14 Luglio 2016

Luce, trasporti e telefoni Ecco dove i prezzi sono calati

Luce, trasporti e telefoni Ecco dove i prezzi sono calati

ANTONIO SPAMPINATO Aumenta ancora il potere d’ acquisto delle famiglie italiane. Purtroppo però non è una notizia su cui brindare. Il borsellino infatti è diventato più pesante perché si sono assottigliati i prezzi di beni e servizi, conseguenza di una domanda interna ancora asfittica. A giugno, dice l’ Istat, è stato toccato il quinto mese consecutivo di deflazione, specchio di una ripresa che non ha ancora la forza di nutrire a dovere l’ economia reale. Il calo riguarda però principalmente i costi energetici – oltre a trasporti e bollette telefoniche – più accentuato rispetto alla leggera inflazione che è stata invece registrata in altre tipologie di prodotti portando il dato globale su base annua a -0,4%. Visto però che i prezzi del petrolio stanno risalendo, è immaginabile una seconda parte dell’ anno con l’ indice generale in ripresa. Intanto però la depressione dei prezzi al consumo in Italia continua la sua avanzata, con un terzo delle grandi città che segna variazioni sotto lo zero. L’ Istat ha confermato a giugno un peggioramento dal -0,3% di maggio. Il leggero aumento dello 0,1% su base mensile non è dunque bastato a invertire la tendenza. Il timore della Germania di una fiammata inflattiva per il piano di acquisto della Bce dei titoli di Stato non si è dunque rivelato fondato, almeno per l’ Italia che, secondo l’ istituto di statistica, a fronte di variazioni nulle da qui a fine anno, si attesterebbe a -0,2% nel 2016. Come detto l’ aumento dei prezzi del greggio potrebbe però riportare l’ asticella in territotio positivo. Ecco nel dettaglio i dati diffusi ieri dall’ Istat. I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona aumentano a giugno dello 0,2% sia su base mensile sia su base annua, mentre a maggio la variazione era nulla. I prezzi dei prodotti ad alta frequenza di acquisto, spiega ancora l’ istituto statistico, aumentano dello 0,4% in termini mensili e diminuiscono dello 0,2% su anno, dal -0,6% del mese precedente. «La lieve accentuazione della flessione su base annua dell’ indice generale – scrive l’ Istat nella sua analisi – si verifica in un quadro di sostanziale stabilità degli andamenti tendenziali dei prezzi delle diverse tipologie di prodotto». La persistenza delle dinamiche deflazionistiche è in gran parte riconducibile all’ ampio calo dei prezzi dei beni energetici (-7,5% su anno), sebbene meno intenso di quello registrato a maggio. Al netto dell’ energia l’ inflazione annua a maggio sarebbe comunque pari a un +0,4%, poca cosa rispetto alla gran quantità di denaro che la Banca centrale europea sta iniettando nel sistema, utile più a tenere sotto controllo lo spread dei titoli pubblici più che ridare fiducia a imprese e famiglie. Ancora dati Istat: sono 19 su 29 le grandi città italiane in deflazione a giugno, in aumento rispetto alle 18 che registravano prezzi depressi a maggio. Tra i capoluoghi di regione e delle province autonome, il dato negativo in 12 su 19 centri. Tra questi, Milano registra la flessione più ampia (-1,0%), uguale a quella di maggio. Seguono Torino (-0,9%) e Ancona (-0,8%). Meglio invece Venezia (+0,6%) e Trento (+0,5%). «Siamo in presenza di una emergenza prezzi nel nostro paese», afferma il presidente Codacons, Carlo Rienzi. «Il grave perdurare della deflazione – prosegue Rienzi – è dovuto principalmente alla mancata ripresa dei consumi da parte delle famiglie». Secondo il presidente dell’ associazione dei consumatori, «di fronte al perdurare di tale situazione che danneggia da mesi l’ intera economia italiana, il Governo avrebbe dovuto correre ai ripari, adottando misure correttive». Un altro dato negativo diffuso dall’ Istat riguarda il saldo tra nascite e cessazioni delle imprese, negativo (-1,4%) per il sesto anno consecutivo anche se si ridimensiona rispetto a quello del 2013 (-1,8%). Un calcolo che si ferma però al 2014. Dopo quattro anni di flessione, nel 2014 torna a crescere la percentuale di imprese che sopravvivono ad un anno dalla nascita. È in attività il 76,8% di quelle nate nell’ anno precedente mentre nel 2013 era ancora attivo il 76,1% delle imprese nate nel 2012. Sono 274.489 le imprese nate nel 2014, circa 2mila in meno rispetto al 2013, ma il tasso di natalità è rimasto stabile (7,1%). Nel 2014, 329.585 imprese hanno cessato la loro attività. Il tasso di mortalità totale è all’ 8,6%; pur essendo più elevato di quello di natalità è comunque in lieve calo (-0,2 punti percentuali) nel confronto con l’ anno precedente. riproduzione riservata.
antonio spampinato
 

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