È gelata dei prezzi anche in luglio Milano scopre la vita a basso costo
deflazione record nel capoluogo lombardo. in giugno export a -0,5%
ROMA IL VERDETTO sull’ economia italiana nel secondo trimestre arriverà oggi con i numeri del Pil. Ma i segnali della vigilia non sono buoni. L’ Azienda Italia segna di nuovo il passo. A luglio il Paese continua a essere, sia pure con un’ intensità attenuata, in deflazione, con i prezzi in caduta a meno 0,1% su base annua dal -0,4% di giugno: a Milano il record della gelata, con -0,6%. Si impennano, però, i prezzi di beni e servizi legati a vacanze e turismo (in un mese l’ aumento per i traghetti è del 26,5% e per i villaggi del 19,4), tanto che le associazioni dei consumatori gridano alla speculazione. Cattive notizie anche per il commercio estero: a giugno le esportazioni sono calate dello 0,4% su maggio e dello 0,5 sul 2015, mentre l’ import è in calo del 6,1% sui dodici mesi, segno dello stallo dei consumi. L’ economia italiana, insomma, stenta a riprendersi. E questo nonostante l’ azione della Bce. Resta il segno meno nei prezzi al consumo, nonostante l’ attenuazione delle dinamiche deflazionistiche. Accelera solo la crescita dei prezzi degli alimentari non lavorati, dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona e dei servizi relativi ai trasporti. Al palo i prezzi dell’ energia. Pur nel quadro di gelata dei prezzi, le città fanno emergere qualche segnale in controtendenza. IN TESTA alla classifica di quelle più care d’ Italia torna Bolzano, dove l’ inflazione dello 0,4 si traduce, secondo i calcoli dell’ Unione consumatori, in un aggravio di spesa, per una famiglia di 4 persone, pari a 216 euro annui. Seguono, sempre in termini di carovita, Trieste dove l’ inflazione dello 0,4 determina un aumento del costo della vita pari a 161 euro e Bologna (inflazione +0,3, + 128 euro). Record della deflazione per Milano (-0,6) che attenua un po’ il suo status di città più cara d’ Italia. Il che vuol dire «che il motore d’ Italia si è inceppato», osserva il segretario dell’ Unione nazionale consumatori, Massimiliano Dona. Al secondo posto della classifica dove si risparmia di più, Ancona, dove grazie alla deflazione dello 0,5 la spesa calerà di 187 euro. Al terzo posto, Bari. Tra Milano e Bolzano, la differenza annua di spesa è di 524 euro (il calo di 308 nel capoluogo lombardo sommato all’ aumento di 216 euro della città altoatesina). In campagna è profondo rosso. In un anno le quotazioni del grano duro si sono quasi dimezzate (-42%). «Per noi è deflazione profonda – è l’ allarme Coldiretti -. Con i prezzi crollati non si coprono più neanche i costi di produzione o dell’ alimentazione del bestiame». SUL VERSANTE opposto l’ allarme di Unione consumatori e Codacons per i rincari nel settore turismo. «Una speculazione – attacca Dona -. Aumenti intollerabili, specie in quei settori, come nel trasporto marittimo, dove in molti casi mancano reali alternative e il consumatore non ha possibilità di scelta». Claudia Marin.
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