Istat: sempre più famiglie povere
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fonte:
- L`Unione Sarda
nel 2015 in miseria un milione e mezzo, i dati peggiori dal 2005
Lo scorso anno le famiglie italiane in povertà assoluta erano un milione e 582 mila, vale a dire quattro milioni e 598 mila individui. A lanciare l’ allarme è l’ Istat, che ieri sottolineava che i numeri sono i più alti dal 2005 a oggi. La rilevazione dell’ istituto statistico ha scatenato una pioggia di reazioni. Per il Codacons i livelli di povertà assoluta «umiliano l’ Italia e gli italiani», mentre per i sindacati serve cambiare le politiche di welfare perché i dati «rischiano di diventare strutturali». Il ministro dell’ Economia, Pier Carlo Padoan, ha assicurato che il governo sta combattendo la diseguaglianza come nessuno «negli ultimi 20 anni». Dalla Sardegna l’ ex governatore Ugo Cappellacci (Forza Italia) chiede le dimissioni del premier Matteo Renzi e definisce il trend della povertà «il frutto avvelenato degli anni in cui la politica è stata quella dell’ alta finanza, dei giochi di palazzo, della cosiddetta agenda Monti e dello show renziano. Occorre buttare via le agende precompilate da altri e riportare la persona, la famiglia, l’ impresa, la comunità nazionale al centro della vita pubblica del Paese. L’ avventura politica di Renzi, iniziata ormai da tre anni, è già agli sgoccioli, perché anche se riesce a raccattare numeri qua e là nel Parlamento, è priva di idee, di valori, e di quella capacità di anteporre l’ interesse nazionale alla fazione e alla carriera personale fondamentale per risollevare il Paese dalle macerie della crisi economica». Secondo la lettura del senatore Silvio Lai (Pd) «sono il centro e il nord Italia a generare questo aumento con il nord che passa dal 4,9 al 5,4 e il centro che passa dal 6,3 al 6,5. Nel mezzogiorno dove il valore assoluto di povertà relativa supera un inaccettabile 20%, una persona su 5, si passa dal 21,1 al 20,4, percentuale sempre alta ma certamente in diminuzione». Lai sottolinea che «anche la Sardegna segue questa sorte con il 15,1% del 2014 che diventa 14,9 nel 2015. Sono le reti locali ad evitare la frattura della società nel mezzogiorno ma l’ inversione di tendenza mentre la povertà aumenta nel resto d’ Italia non può non essere anche frutto di politiche redistributive, ancora deboli ma che iniziano a segnare la loro efficacia. Se poi si guarda la struttura familiare emerge chiaramente come siano le famiglie numerose, con più di due figli, a soffrire di più, esattamente le famiglie di cui avremmo bisogno per invertire lo shock demografico del Paese. Per questo nella prossima legge di stabilità servono interventi profondi a favore del secondo e terzo figlio che non mettano le famiglie di fronte alla prospettiva di passare dal benessere allo squilibrio economico». Secondo l’ analisi dell’ Istat in effetti l’ incidenza della povertà assoluta si mantiene «sostanzialmente stabile» negli ultimi tre anni per le famiglie, con variazioni annuali «non significative», ovvero 6,1% delle famiglie residenti nel 2015, da 5,7% nel 2014 e 6,3% nel 2013. Cresce se misurata in termini di persone: 7,6% della popolazione residente nel 2015, 6,8% nel 2014 e 7,3% nel 2013. L’ aumento registrato dall’ Istat nell’ ultimo anno si deve principalmente all’ aumento della condizione di povertà assoluta tra le famiglie con quattro componenti (da 6,7% del 2014 a 9,5%), soprattutto coppie con due figli (da 5,9 a 8,6%) e tra le famiglie di soli stranieri (da 23,4 a 28,3%).
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