17 Giugno 2016

Finale con polemica La candidata islamica ha parenti anti Israele Parisi attacca Sala

Finale con polemica La candidata islamica ha parenti anti Israele Parisi attacca Sala

Bisognava arrivare all’ imminenza del ballottaggio perché si spargesse finalmente un po’ di pepe sulla campagna elettorale di Beppe Sala e Stefano Parisi. All’ ennesimo faccia a faccia, mercoledì a «Matrix», i due manager amicissimi hanno messo da parte il fair play e hanno litigato da bravi telepolitici. Parisi ha accusato Sala di mettergli in bocca progetti che non ha («Dice che voglio abolire l’ area C e privatizzare scuole per l’ infanzia e centri per disabili, ma non è vero»), Sala ha risposto piccato («Queste cose le ha dette, Parisi scambia spesso idea»). Poi Sala ha apostrofato Parisi: «Chiedetegli chi c’ era a Palazzo Chigi a capo del Dipartimento economico nel ’92, ai tempi del prelievo forzoso di Amato. Tra parentesi, era lui, ma poi fare i fenomeni è facile». Replica di Parisi: «Sono orgoglioso della vita che ho fatto e non ho mai rinnegato nessuno con cui abbia lavorato, non come hai fatto tu con Letizia Moratti. Caro Beppe, bisogna avere il coraggio della propria vita e non vergognarsene». Sono volati anche uno «Stai zitto!» (Stefano al caro Beppe) e un «Dici balle!» (Beppe al caro Stefano). Dopo una campagna tutta in punta di forchetta, un finale al sangue. Poi ieri è stato il giorno della polemica sulla sociologa Sumaya Abdel Qader, musulmana, responsabile culturale del Coordinamento delle associazioni islamiche di Milano, candidata Pd, ben piazzata come preferenze e quindi consigliera in caso di vittoria di Sala. Ma con marito e mamma che postano su Facebook veementi attacchi a Israele. Su di lei, Parisi fa sapere di nutrire «fortissimi sospetti»: «Il problema è molto grande – dice – perché il Caim ha rapporti con i Fratelli musulmani» e «c’ è un evidente orientamento del Pd a loro favore». Sala ribatte che sostiene sempre Sumaya, «a sua volta minacciata dai fondamentalisti islamici» e «elemento di dialogo con gli islamici» ma condanna le sparate anti Israele dei suoi cari. Parisi chiede «parole chiare» sul diritto di Israele a esistere come lui le ha dette sui nazisti», e qui il riferimento è alla polemica sul «Mein Kampf» distribuito dal «Giornale», schieratissimo con Parisi. Sullo sfondo, il sempiterno problema moschea. Alla fine si farà: per Sala serve a controllare il proselitismo e a chiudere «i luoghi di preghiera illegali e insicuri», per Parisi bisogna che si accertino «i finanziatori». Però è difficile che casi del genere possano davvero scaldare l’ opinione pubblica. E allora meglio collezionare i sostenitori. Sempre su Facebook, Giuliano Pisapia lancia un appello per Sala firmato anche da un po’ di cittadini illustri, o almeno famosi. Si schierano pubblicamente per Sala anche un po’ di soliti noti della cultura milanese, da Gabriele Salvatores a Lella Costa (invece Dario Fo, com’ è noto, ha fatto sapere di essere «tentato» dal voto a Parisi). Endorsement pro Sala anche di Umberto Veronesi, del Codacons e di un nutrito gruppo di cattolici cittadini. Parisi incassa invece, un po’ a sorpresa, l’ appoggio di Antonio Di Pietro. In entrambi i campi si fa di tutto per far dimenticare che dietro i due manager prestati alla politica si sono pur sempre i partiti. Sala chiuderà la campagna oggi con una festa all’ aperto con molti cantanti e pochi politici, men che meno Matteo Renzi. Intanto Albertini spiega che la quota di voti leghisti per Parisi è «assolutamente marginale», il suo pupillo non sarà ostaggio di Salvini come dicono da sinistra. Infatti Parisi la sua campagna l’ ha già chiusa in una discoteca, ma l’ unica a salire sul palco con lui è stata Mara Venier per intervistarlo. Però Parisi annuncia per oggi un flash mob di sostenitori in giallo, il colore della sua campagna. Poi finalmente urne aperte e bocche chiuse. BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI.
alberto mattioli
 
 

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