento del trattamento economico-stipendiale, per il periodo compreso tra il 1 gennaio 2010 e il 30 luglio 2015, anche a titolo di arricchimento senza causa dell’ amministrazione, per un totale di 10.400 euro a lavoratore». Il rinnovo dei contratti è il tema caldo del prossimo autunno. I sindacati confederali parlano della necessità di almeno 7 miliardi (cifra giudicata insufficiente da Anief-Cisal) o addirittura 11 per l’ adeguamento salariale. « Per finanziarlo – dice Turrin, di Cisl Fp di Mantova – il governo può intervenire sulla revisione della spesa, con una riduzione degli sprechi e una responsabilizzazione dei centri di costo. Favorendo una tassazione agevolata per la contrattazione decentrata. |
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| Il Foglio, 19/08/2016 03:45 |
MOLTIPLICATEVI E LAVORATE PDF i numeri sull’ italia che sbaglia tutto su invecchiamento e produttività. l’ esempio americano e la finanziaria la passerella di christo (sotto indagine) e le olimpiadi a roma. appunti sull’ idolatria pauperista |
| Roma. Ieri mattina il ministero dell’ Economia ha definito “ipotesi e cifre prive di fondamento” quelle circolate in questi giorni sui media a proposito della prossima leg ge di Stabilità. Prima della nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza (Def) attesa entro il 20 settembre, con le nuove stime su crescita e conti pubblici, i numeri saranno effettivamente scritti un po’ sulla sabbia. Certo è che dentro e fuori l’ esecutivo è in corso un fisiologico scontro su quali siano le priorità da finanziare, visto che le risorse non sono infinite (anche se ieri il viceministro dell’ Economia, Enrico Morando, già contemplava uno sforamento del rapporto deficit/pil almeno sopra il 2 per cento). Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, intervenendo su Facebook ha offerto almeno un’ indicazione di massima: abbassare le tasse è “giusto”, ha scritto, ma è anche decisivo per la “competitività” e per questo il governo intende “continuare” sulla strada intrapresa anche con la “prossima legge di Stabilità”. Sfuma così il trasferimento massiccio di risorse verso il rinnovo contrattuale dei dipendenti pubblici, fortemente voluto dai sindacati? O si eclissa forse il gioco al rialzo sulle cifre da destinare ai pensionandi (via prepensionamenti in forma di Ape) e ai pensionati (inclusa l’ ottava salvaguardia dei cosiddetti esodati)? Non è detto, anche se una maggiore attenzione ai produttori del nostro paese non sarebbe un male, almeno a giudicare dallo stato dell’ economia italiana. Considerato pure che la corsa alla pensione col bollino dello stato non fa che diminuire le chance della ripresa. Almeno a giudicare da due recenti studi appena pubblicati sulle conseguenze economiche dell’ invecchiamento demografico. La prima ricerca l’ ha firmata Shekhar Aiyar per il Fondo monetario internazionale (Fmi). Dove si legge che “in parallelo all’ invecchiamento generale della popolazione, anche la forza lavoro dell’ Eurozona invecchia. Questo potrebbe causare una minore crescita della produttività negli anni a venire, aggiungendo un altro problema per i governi che già devono gestire conseguenze della crisi come l’ aumento della disoccupazione e del debito pubblico”. Secondo il Fmi, il consensus degli economisti ritiene che “una maggiore esperienza lavorativa accumulata nel tempo” può rendere gli europei più produttivi. Ma dopo una certa soglia, grosso modo a partire dai 55 anni in su, la produttività può diminuire per ragioni di salute o semplicemente perché diventano obsolete alcune competenze apprese nel tempo. “Un aumento del cinque per cento della quota di lavoratori tra i 55 e i 64 anni è associato a un calo della produttività totale dei fattori del 2-4 per cento”. Con una postilla allarmante per il nostro paese: “E’ preoccupante che i principali effetti negativi sulla produttività investiranno quei paesi che meno se li potrebbero permettere, come la Grecia, la Spagna, il Portogallo e l’ Italia. Questi paesi avrebbero bisogno invece di alimentare la propria competitività e di ridurre il tasso di disoccupazione”. Il Fmi quindi non consiglia di far accomodare in pensione i lavoratori più in là con gli anni, visto che ciò è anche fiscalmente insostenibile, ma di puntellare la loro produttività adeguando il sistema sanitario e investendo sulle politiche di formazione e di aggiornamento. E’ un altro ancora il punto di vista dello studio appena pubblicato da tre ricercatori americani, Nicole Maestas (Harvard), Kathleen Mullen e David Powell (Rand Corporation). In ciascuno dei 50 stati americani, per ogni aumento del 10 per cento della popolazione over 60, la crescita del pil pro capite diminuisce del 5,5 per cento. Attenzione: il problema non sono i troppi lavoratori anziani di per sé, ma i troppi lavoratori over 60 che scelgono di andare in pensione. Perché in America diminuiscono i classici effetti negativi dell’ invecchiamento sulla produttività (via salute e competenze deperibili, come descritto dal Fmi), mentre “l’ esperienza di un lavoratore più anziano aumenta non soltanto la produttività dello stesso lavoratore ma anche la produttività di quanti lavorano accanto a lui”. Il Wall Street Journal in un’ inchiesta nota che “molti datori di lavoro dicono di non essere a corto di competenze, ma di esperienza”: vale per i medici e per molti operai specializzati. Da qui il suggerimento del quotidiano finanziario di “rivedere i sistemi pensionistici pubblici e privati al fine di incoraggiare un pensionamento più tardivo” quando possibile. Appunti utili per la Stabilità italiana. Roma. E fino a ieri restava tutto relegato allo strambo folclore di una breve in quarta pagina, perché solo a una mente distorta potevano apparire un “disagio per la