I sindaci rischiano sulle buche
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fonte:
- Italia Oggi
il nuovo codice della strada non ammette alcuna eccezione
La rivolta dei sindaci. Colpiti dagli avvisi di garanzia firmati a profusione dai Pm per sviste burocratiche (le mazzette e i favoritismi sono tutt’ altra cosa) ora rischiano di venire travolti dalle buche nelle strade. La legge da poco approvata dal parlamento sul reato di omicidio stradale prevede il carcere per il sindaco se l’ incidente è provocato o favorito da un difetto della strada. I primi cittadini, esasperati per questa nuova tegola sulle loro teste, chiedono che la legge appena entrata in vigore venga subito cambiata e la mobilitazione è assolutamente bipartisan perché c’ è davvero il rischio che si aprano le celle. Perciò hanno sollevato anche una intricata questione giuridico-politica: segnaleranno ai presidenti delle Regioni e ai ministri le opere da realizzare chiedendo il relativo finanziamento. Se i soldi non arriveranno i sindaci scaricheranno le responsabilità su chi non ha accolto le loro richieste. Non sarà facile, perché la legge prevede espressamente la responsabilità dei sindaci ma essi sostengono che la chiamata di correo è una legittima difesa e soprattutto un modo per fare pressione affinché il parlamento intervenga. Dice il sindaco di Ferrara, Tiziano Tagliani (Pd): «Chiedere ai sindaci di fare gratis i presidenti delle nuove Province, non dare loro i soldi per i bilanci e poi affibbiare loro reati da 18 anni di reclusione, significa cadere nel ridicolo o nel drammatico. Vorrà dire che faremo una chiamata di correo nei confronti del ministro Pier Carlo Padoan. Prima di parlare di responsabilità bisognerebbe almeno mettere totalmente fuori dal patto di stabilità la manutenzione delle strade. A Ferrara si spenderanno quest’ anno 900mila euro di manutenzione ma non riusciremo mai a riasfaltare tutti i nostri 800 chilometri». La protesta accomuna grandi e piccole città. Aggiunge Riccardo Szumski, sindaco di Santa Lucia di Piave (Treviso): «Il reato di omicidio stradale è giusto concettualmente ma si rischiano pene maggiori di un omicidio normale e si mettono in concorrenza di responsabilità gli amministratori comunali, penalmente responsabili di persona e non come ente». L’ introduzione del reato di omicidio stradale era stato salutato con unanime soddisfazione e con i proclami delle associazioni dei consumatori. Ma era sfuggita ai più quella parte della norma che manda in prigione i sindaci. A farli uscire dal torpore è stata una circolare del ministero dell’ Interno che ha specificato come «non solo chi causa l’ incidente mortale alla guida di un veicolo ma anche chi non abbia garantito la sicurezza delle strade potrà essere accusato di omicidio stradale». Sindaci, assessori, manager e tecnici delle aziende incaricate sono avvisati, con l’ aggravante che essendo l’ omicidio un reato ascrivibile solo alle persone e non agli enti genericamente preposti sono loro che personalmente saranno chiamati sul banco degli imputati. Il reato, prosegue la circolare: «ricorre in tutti i casi di omicidio che si sono consumati sulle strade (…) anche se il responsabile non è un conducente di veicolo e questo perché le norme del Codice della strada disciplinano anche i comportamenti posti a tutela della sicurezza stradale relativi alla manutenzione e costruzione delle strade». Le associazioni dei consumatori ritengono sia giusto che a pagare siano anche gli amministratori locali e quindi sono favorevoli alla norma e non condividono la rivolta dei sindaci. Dice Fabio Galli, presidente del Codacons: «Era ora che venissero riconosciute le responsabilità degli enti locali in tutti quei casi in cui il pessimo stato dell’ asfalto determina incidenti e provoca morti, d’ ora in poi se un automobilista o un motociclista muore a seguito di un incidente provocato da una buca sull’ asfalto, il gestore risponderà personalmente del reato e la regola vale per sindaci, amministratori e per gli stessi ingegneri responsabili dei lavori che rischiano di finire in carcere se non garantiranno un adeguato livello di sicurezza». Dalla Puglia gli rispondono due sindaci foggiani, Gianfilippo Mignogna (Biccari) e Guerino De Luca (Castelnuovo della Daunia) che hanno firmato un documento: «Legge alla mano, per evitare incriminazioni penali tutti i soggetti investiti dall’ obbligo di manutenere le strade dovrebbero intensificare lavori, interventi e riparazioni. Anche perché, nella dinamica processuale, nel gioco di legali e periti, in un attimo si potrebbe passare dalla responsabilità del conducente incauto, ubriaco o distratto a quella, quantomeno concorrente, del povero (in tutti i sensi) sindaco di turno. Ma è stato considerato che le Amministrazioni comunali non hanno un euro per colpa, principalmente dei tagli dei trasferimenti statali? Qualcuno ha ricordato ai legislatori seduti sulle loro comodissime poltrone rosse che le strade non si riparano senza soldi in bilancio?». C’ è anche chi minaccia di chiudere le strade, come il sindaco di Parabita (Lecce ), Alfredo Cacciapaglia. In Emilia-Romagna è addirittura il partito di Matteo Renzi ad avere presentato una risoluzione in consiglio regionale in cui si chiede al presidente della giunta, il pidiessino Stefano Bonaccini di «agire, insieme al ministero dell’ Interno, per ridefinire la responsabilità degli amministratori locali nei casi di omicidio stradale». Infine anche l’ Anci, su sollecitazione dei sindaci ha preso ufficialmente posizione. ve l’ immaginate Beppe Sala oppure Luigi De Magistris o Virginia Raggi in manette perché un automobilista ha sbandato per una buca? © Riproduzione riservata.
carlo valentini
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