2 Luglio 2016

Prima vittima di un robot che guida

Prima vittima di un robot che guida

È il primo caso del genere, la prima vittima (accertata almeno) della tecnologia che rivoluzionerà il nostro modo di guidare. Le autorità federali statunitensi hanno reso noto infatti il decesso a seguito di un incidente stradale del conducente di una Tesla Model S che aveva inserito il sistema di guida automatica sulla sua automobile mentre percorreva un’ autostrada a 160 km da Orlando, in Florida. I fatti risalgono al 7 maggio scorso, ma sono stati rivelati solo ieri. Secondo la Nhtsa, l’ ente che si occupa di sicurezza stradale negli Stati Uniti, la Tesla si è andata a schiantare contro un Tir proveniente dalla direzione opposta, che stava svoltando a sinistra. Tesla, marchio che della guida elettrica e autonoma ha fatto da sempre la sua bandiera, ha spiegato sul suo sito che «né il conducente né l’ autopilota hanno rilevato il Tir, che si trovava perpendicolare all’ auto, contro un cielo particolarmente luminoso». L’ altezza del rimorchio – ha scritto l’ azienda – combinata con la sua posizione e le circostanze estremamente rare dell’ impatto, hanno fatto sì che l’ auto passasse sotto il rimorchio. «Una tragica fatalità», ha commentato Tesla: «Si tratta del primo incidente mortale dopo oltre 200 milioni di chilometri percorsi con il sistema Autopilot. Negli Stati Uniti, la media è di un solo incidente mortale ogni 150 milioni di chilometri percorsi, e nel resto del mondo di uno ogni 96». L’ azienda ribadisce che ai suoi clienti è comunque richiesto di dare «un consenso esplicito» in cui indichino di essere a conoscenza del fatto che l’ Autopilot è una nuova tecnologia ancora in fase di sviluppo, in caso contrario il sistema non viene attivato. L’ incidente ha provocato l’ immediata caduta del titolo di Tesla in Borsa, che ha aperto con una perdita di oltre il 3%. La vittima, Joshua Brown, 45 anni, un ex militare titolare di una tech company residente in Ohio, era un entusiasta delle vetture di Elon Musk e secondo una ricostruzione della polizia (non confermata) stava guardando un film al momento dello schianto. Lo stesso Brown, per una beffa del destino, un mese prima morire, aveva raccontato come la sua Model S aveva evitato una collisione con un mezzo pesante, sempre in autostrada. «L’ Autopilot mi ha salvato la vita», aveva detto Brown nel video postato su YouTube. Mentre la Nhtsa in Usa ha aperto un’ indagine preliminare per un controllo sui 25 mila veicoli Model S dotati di guida autonoma, quanto accaduto sta già alimentando forti polemiche su questo tipo di vetture, prodotte ormai da quasi tutti i marchi mondiali, la cui filosofia costruttiva punta invece proprio ad eliminare del tutto i rischi di incidenti. Il Codacons – ignorando che la pratica è già assolutamente proibita in Italia e la distinzione tra vetture a guida completamente o parzialmente autonoma – ha già chiesto di «vietare sulle nostre strade i test e la circolazione di auto senza conducente, almeno fino a che non sarà garantita con assoluta certezza la sicurezza dei nuovi sistemi di guida intelligenti». Sul tema, e sui problemi che propone anche a livello normativo, si è aperto da tempo un dibattito soprattutto negli Stati Uniti dove questo tipo di vetture sono già quasi normali sulle strade comuni. E dove lo stesso presidente Obama ha fatto inserire nella proposta di budget per il 2017, uno stanziamento di 4 miliardi di dollari per i prossimi 10 anni dedicato alle “driverless car”. RIPRODUZIONE RISERVATA.
alberto caprotti

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this