popolazione locale” quelle file e quelle masse di uomini e di denari che sul lago d’ Iseo erano invece il dolce disagio dell’ abbondanza e del successo: un milione e duecentomila visitatori provenienti da trentuno paesi del mondo, diciotto milioni di fatturato in sedici giorni, ristoranti e alberghi finalmente pieni, dal piccolo comune di Sulzano alle terre rigogliose del Francia corta, giù fino a Brescia. Un successo, quello della passerella matta, galleggiante e surreale di Christo, per alcuni critici d’ arte un pugno nell’ occhio ma per tanti altri un dettaglio divino, che soltanto nel linguaggio capovolto di Legambiente si trasformava in “un costo di congestione da traffico e d’ inquinamento atmosferico”, e che solo nella prosa involuta del Codacons – attenzione all’ inafferrabilità avvocatesca che sempre nasconde il pasticcio ideologico – metteva “in luce molteplici aspetti sintomatici dell’ esistenza di condotte che potrebbero aver posto in essere sprechi di rilevanza tale da poter configurare un vero e proprio danno erariale”. E infatti la parola “spreco di denaro”, la mistica depressiva che spaccia per risparmio un’ ideologia da strapaese reazionario fatto d’ immobilismo e genius loci, la stessa che spinge la sindaca Raggi a rifiutare a Roma quelle Olimpiadi che accendono il Brasile, per una volta sembrava restare incollata, confinata alle pagine interne dei quotidiani, schiacciata da un primato che ancora si vede, si tocca, si respira, come segnala il sindaco di Sulzano, Paola Pezzotti: perché per due mesi, da giugno a luglio, nella depressione nazionale, passeggiare sulle acque del lago d’ Iseo, un po’ come per l’ Expo di Milano, è stato come passare dal bianco e nero ai colori, la fantasia applicata alla tecnica e alla bellezza. Ma poi è arrivata la Guardia di Finanza, sono arrivati i magistrati contabili, con le parole del Codacons e di Legambiente sotto il braccio, a ricordarci quale sia l’ ambarabà ciccì coccò della nuova politica sul comò: non il logico e civile non rubare, e nemmeno l’ altrettanto logico e civile non abbuffarsi, ma la degradazione parodistica delle sobrie virtù nord europee, virtù che solo in Italia si degradano a paranoia e fanatismo, così che il superfluo abbonda e l’ essenziale sfugge insieme alla capacità di stare al mondo e di affrontare il disagio del mondo riempiendolo di distrazioni colte e di talento, di valorizzare tutto quello che non è scontato, dalle Olimpiadi alle grandi opere pubbliche, sino a una passerella galleggiante che per due mesi ha sorprendentemente illuminato i dettagli della bellezza naturale del lago d’ Iseo. Certo il denaro pubblico in Italia ha spesso prodotto scarti, variazioni su girotondi o cambi merce con piccoli incarichi di sotto -governo, clientela e comparaggio travestiti da cultura, insomma degrado. Ma il contrario del degrado non è il pauperismo ideologico, l’ abbandono degli investimenti, la rinuncia alle ribalte internazionali, non sono gli stipendi bassi e uguali per tutti (dai manager pubblici agli autisti degli autobus), bensì l’ urbanistica, l’ architettura, la fantasia, il pensiero e la scienza dell’ amministrazione come igiene del territorio, insomma il coraggio (e cosa c’ è di più coraggioso d’ una passerella, che significa esporsi, dunque mettersi a rischio?). E allora se un milione e duecentomila persone riempiono di vita e d’ interesse il lago d’ Iseo, lo trasformano in un fenomeno social internazionale, proprio come farebbero le Olimpiadi nella Roma oggi coperta da un manto di sugna, questo è un successo, è denaro ben speso da amministrazioni comunali, e provinciali, che non si sono sentite mortificate dai limiti stretti di un bilancio da amministrare e dal compito ingrato di occuparsi di manutenzione, di strade, di automobili. Il bello costa, e ripaga. La competenza costa, ma può creare efficienza. Il denaro è veicolo di sviluppo, e non per forza di malversazione, e danno erariale. E si potrebbe infatti ridere della foga di Legambiente e della prosa sbilenca del Codacons, e persino della magistratura che ci si butta a pesce con scoppiettio di Fiamme gialle, se solo l’ indignazione e l’ idolatria pauperista non fossero diventate la colonna sonora d’ Italia. Il buon senso, quando non è praticato, finisce col trasformarsi in pericolosissimo senso comune. |
| marco valerio lo prete |
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| Corriere del Trentino, 19/08/2016 03:13 |
sport estremi la tragedia L’ ultimo volo del base jumper Uli Emanuele Muore in Svizzera filmando un compagno PDF l’ incidente nell’ oberland bernese, dove il giovane aveva abitato a lungo. profondo cordoglio su facebook |
| BOLZANO I video delle sue imprese con la tuta alare avevano conquistato il mondo, riuscendo a trasmettere l’ ebbrezza di realizzare quel sogno che l’ essere umano nel corso della sua storia ha sempre desiderato realizzare: volare libero nel vento. Per Uli Emanuele, 30 anni, quel sogno era diventato realtà. Dopo sette anni passati in fabbrica e altri quattro come lavapiatti in Svizzera, il giovane base jumper e wingsuit flyer di Pineta di Laives era riuscito a fare del base jump il proprio mestiere a tempo pieno. Proprio nel corso di una delle «spedizioni» finalizzate a girare un nuovo video per il suo sponsor GoPro Uli Emanuele ha perso la vita. Stavolta Uli avrebbe dovuto filmare, volando insieme a lui, la planata di un compagno in tuta alare. L’ incidente è avvenuto verso le 14 di mercoledì, nella località svizzera di Lauterbrunnen, nell’ Oberland bernese, nota come la «Mecca dei base jumper», dove il giovane aveva prestato servizio negli ultimi anni nella cucina di un hotel. Qui aveva trovato la dimensione perfetta: si manteneva lavorando all’ hotel e ogni minuto libero lo utilizzava per