22 Giugno 2016

“Acqua sporca”, rinviata per la terza volta l’ udienza sul caso Alaco

“Acqua sporca”, rinviata per la terza volta l’ udienza sul caso Alaco
Ancora
un difetto di notifica: nessuna decisione a un anno e mezzo dalle 16
richieste di rinvio a giudizio. Tra le accuse contestate a dirigenti e
tecnici Sorical anche l’ avvelenamento colposo di acque. Se ne riparlerà
il 13 luglio

   

VIBO VALENTIA Siamo al terzo rinvio: il copione è quello già andato in scena il 21 ottobre 2015 e il 23 marzo scorso. È ormai passato un anno e mezzo da quando, l’ 11 febbraio 2015, il pm della Procura di Vibo Michele Sirgiovanni ha avanzato richiesta di rinvio a giudizio per 16 indagati coinvolti nell’ indagine “Acqua sporca”, ma il processo sul presunto inquinamento dell’ Alaco – un bacino idrico gestito da Sorical che fornisce acqua a moltissimi Comuni del Vibonese e ad alcuni del Catanzarese e del Reggino – ancora non parte. Anche l’ udienza preliminare tenutasi questa mattina al Tribunale di Vibo davanti al gup Lorenzo Barracco, infatti, è saltata a causa di un difetto di notifica ad alcuni degli indagati. L’ udienza è stata quindi rinviata al prossimo 13 luglio, quando si potrebbe decidere, oltre che per i rinvii giudizio, anche per le richieste di costituzione di parte civile avanzate dal Comitato civico Pro-Serre (rappresentato dall’ avvocato Angelo Calzone), delle associazioni Codacons e Articolo 32 (avvocato Claudio Cricenti) e dell’ Adoc (avvocato Paolo Fuduli). Di recente del caso si è occupata anche la Commissione europea, che ha risposto a un’ interrogazione presentata dagli europarlamentari 5 Stelle Ferrara e Pedicini . Mentre lo scorso 31 marzo l’ Alaco è stato al centro di un servizio della trasmissione Le Iene . IL PRESUNTO AVVELENAMENTO DELL’ ALACO L’ inchiesta, condotta dai carabinieri del Nas e dal Cfs, si riferisce al presunto inquinamento del bacino artificiale dell’ Alaco. La struttura – l’ invaso, l’ impianto di potabilizzazione e numerosi altri impianti collegati – è stata sequestrata su richiesta della Procura di Vibo il 17 maggio del 2012 e, a conclusione delle indagini, il sostituto procuratore Sirgiovanni ha chiesto il rinvio a giudizio di 16 persone tra dirigenti e tecnici della Sorical, dell’ Asp di Vibo e di Catanzaro e di alcuni Comuni collegati all’ Alaco. Stando alle accuse, gli indagati si sarebbero resi responsabili, a vario titolo, di avvelenamento colposo di acque, inadempimento di contratti di pubbliche forniture, omissione di atti d’ ufficio e interruzione di un servizio di pubblica utilità. LE RICHIESTE DELL’ ACCUSA Le richieste di rinvio a giudizio riguardano: Sergio Abramo, ex presidente della Sorical ed attuale sindaco di Catanzaro; Giuseppe Camo, presidente pro tempore del Cda Sorical; Maurizio Del Re, amministratore delegato Sorical; Sergio De Marco, direttore generale tecnico Sorical; Giulio Ricciuto, responsabile del compartimento area centro e degli impianti di potabilizzazione; Ernaldo Antonio Biondi, responsabile per la zona di Vibo; Vincenzo Pisani, addetto al servizio interno analisi di laboratorio e processi di trattamento delle acque; Massimiliano Fortuna; Pietro Lagadari; Domenico Lagadari; Fabio Pisani, responsabile pro tempore dell’ ufficio tecnico del Comune di Serra San Bruno; Roberto Camillen, responsabile pro tempore del settore manutentivo del comune di Serra; Francesco Catricalà, dirigente dell’ unità operativa igiene, alimenti e nutrizione del distretto dell’ Asp di Soverato; Fortunato Carnovale, dirigente dell’ unità operativa igiene della nutrizione dell’ Asp di Vibo; Rosanna Maida, dirigente del servizio Attività territoriale e prevenzione e promozione della salute del settore Area-Lea, Domenico Criniti, all’ epoca dei fatti sindaco di Santa Caterina dello Ionio. ACQUA SPORCA 2 Contestualmente alla richiesta di rinvio a giudizio, nel febbraio del 2015 la Procura ha emesso altri 10 avvisi di garanzia destinati a funzionari pubblici e imprenditori – tra cui un ex commissario per l’ emergenza ambientale – di cui non sono stati resi noti i nomi, coinvolti nel secondo filone dell’ inchiesta, che riguarda una presunta truffa sui controlli e sulla classificazione del bacino da parte di alcune società private che operavano per conto della Regione. Sergio Pelaia Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E’ necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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