9 Agosto 2016

Soci, l’ ultimo sfogatoio tra rabbia e ilarità «Ora le conciliazioni»

Soci, l’ ultimo sfogatoio tra rabbia e ilarità «Ora le conciliazioni»

VOLPAGO DEL MONTELLO Mario Ferraro fino a maggio del 2013 era dipendente di Veneto Banca: quadro direttivo, settore ristrutturazioni aziendali e analisi crediti. Ieri è stato il primo a prendere la parola nello sfogatoio dei soci, tre minuti a testa per commentare (ma soprattutto contestare) la dirigenza. «Mi hanno licenziato. La linea di Consoli era punirne uno per educarne cento. Ora chiedo il reintegro». Sta dentro il volto di quest’ uomo l’ era geologica che è passata negli ultimi mesi. L’ unico elemento inalterato è quello della liturgia laica del microfono aperto a tutti: nonostante gli 88 mila soci ora valgano meno di zero virgola, ieri quelli presenti – 452, comprese le deleghe – si sono esercitati nel rito delle contestazioni. Ecco alcune battute, colte dal mazzo. Riccardo Rotta analizza i curriculum del nuovo cda. «Mi piace quello di Sabrina Bruno, ha scritto pubblicazioni sulle responsabilità da prospetto: speriamo le metta in pratica». Applausi. Si mette un cartello attorno al collo («Ci avete azzerato i risparmi di una vita») Bruno Bandoli, che tuona: «Subito l’ azione di responsabilità e una commissione di inchiesta parlamentare». La platea si scalda, non c’ è più l’ addolcimento silente dei soci «ricchi» o dei dipendenti: i presenti gridano, sono quasi tutti tra quelli «che gli hanno rubato anche e scarsee » (per citare Virginio Bozzetto, che ha donato anche la perla di «ci hanno dato in pasto ai leoni»). Urla contro Schiavon e un vero e proprio boato di contestazione quando Laura Puppato, unica tra i politici ad avere il coraggio di affrontare la folla, prende il microfono. Lei contesta «l’ impossibilità di ottenere l’ inoptato» e chiede «che i soci che rappresentano il 3% possano avere un membro nel cda». La platea le urla di tutto e Schiavon, già preso di mira, non riesce ad arginare la rabbia. Dall’ area degli azionisti di Don Torta parla poi Fabio Lugano. «Mi chiedo come mai il revisore dei conti è stato confermato – urla – e chiedo aiuti per il problema dell’ Isee: c’ è chi risulta benestante, ma non ha più nulla». Nel mirino anche Carrus, citato da una manciata di soci come «nemico». Matteo Fasolo scatena ilarità: «Lei è un divino, torna sempre. Ma chissà se riesce a spiegarmi perché le azioni sono passate da 40 euro a 10 centesimi». Incalza Lorenzo Zanon: «È un cagnolino che ubbidisce a quello che gli si dice di fare. Ci aveva promesso la borsa, e invece?». Scattano poi i tormentoni. «Ve-neto Banca » urlato più volte prima dell’ arrivo di Francesco Celotto per le associazioni dei soci. «No alla vendita dei crediti deteriorati: si faccia una obbligazione, piuttosto». Per il Codacons interviene poi Franco Conte, proponendo «un osservatorio per i casi umani» e dà fiducia al nuovo cda «anche se non ha veneti: mezzo grammo di veleno inquina venti litri di minestrone». Ancora, l’ avvocato Matteo Moschini: «Devono permettere le conciliazioni. E speriamo che sequestrino tutti i beni necessari per i risarcimenti». Arriva il turno di Conaca Aralambie Mari, romeno lavoratore nel settore edile. Un intervento struggente, il suo: sorretto dalla moglie (non cammina dopo un infortunio sul lavoro) si è rivolto al board. «Mi pagavano cinque euro all’ ora. Se avete voglia di lavorare, vi do gli indirizzi di cantieri. Voi non li guadagnate, i soldi. Li vincete, perché non possono essere reali certi stipendi». Applausi in platea, gli stessi avuti da Tiziana Ravanelli, arrabbiatissima per aver ricevuto «tre lettere negli ultimi mesi per assemblee inutili e mai una telefonata per capire quanto valgono le azioni». Ecco l’ intervento in rappresentanza dei dipendenti di Massimiliano Paglini, della Fiba Cisl. Le sue proposte: «Cambiare subito il nome alla banca, studiare la gestione dei non-performing load . Infine: chi ha sbagliato deve pagare, ma chi dava gli ordini non è alla pari di chi li ha eseguiti». Dopo tocca ad un commercialista di Pordenone, Mauro Moras, che dichiara la guerra permanente. «Cercheremo per anni un giudice che ristori il danno subito, non ci arrenderemo mai». Infine, è arrivato il turno di Ignazio Conte, che per il Codacons ha chiesto il «dialogo tra governance e gli azionisti». A quel punto erano passate circa due ore, si era esaurita la raffica della trentina di interventi. E più di qualcuno si è spostato nella zona del buffet. Un’ idea avuta da molti, ormai tutto era finito. «Almeno per una volta abbiamo mangiato anche noi», dice un socio ad un altro ridendo. Laconica la risposta: «Sì, ma chissà in che ristoranti solo loro adesso…»

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