allenarsi a volare con la tuta alare. L’ incidente costato la vita al giovane è avvenuto sul Mürrenfluh, da dove Emanuele si è lanciato dalla cosiddetta «Black Line Exit» (la «exit» è tecnicamente il punto da cui il base jumper si lancia nel vuoto) insieme a due compagni dopo aver raggiunto il punto in elicottero. Secondo la ricostruzione dei testimoni, dopo una curva verso destra ha perso la traiettoria, finendo per schiantarsi contro una parete di roccia. L’ allarme è scattato subito ma per il base jumper altoatesino non c’ era già più nulla da fare. La notizia ha raggiunto subito la comunità dei base jumper, che hanno manifestato il proprio dolore per la scomparsa del giovane sia via Facebook che direttamente alla famiglia del giovane. «Vivi in pace Uli, sei un grande per sempre» scrive Raimund Schmid. «Resterai sempre nei nostri cuori» aggiunge Sofia, mentre la cugina «La Je» posta una foto con lui e il commento «Non sai il vuoto che mi hai lasciato dentro». L’ amico Paolo gli fa invece l’ augurio più suo: «Fly free, vola libero». L’ ultimo post del base jumper – la cui pagina conta oltre 26 mila «mi piace» – risaliva alla mattina di mercoledì, quando il giovane aveva pubblicato un selfie con sullo sfondo un tramonto sulle Dolomiti. Iniziato prestissimo al paracadutismo dal padre, che da anni si lanciava per passione dagli aerei, Uli aveva unito l’ emozione del volo a una grande capacità di filmare e pubblicizzare le proprie imprese, che gli avevano valso l’ appellativo di «human flight artist», l’ artista del volo umano. Due in particolare fra le sue imprese gli hanno guadagnato la fama mondiale. L’ ultima, a maggio, l’ aveva visto centrare volando un cerchio di fuoco del diametro di 3,5 metri posizionato su un pendio sopra Salorno. Nell’ estate 2015 era invece riuscito a volare attraverso una «cruna d’ ago», una fessura di roccia di poco più di due metri di larghezza. Il video della sua impresa, postato su Youtube ha totalizzato oltre sei milioni di visualizzazioni. Ma il bello, per Uli, era appena iniziato e già aveva pianificato le prossime spedizioni. A settembre avrebbe dovuto infatti compiere una nuova impresa in Irlanda e poi altre in Cina e Sicilia. Dopo la morte di Uli il Codacons chiede alle istituzioni italiane di vietare il base jump su tutto il territorio nazionale. «È uno sport estremo e pericoloso, che va vietato anche in Italia come già in alcuni stati esteri» ha detto il presidente Carlo Rienzi. |
| carlo rienzi |
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| La Gazzetta dello Sport, 19/08/2016 03:13 |
tragedia ad alta quota Morto Uli Emanuele, l’ uomo volante tra le rocce PDF il base jumper altoatesino si trovava in svizzera per girare un nuovo video quando si è schiantato contro una montagna a 170 km/h. aveva 30 anni |
| Era diventato una star del web grazie alla tuta alare da base jumper che gli permetteva di realizzare il sogno di Icaro: volare tra le montagne, immortalando paesaggi mozzafiato e collezionando milioni di visualizzazioni online. È morto in Svizzera proprio mentre stava registrando il suo nuovo video Uli Emanuele, 30enne altoatesino schiantatosi a 170 km/h contro una parete rocciosa, durante un volo in cui stava facendo da “cameraman” per un amico base jumper. E infatti è stato trovato anche il corpo di un britannico di 49 anni: i due potrebbero essersi scontrati in aria, perdendo poi il controllo. Poche ore prima della tragedia, il ragazzo aveva postato una foto sulle Dolomiti, a 3.100 metri d’ altezza. «Pronto per iniziare un nuovo salto», aveva scritto. Il Codacons ha chiesto alle istituzioni italiane di vietare il base jumping «al fine di tutelare la vita umana, interesse prioritario rispetto alla ricerca di emozioni forti». Uno sport estremo che molti praticano in gran segreto e che è già stato vietato in altri Paesi. In un’ intervista al Corriere della Sera, Emanuele aveva detto: «Chi fa base jumping deve avere la testa sul collo. Io sono uno sportivo, non sono mica matto». |
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| Corriere della Sera, 19/08/2016 03:07 |
Mps, Profumo e Viola indagati per i bilanci dal 2011 al 2014 PDF la banca: «atto dovuto». sotto la lente il derivato «alexandria» con nomura |
| MILANO Anche i banchieri arrivati al Montepaschi nel 2012 per curare i guasti della gestione Mussari-Vigni, cioè l’ amministratore delegato Fabrizio Viola e l’ ex presidente Alessandro Profumo (ha lasciato nel 2015), sono stati indagati dalla Procura di Siena – che a luglio ha girato le carte a Milano per competenza territoriale – per falso in bilancio e manipolazione del mercato, per i periodi 2011-2014. L’ inchiesta, aperta dopo esposti di singoli azionisti e associazioni di soci, riguarda l’ operazione Alexandria, realizzata nel 2009 con la giapponese Nomura per coprire perdite a bilancio. Mps ha fatto sapere che si tratta di un «atto dovuto» che trae «origine da un esposto» effettuato da un socio che all’ ultima assemblea ha proposto l’ azione di responsabilità contro Viola e Profumo, respinta a larghissima maggioranza. La polemica sulla contabilizzazione di Alexandria tiene banco da anni a Siena ed è collegata anche alla storia del contratto segreto (il «mandate agreement») nascosto in una cassaforte, per il quale sono stati condannati gli ex vertici Giuseppe Mussari, Antonio Vigni e Gianluca Baldassarri. Quando alla fine del 2012 venne scoperta – insieme con Santorini, l’ altra operazione simile realizzata con Deutsche Bank – Alexandria fu iscritta a bilancio, anche sulla base delle indicazioni di Consob e Banca d’ Italia, come una complessa operazione di finanziamento collegata a un investimento in Btp trentennali per 3 miliardi di euro. Tuttavia lo scorso dicembre – anche a seguito della