13 Luglio 2016

Una scatola in testa per non farsi scoprire dalle telecamere

Una scatola in testa per non farsi scoprire dalle telecamere
arrestati e ammessi ai domiciliari sei comunali. misure cautelari disposte per altri 23 dipendenti

C’ è chi, durante l’ orario di lavoro, va a farsi un giro in auto e chi aiuta i parenti a caricare merci. C’ è poi chi timbra per tre colleghi e chi, mentre passa il suo badge e quello di un altro dipendente, si accorge della presenza di una telecamera. Non si ferma, piuttosto tenta di manometterla. E non solo. C’ è anche chi, nel dubbio che la telecamera possa ancora funzionare, escogita un singolare travestimento: si copre la testa con una scatola di cartone. Storie di “furbetti del cartellino” in provincia di Napoli. Trenta idi pendenti indagati del Comune di Boscotrecase. Ventitré i destinatari di misure cautelari, dei quali sei agli arresti domiciliari. Tutto questo in un Comune che di dipendenti ne conta poco più sessanta. Ecco perché il sindaco Pietro Carotenuto lancia un vero e proprio sos: «Rischiamo la chiusura». Le indagini sarebbero iniziate tra gennaio e febbraio scorso e in poche settimane le telecamere installate all’ interno del palazzo municipale hanno registrato oltre duecento episodi di assenteismo. A finire ai domiciliari sono stati quattro addetti alle pulizie e due dipendenti dell’ ufficio Tributi e Stato Civile. Ma il Comune è piccolo e così l’ indagine coordinata dalla Procura di Torre Annunziata ha coinvolto dipendenti di quasi tutti gli uffici, alcuni dei quali ieri sono rimasti chiusi. «Ci ritroviamo con quattro uffici chiusi. Negli uffici anagrafe, politiche sociali ed ambiente era in servizio, in ciascuno, una unica persona che risulta coinvolta nell’ indagine della magistratura. Stessa cosa avviene nell’ ufficio Stato Civile dove lavoravano due persone entrambe coinvolte – spiega il sindaco del piccolo comune – e poi nella indagine c’ entra anche il capo dei vigili, diversi agenti della polizia municipale, nonché il capo della ragioneria, che è anche il vice segretario comunale. Il tutto alla scadenza, il prossimo 31 luglio, dell’ esercizio di bilancio». Il sindaco, comunque, non si abbatte e cerca di far ripartire la macchina del suo ente: «Sto facendo rientrare, laddove possibile, il personale dalle ferie – dice ancora – ma la situazione è davvero complessa. Ecco perché ho chiesto un incontro urgente al prefetto per cercare di capire come continuare a far funzionare il Comune» e garantire i servizi ai cittadini che si presentano nella casa comunale. Oltre ai sei dipendenti finiti agli arresti domiciliari – tra loro l’ uomo che ha provato a nascondere il volto con la scatola di cartone – per altri tredici è scattato l’ obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria con sospensione dall’ esercizio del pubblico ufficio per un anno, mentre per altre quattro persone la sospensione avrà una durata di sei mesi. Per tutti, la magistratura ha contestato accuse di truffa aggravata ai danni di ente pubblico e false attestazioni in servizio. Il Codacons, nei giorni scorsi, in occasione di altre denunce e arresti di “furbetti del cartellino” aveva invocato il licenziamento immediato e pure il rimborso per i cittadini che sono stati penalizzati dall’ assenza dei lavoratori. «Se saranno accertati gli illeciti, i “furbetti del cartellino” dovranno risarcire i cittadini per i danni loro arrecati», perché «si tratta di reati che, se confermati, avrebbero ripercussioni dirette per gli utenti. Il danno per i cittadini è duplice: da un lato i servizi resi dagli enti pubblici hanno subito un peggioramento a causa dell’ assenza ingiustificata dei lavoratori, dall’ altro vi è uno spreco di soldi pubblici, in quanto i dipendenti infedeli – conclude la nota del Codacons – percepiscono i regolari stipendi senza lavorare».

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