scoperta dei pm di Milano Stefano Civardi, Mauro Clerici e Giordano Baggio che i Btp non sono mai stati acquistati da Mps – la Consob ha stabilito che Alexandria era in realtà un derivato, un «credit default swap» (cds). Per questo motivo ha dichiarato la «non conformità» del bilancio 2014 e della semestrale 2015, imponendo a Mps di riscrivere le poste su Alexandria, il cui contratto era stato nel frattempo chiuso in anticipo, su pressing della Bce. Mps ha comunque sempre indicato pro-forma in bilancio gli effetti di Alexandria come derivato: una scelta però contestata da vari piccoli soci tra cui il finanziere Giuseppe Bivona, consulente del Codacons su Mps, che ha presentato diverse segnalazioni agli organi di Vigilanza. Ora toccherà ai pm milanesi decidere se indagare o archiviare il tutto. La banca, indagata per responsabilità amministrativa per Alexandria, ha chiesto di patteggiare dietro confisca di 10 milioni di euro e 600 mila euro di sanzione penale, e il gup deciderà il 19 settembre. Intanto oltre trecento soci hanno chiesto 283 milioni di danni a Mps. |
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| Corriere dell’Alto Adige, 19/08/2016 03:06 |
sport estremi grande cordoglio su facebook. codacons critico: il base jumping è pericoloso, va vietato Uli, salto mortale in Svizzera PDF la tragedia avvenuta durante le riprese video. l’ amico martin: «era un vero atleta» |
| È morto schiantandosi sulle rocce in Svizzera il base jumper altoatesino Uli Emanuele, 30 anni. Grande cordoglio sui social forum. L’ amico Martin: era un vero atleta. Il Codacons: il base jumping è pericoloso e va vietato. a pagina 5. |
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| Corriere dell’Alto Adige, 19/08/2016 03:06 |
sport estremi la tragedia L’ ultimo volo del base jumper Uli Emanuele Muore in Svizzera filmando un compagno PDF l’ incidente nell’ oberland bernese, dove il giovane aveva abitato a lungo. profondo cordoglio su facebook |
| BOLZANO I video delle sue imprese con la tuta alare avevano conquistato il mondo, riuscendo a trasmettere l’ ebbrezza di realizzare quel sogno che l’ essere umano nel corso della sua storia ha sempre desiderato realizzare: volare libero nel vento. Per Uli Emanuele, 30 anni, quel sogno era diventato realtà. Dopo sette anni passati in fabbrica e altri quattro come lavapiatti in Svizzera, il giovane base jumper e wingsuit flyer di Pineta di Laives era riuscito a fare del base jump il proprio mestiere a tempo pieno. Proprio nel corso di una delle «spedizioni» finalizzate a girare un nuovo video per il suo sponsor GoPro Uli Emanuele ha perso la vita. Stavolta Uli avrebbe dovuto filmare, volando insieme a lui, la planata di un compagno in tuta alare. L’ incidente è avvenuto verso le 14 di mercoledì, nella località svizzera di Lauterbrunnen, nell’ Oberland bernese, nota come la «Mecca dei base jumper», dove il giovane aveva prestato servizio negli ultimi anni nella cucina di un hotel. Qui aveva trovato la dimensione perfetta: si manteneva lavorando all’ hotel e ogni minuto libero lo utilizzava per allenarsi a volare con la tuta alare. L’ incidente costato la vita al giovane è avvenuto sul Mürrenfluh, da dove Emanuele si è lanciato dalla cosiddetta «Black Line Exit» (la «exit» è tecnicamente il punto da cui il base jumper si lancia nel vuoto) insieme a due compagni dopo aver raggiunto il punto in elicottero. Secondo la ricostruzione dei testimoni, dopo una curva verso destra ha perso la traiettoria, finendo per schiantarsi contro una parete di roccia. L’ allarme è scattato subito ma per il base jumper altoatesino non c’ era già più nulla da fare. La notizia ha raggiunto subito la comunità dei base jumper, che hanno manifestato il proprio dolore per la scomparsa del giovane sia via Facebook che direttamente alla famiglia del giovane. «Vivi in pace Uli, sei un grande per sempre» scrive Raimund Schmid. «Resterai sempre nei nostri cuori» aggiunge Sofia, mentre la cugina «La Je» posta una foto con lui e il commento «Non sai il vuoto che mi hai lasciato dentro». L’ amico Paolo gli fa invece l’ augurio più suo: «Fly free, vola libero». L’ ultimo post del base jumper – la cui pagina conta oltre 26 mila «mi piace» – risaliva alla mattina di mercoledì, quando il giovane aveva pubblicato un selfie con sullo sfondo un tramonto sulle Dolomiti. Iniziato prestissimo al paracadutismo dal padre, che da anni si lanciava per passione dagli aerei, Uli aveva unito l’ emozione del volo a una grande capacità di filmare e pubblicizzare le proprie imprese, che gli avevano valso l’ appellativo di «human flight artist», l’ artista del volo umano. Due in particolare fra le sue imprese gli hanno guadagnato la fama mondiale. L’ ultima, a maggio, l’ aveva visto centrare volando un cerchio di fuoco del diametro di 3,5 metri posizionato su un pendio sopra Salorno. Nell’ estate 2015 era invece riuscito a volare attraverso una «cruna d’ ago», una fessura di roccia di poco più di due metri di larghezza. Il video della sua impresa, postato su Youtube ha totalizzato oltre sei milioni di visualizzazioni. Ma il bello, per Uli, era appena iniziato e già aveva pianificato le prossime spedizioni. A settembre avrebbe dovuto infatti compiere una nuova impresa in Irlanda e poi altre in Cina e Sicilia. Dopo la morte di Uli il Codacons chiede alle istituzioni italiane di vietare il base jump su tutto il territorio nazionale. «È uno sport estremo e pericoloso, che va vietato anche in Italia come già in alcuni stati esteri» ha detto il presidente Carlo Rienzi. |
| carlo rienzi |
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| Corriere della Sera, 19/08/2016 03:06 |
Uli, il ragazzo che sfidava il cielo come Icaro PDF il jumper è precipitato sulle alpi svizzere. con la sua tuta alare era diventato una stella della rete |
| Èmorto in uno dei voli che lo hanno reso famoso sulla Rete. Il base jumper altoatesino Uli Emanuele, 29 anni, si trovava in Svizzera sulle montagne di Lauterbrunnen. Stava effettuando le riprese per uno dei suoi video. Era insieme ad alcuni amici. La solita preparazione. Poi il lancio nel vuoto. Una planata di pochi secondi e lo schianto contro una roccia mentre stava riprendendo un compagno. Le zip allacciate, le GoPro accese, gli occhiali antivento calati sul volto. Ha spiccato il volo ieri mattina presto dalla parete di Muerren, nell’ Oberland Bernese, in Svizzera, insieme ad alcuni amici. Una planata di pochi secondi, poi lo schianto contro una roccia, forse dopo essersi scontrato in volo con un altro jumper britannico di 49 anni, di cui non state ancora rese note le generalità. Uli Emanuele è morto così. Lui che della morte preferiva sempre non parlare. Anche se, visto lo sport che faceva, e di cui viveva – il base jumper con la tuta alare -, la domanda prima o poi gliela facevano tutti: «Ma non hai paura?». Nato a Bolzano trent’ anni fa, una passione per il volo ereditata dal papà paracadutista, Uli era uno dei jumper italiani più noti. Uno dei massimi esperti al mondo di quello speciale abitino dai colori scintillanti che si gonfia con l’ aria durante la discesa e trasforma la velocità data dalla forza di gravità in una «lenta» discesa orizzontale. Facendo di chi la indossa una sorta di gigantesco scoiattolo volante. Con oltre 2.200 salti in curriculum, Emanuele era uno dei pochi a farlo tutti i giorni, come aveva spiegato al Corriere che lo aveva incontrato a gennaio. I video dei suoi record facevano milioni di clic. Il più noto: quello dentro un buco largo appena 2,28 metri, all’ interno di una roccia nel cuore delle Alpi svizzere, dove Uli si era fiondato a oltre 170 km/h. Pochi mesi fa quello dentro un cerchio di fuoco di 3,5 metri di diametro, a Salorno, nel Bolzanino, vicino alle «sue» montagne. «Un record mondiale». Lo aveva definito così. Viveva per volare e ultimamente, grazie agli sponsor, volava per vivere. «Sono fortunato», ci aveva detto. «Riesco a campare facendo quello che mi piace». Prima faceva il lavapiatti. Un lavoro in un rifugio sulle Alpi svizzere, dove si era trasferito per volare più spesso. Anzi: sempre. Per quattro anni la tuta alare è stata il suo mezzo di trasporto per tornare a casa la sera. «La mattina salivo in funivia. Finito il turno, prendevo lo zaino, mi facevo una ventina di minuti di sentiero, e arrivavo all’ exit, il punto che avevo trovato per saltare. Dopo 30 secondi atterravo nel mio giardino. Quando mi andava male in quello dei vicini. Che si arrabbiavano spesso. Sai com’ è la gente di montagna. Si scoccia quando qualcuno gli pesta l’ erba di fronte a casa». In Italia i «jumper alati» sono un’ ottantina. Giovani e adulti, studenti e professionisti. Quasi tutti uomini, anche se una delle migliori è una donna (la modella Roberta Mancino). Alcuni preferiscono rimanere anonimi, per non avere problemi in famiglia. Altri, la maggior parte, postano i loro video sui social. «Senza la possibilità di filmarsi almeno la metà rinuncerebbe», ci aveva spiegato Uli. Chi ama la tuta alare ha messo la morte in conto: sa che dal 1981 a oggi sono oltre 270 le persone che hanno perso la vita così. Chi chiede di vietare questa disciplina invece, come ha fatto il Codacons ieri, sa che impedire l’ accesso a una montagna è impossibile. Perché l’ obiettivo di chi salta, in fondo, è un sogno vecchio duemila anni. Quello di Icaro e di Patrick de Gayardon, l’ uomo che nel 1997 si buttò nel vuoto con un abitino di sua invenzione. Il prototipo delle moderne tute alari. Morì l’ anno dopo, lanciandosi da un aereo. Ma per i birdman la strada ormai era segnata. «Chi fa base jumping deve avere la testa sul collo», ci aveva detto Uli. Per il «salto nel buco», come lo chiamava lui, si era allenato tre anni. «Prima di ogni nuovo volo, studio la zona su Internet e sulle cartine topografiche. Poi ci vado di persona più volte. Spesso raggiungo questi posti dopo ore di cammino. Solo se sono veramente sicuro, decido di lanciarmi. Ed è la cosa più difficile: conoscere i propri limiti, valutare se sia il caso di rinunciare». L’ ha fatto a lungo anche ieri. Poi si è buttato. Per l’ ultima volta. |
| federica seneghini |
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| L’Adige, 19/08/2016 03:02 |
Il caso | Il Codacons PDF |
| TRENTO – Dopo l’ incidente che ha provocato la morte di Uli Emanuele, il Codacons chiede alle istituzioni italiane di vietare il base jumping su tutto il territorio nazionale. «Si tratta di uno sport estremo che ha visto sensibilmente crescere negli ultimi anni il numero di appassionati», spiega il presidente Carlo Rienzi. «Di pari passo si sono registrati sempre più incidenti, spesso mortali, causati proprio dai lanci nel vuoto con o senza tuta alare. All’ estero molti paesi hanno vietato la pratica del base jumping, in quanto si tratta di sport estremo ed incredibilmente pericoloso. Non a caso i lanci nel vuoto avvengono spesso in gran segreto o di notte, al fine di non attirare l’ attenzione ed evitare problemi legali». «La questione principale è che la normativa in materia è assai carente mentre il numero di italiani che pratica sport estremi cresce – prosegue Rienzi Per questo chiediamo alle istituzioni di imporre divieti e limiti stringenti sul fronte del base jumping e degli altri sport a rischio, al fine di tutelare la vita umana, interesse prioritario anche rispetto alla ricerca di adrenalina e di emozioni forti a tutti i costi». |
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| Il Sole 24 Ore, 19/08/2016 03:01 |
credito. l’ inchiesta trae origine dalla contabilizzazione dei derivati alexandria e santorini – l’ esposto presentato dal raider bivona Mps, indagati Profumo e Viola PDF la procura di siena ha trasmesso il fascicolo a milano – la banca: solo un atto dovuto |
| MILANO La procura di Siena ha aperto un fascicolo per false comunicazioni sociali e per manipolazione di mercato iscrivendo nel registro degli indagati sia l’ ex presidente del Monte dei Paschi Alessandro Profumo sia il suo attuale amministratore delegato Fabrizio Viola. La notizia è giunta nel tardo pomeriggio di ieri anticipata dall’ agenzia Reuters. Contestualmente si è appreso che il fascicolo, aperto sin dal 2015, è stato trasmesso già nel luglio scorso dalla procura senese a quella di Milano, per competenza territoriale. Il reato prevalente, infatti, cioè la manipolazione si sarebbe consumato laddove ha la sua sede Borsa italiana: dove si concentrano i suoi strumenti telematici di trasmissione delle informazioni. Al centro del nuovo dossier c’ è una vecchia vicenda: quella dei due derivati Alexandria e Santorini che nei bilanci dal 2011 al 2014 sarebbero stati iscritti in bilancio in modo non corretto: non già per quello che erano, cioè strumenti di Credit default swap, ma di BTp. Sulla scorta dei bilanci finiti sotto la lente dei magistrati Mps ha varato due aumenti di capitale da 5 miliardi nel 2014 e da 3 miliardi nel 2015. Una prosecuzione, dunque, di una falsa rappresentazione contabile iniziata nel 2008, sin dai tempi della gestione del Monte di Giuseppe Mussari e Antonio Vigni, che assieme ad altri 11 amministratori e manager del Monte, hanno già incassato una richiesta di rinvio a giudizio da parte della procura milanese per i medesimi reati e una condanna in primo grado, a Siena, per ostacolo alla vigilanza. Ciò che potrebbe profilarsi dunque è un secondo troncone di un’ inchiesta già ben consolidata sotto il profilo istruttorio e documentale. Dal canto suo la banca ha comunicato in una nota che «l’ indicazione di Viola e Profumo quali soggetti indagati, trae origine da un esposto effettuato da un azionista della banca che peraltro, in sede assembleare, aveva proposto l’ azione di responsabilità nei confronti dei predetti soggetti, azione poi respinta con sostanziale unanimità di voti. – E prosegue la nota – A fronte della ricezione di un esposto la magistratura è tenuta all’ apertura di un fascicolo. Inoltre, sui medesimi fatti la procura della Repubblica di Milano ha già avuto modo di sottolineare la proattività del nuovo management della Banca nel contribuire a far luce sulle responsabilità di coloro che hanno effettivamente dato vita a tali operazioni». Un atto dovuto, dunque, che potrebbe anche risolversi con una richiesta di archiviazione. Ma chi sono i grandi oppositori della nuova gestione di Rocca Salimbeni che con i loro esposti hanno dato origine alla nuova inchiesta? Uno è Giuseppe Bivona, ingegnere, ex banchiere della City londinese e attualmente a capo di Bluebell partners, l’ altro è un avvocato senese Paolo Emilio Falaschi. Bivona si è trovato ad agire indossando due distinte casacche: da una parte ha collaborato con il Codacons, il coordinamento dei comitati di difesa dei consumatori, e dall’ altra ha agito come responsabile di un fondo internazionale di private equity il Bluebell. Né Bivona e la sua creatura Bluebell sono nuovi a iniziative di questo genere. Si tratta dei medesimi soggetti che hanno chiesto e ottenuto, insieme al fondo Amber Capital, la revisione da parte della Consob dei parametri di prezzo per l’ Opa lanciata dal colosso giapponese Hitachi sulla Ansaldo Sts detenuta da Finmeccanica. Un’ iniziativa che anche in questo caso, ha portato all’ apertura di un’ inchiesta della Procura milanese affidata al pm Adriano Scudieri. Dal canto suo, Falaschi, è estensore di numerosi esposti sulla attuale gestione del Monte dei Paschi, dei quali l’ ultimo, recentissimo, era indirizzato al Meccanismo di vigilanza unico Banca Centrale europea (l’ organo di supervisione europeo) è datato 27 luglio. E a quanto risulta al Sole24ore sembra che una risposta sia già arrivata, il 10 agosto scorso, da Francoforte nella quale si richiede all’ estensore ulteriore documentazione a supporto delle sue tesi. Un agosto particolamente caldo come si vede, per ex e attuali amministratori del Monte. La scorsa settimana sempre da Siena, era giunta la notizia della notifica della chiusura delle indagini per associazione a delinquere transnazionale sulla cosiddetta «banda del 5%». Una pattuglia di manager del Monte, guidata dal’ ex capo dell’ area finanza della banca Gian Luca Baldassarri che avrebbe distratto milioni di euro dagli attivi della banca in operazioni dall’ esito predeterminato. © RIPRODUZIONE RISERVATA. |
| stefano elli |
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| Corriere dell’Umbria, 19/08/2016 02:56 |
svizzera uli emanuele, con la tuta alare, stava tentando l’ ennesima impresa, ma improvvisamente ha perso quota L’ uomo uccello si schianta sulle rocce Tragica fine per il “base jumper” altoatesino PDF |
| ABERNA- Lo chiamavano l’ uomo uccello perché indossando una tuta alare spiccava il volo. Ma lui preferiva definirsi “base jumper”, perché si considerava un saltatore estremo, anche se in realtà volava veramente. Ma Uli Emanuele, 29 anni, altotesino nato a Bolzano e cresciuto a Laives, non è riuscito a portare a termine la sua ultima impresa. Indossata la tuta alare e lanciatosi nel vuoto, sulle Alpi, ha improvvisamente perso quota e si è schiantato su un costone roccioso. L’ incidente è accaduto ieri a Lauterbrunnen, in Svizzera, nel Canton Berna. Il giovane si era lanciato da una montagna in compagnia di due amici. Uli Emanuele era diventato famoso e una star di internet (anche se in realtà su Twitter aveva pochissimi follower, ma su Facebook spopolava) per il volo con la tuta alare attraverso un anello di fuoco e una “cruna d’ ago” formata da una roccia. La tragedia sarebbe stata ripresa dalla telecamera che egli stesso portava con se, sopra il casco di lancio. L’ uso delle tute alari è in voga dal 1997. Ed è un’ attività estrema che attrae un numero piuttosto ampio di appassionati, che arrivano dal mondo del paracadutismo come da quello dell’ alpinismo, ma ci sono anche tanti stuntmen a praticarlo. Per chi è in cerca di scariche di adrenalina, non c’ è in effetti una pratica più indicata. Ora, dopo questo incidente, il Codacons chiede alle istituzioni italiane di vietare il «base jumping» su tutto il territorio nazionale. «Si tratta di uno sport estremo che ha visto sensibilmente crescere negli ultimi anni il numero di appassionati – spiega il presidente Carlo Rienzi- Di pari passo si sono regi strati sempre più incidenti, spesso mortali, causati proprio dai lanci nel vuoto con o senza tuta alare. All’ estero molti paesi hanno vietato la pratica del» base jumping«, in quanto si tratta di sport estremo ed incredibilmente pericoloso. Non a caso i lanci nel vuoto avvengono spesso in gran segreto». B. |
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| L’Unità, 19/08/2016 02:15 |
È morto Uli Emanuele PDF |
| Volare con la tuta alare era la sua grande passione, prima di diventare un anno fa un basejumper professionista Uli Emanuele lavorava come lavapiatti in un rifugio in Svizzera e ogni giorno, dopo aver finito il turno di lavoro, si lanciava nel vuoto e volava a casa. La vita dell’ altoatesino trentenne si è spezzata proprio in Svizzera, durante riprese video a Lauterbrunnen nel Canton Berna. Uli stava riprendendo in volo un altro basejumper, quando improvvisamente ha avuto qualche problema e si è schiantato contro la parete rocciosa. Il rischio faceva parte della vita del ragazzo, che sorrideva sempre. La sua famiglia era abituata a vivere con il fiato sospeso. Da giovane Uli ha seguito infatti le orme di suo padre, un paracadutista esperto, ma presto il lancio dagli aerei non lo soddisfaceva più. Così Uli si era spostato verso il basejumping. Si lanciava da pareti di roccia a strapiombo e da grattacieli, aprendo il paracadute in volo. Il passaggio al wingsuit, la tuta alare, è stato poi quasi scontato. Alla inevitabile domanda del rischio lui rispondeva sempre ricordando la sua grande esperienza di oltre 2.200 salti. La tuta alare era la sua seconda pelle. I video delle sue imprese, mentre sfiora campanili e attraversa strette gole di montagna, mentre attraversa una «cruna d’ ago» formata da roccia e un anello di fuoco (la sua ultima grande impresa), spopolavano su internet con milioni di click. Le telecamerine di ultima generazione, fissate su casco e altre parti del copro offrono riprese mozzafiato. Uli non è morto durante una delle sue imprese impossibili, ma facendo da cameraman per un amico basejumper. I due si sono lanciati assieme dalla Black Line Exit sulla Mürrenfluh, sopra Lauterbrunnen. L’ altoatesino stava seguendo in volo, a pochi metri di distanza, l’ amico, quando qualcosa è andato storto. Dopo una curva a destra Uli ha perso stabilità, ha iniziato ad avvitarsi, per poi schiantarsi contro la parete. Uli è morto sul colpo. La sua salma è stata recuperata dall’ elisoccorso svizzero, che lo stesso giorno era già intervento per un altro basejumper, morto a sua volta. Il Codacons ha chiesto alle istituzioni italiane di vietare il «base jumping» su tutto il territorio nazionale. l’ Unità Venerdì, 19 Agosto 2016. |
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| La Salute In Pillole, 19/08/2016 02:03 |
Sanita’: Codacons diffida Asl che non danno informazioni su protesi difettose Web |
| diventa fan Roma, 27 ago. (Adnkronos Salute) 18:08 Il Codacons interviene in merito allo scandalo delle protesi metallo-metallo prodotte dalla DePuy, diffidando le Asl di tutta Italia per omissione di informazioni nei confronti di coloro che furono operati all’ anca, annuncia una nota. “È scandaloso che le Asl e gli ospedali tacciano ancora sulla pericolosità di tali protesi e sull’ urgenza di rimuoverle – spiega il Codacons – è ormai noto a tutti che tali protesi sono malfunzionanti e tossiche e c’ è quindi la necessità di sostituirle molto prima dei 10 anni indicati come termine minimo per chi si sottopone all’ intervento di impianto”. “Ma nonostante ciò – denuncia il Codacons – le strutture sanitarie preferiscono tacere per paura di essere ritenute responsabili, piuttosto che tutelare la salute dei pazienti. Considerata l’ inammissibilità di tali comportamenti denunceremo alla Procura della Repubblica i direttori degli ospedali che, omettendo informazioni di primaria importanza, come la necessità … [ Continua ] La consultazione del testo completo è riservata agli iscritti alla newsletter gratuita settimanale. Clicca qui per accedere o per iscriverti. |
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>>>ANSA/ Mps: esposto alla Bce. Viola, noi trasparenti Piccoli azionisti chiedono amministrazione controllata per banca SIENA (dell’inviato Domenico Mugnaini) (ANSA) – SIENA, 19 AGO – Per Banca Monte dei Paschi l’iscrizione dell’ad Fabrizio Viola (“fiducioso nella magistratura”, perchè “abbiamo sempre operato in trasparenza”) e dell’ex presidente Alessandro Profumo con l’accusa di falso in bilancio e manipolazione di mercato, è solo “un atto dovuto”, una conseguenza dell’esposto presentato da uno dei piccoli azionisti alla procura di Siena e, soprattutto, della passata gestione della banca. Ma l’autore dell’esposto, Paolo Emilio Falaschi, oggi rilancia chiedendo alla Bce di mettere Mps in amministrazione controllata, accusando gli stessi Viola e Profumo di essere stati informati dagli ispettori di Bankitalia, fin dai primi mesi del loro arrivo, nel 2012, dei problemi legati al bilancio per Alexandria e Santorini. Proprio Falaschi, insieme a Giuseppe Bivona, all’ultima assemblea dell’aprile scorso, aveva chiesto ai soci un’azione di responsabilità contro l’ex presidente e l’ad: proposta bocciata dagli azionisti. Dopo l’esposto alla magistratura senese, che al termine dell’inchiesta ha trasferito tutto ai colleghi di Milano per competenza, il 27 luglio Falaschi ha inviato una prima lettera a Francoforte segnalando i problemi della banca, tra questi il fatto che “dei circa 48 miliardi di crediti deteriorati lordi” di Mps, solo la metà sarebbero coperti dalle riserve e, quindi, rimarrebbero “circa 24 mld”, che certo non sarebbero coperte dall’aumento di capitale da 5 mld deciso da Mps. Al piccolo azionista, che aveva indirizzato la lettera direttamente a Daniele Nouy, presidente del Consiglio di Vigilanza, hanno risposto da Francoforte invitandolo a inviare anche altro materiale. Una richiesta che lui ha subito soddisfatto, con una seconda lettera, partita ieri, nella quale ribadisce la sua richiesta e sottolinea che, mentre Mps “ha diminuito le riserve per i crediti deteriorati”, Profumo e Viola sapendo di Santorini e Alexandria “non potevano contabilizzarli” a conto economico nei bilanci Mps 2012-2013-2014 ed anche nel 2015. E oggi anche l’associazione Buon Governo Mps, che raccoglie alcuni piccoli azionisti senesi, ha scritto alla Bce chiedendo di verificare “se l’utile d’esercizio 2015” (388 mln) comunicato dalla banca “non rappresenti una realtà artefatta”. Mentre Viola ribadisce la necessità di distinguere quanto fatto dalla nuova gestione, rispetto a quella passata, oggi il Codacons propone una “cordata” per rilevare il Monte, guidata dal ministero dell’Economia come azionista maggioritario e partecipata da piccoli azionisti e dipendenti della banca. “Un acquisto in blocco delle azioni che in tutto oggi costano meno di 500 milioni di euro, per passare così finalmente a una gestione non clientelare ma nell’interesse del territorio e del paese”. All’idea di ‘un atto dovuto’ da parte della procura, ribadita dall’ad, rispondono Adusbef e Federconsumatori convinti che l’iscrizione nel registro degli indagati sia invece “utile a fare chiarezza: gli “azionisti, lavoratori e risparmiatori che hanno pagato la disastrata gestione del Mps sperano che i responsabili possano pagare il conto”, dicono Elio Lannutti (Adusbef) e Rosario Trefiletti (Federconsumatori). Intanto il prossimo 12 ottobre davanti al gup del tribunale di Roma è fissata l’udienza per l’archiviazione dell’inchiesta aperta contro la Banca d’Italia per l’autorizzazione data a Mps per l’acquisizione di Antonveneta. All’archiviazione si è opposto Falaschi, che aveva presentato la denuncia, mentre larchiviazione è stata chiesta dal pm del tribunale di Roma Giancarlo Cirielli.(ANSA).
Mps: Codacons, sia comprata da Stato-azionisti-lavoratori ROMA (ANSA) – ROMA, 19 AGO – Una “cordata” per rilevare il Monte dei Paschi di Siena, guidata dal ministero dell’Economia come azionista maggioritario e partecipata da piccoli azionisti e dipendenti della banca. A proporla è il Codacons, che in una nota chiede “l’acquisto in blocco delle azioni che in tutto oggi costano meno di 500 milioni di euro, per passare così finalmente a una gestione non clientelare ma nell’interesse del territorio e del paese”. Il Codacons si sofferma sulla nuova indagine aperta dalla procura di Siena e arrivata a Milano per “falsi bilanci e ostacolo alla vigilanza”: “tutti gli azionisti che hanno sottoscritto l’ultimo aumento di capitale di maggio 2015 che la Consob non avrebbe dovuto approvare potranno presentare la propria nomina come parti offese e chiedere i danni anche ai vertici della banca succeduti alla gestione dissennata delle operazioni Alexandria e Santorini”.(ANSA).
Passerella Christo: sindaco Sulzano, Comuni hanno guadagnato Codacons ha presentato esposto alla Corte dei Conti BRESCIA (ANSA) – BRESCIA, 19 AGO – “Le spese sostenute dalla Comunità Montana per l’installazione sono tutte state rimborsate. Per quanto riguarda invece i Comuni, non sono stati spesi soldi pubblici per la passerella. Anzi, è vero il contrario. Ci abbiamo guadagnato”. Così il sindaco di Sulzano, nel Bresciano, e presidente della Comunità montana Paola Pezzotti replica al Codacons che ha presentato un esposto alla Corte dei conti per sapere le spese sostenute dalla collettività in occasione di The Floating Piers, l’installazione sul lago di Iseo dell’artista bulgaro Christo. E il sindaco va oltre: “Considerando, fra gli altri, il canone di occupazione del suolo pubblico, i contributi dei taxi per l’ingresso in zona rossa, le multe, i rimborsi ottenuti dalla società per il mancato incasso dei parcheggi o per la copertura delle spese della raccolta dei rifiuti, il Municipio di Sulzano – ha detto Paola Pezzotti – ha incassato 240.000 euro grazie a Christo. Mi sfugge davvero l’obiettivo dell’esposto del Codacons”.
Mps: Codacons, costituzione parte offesa di massa indagine Milano (AGI) – Roma, 19 ago. – Il Codacons organizza la costituzione di parte offesa di massa nel nuovo filone di indagine di Milano sul Monte dei Paschi di Siena. “Tutti gli azionisti che hanno sottoscritto l’ultimo aumento di capitale di maggio 2015 che la Consob non avrebbe dovuto approvare – scrive in una nota il Codacons – potranno presentare la propria nomina come parti offese e chiedere i danni”. Il Codacons chiede che il Ministro dell’economia Padoan organizzi come azionista maggioritario della banca una cordata di piccoli azionisti e lavoratori di Mps, finalizzata all’acquisto in blocco delle azioni. (AGI) Ing |
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