Finale con polemica La candidata islamica ha parenti anti Israele Parisi attacca Sala
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fonte:
- La Stampa
Bisognava arrivare all’ imminenza del ballottaggio perché si spargesse finalmente un po’ di pepe sulla campagna elettorale di Beppe Sala e Stefano Parisi. All’ ennesimo faccia a faccia, mercoledì a «Matrix», i due manager amicissimi hanno messo da parte il fair play e hanno litigato da bravi telepolitici. Parisi ha accusato Sala di mettergli in bocca progetti che non ha («Dice che voglio abolire l’ area C e privatizzare scuole per l’ infanzia e centri per disabili, ma non è vero»), Sala ha risposto piccato («Queste cose le ha dette, Parisi scambia spesso idea»). Poi Sala ha apostrofato Parisi: «Chiedetegli chi c’ era a Palazzo Chigi a capo del Dipartimento economico nel ’92, ai tempi del prelievo forzoso di Amato. Tra parentesi, era lui, ma poi fare i fenomeni è facile». Replica di Parisi: «Sono orgoglioso della vita che ho fatto e non ho mai rinnegato nessuno con cui abbia lavorato, non come hai fatto tu con Letizia Moratti. Caro Beppe, bisogna avere il coraggio della propria vita e non vergognarsene». Sono volati anche uno «Stai zitto!» (Stefano al caro Beppe) e un «Dici balle!» (Beppe al caro Stefano). Dopo una campagna tutta in punta di forchetta, un finale al sangue. Poi ieri è stato il giorno della polemica sulla sociologa Sumaya Abdel Qader, musulmana, responsabile culturale del Coordinamento delle associazioni islamiche di Milano, candidata Pd, ben piazzata come preferenze e quindi consigliera in caso di vittoria di Sala. Ma con marito e mamma che postano su Facebook veementi attacchi a Israele. Su di lei, Parisi fa sapere di nutrire «fortissimi sospetti»: «Il problema è molto grande – dice – perché il Caim ha rapporti con i Fratelli musulmani» e «c’ è un evidente orientamento del Pd a loro favore». Sala ribatte che sostiene sempre Sumaya, «a sua volta minacciata dai fondamentalisti islamici» e «elemento di dialogo con gli islamici» ma condanna le sparate anti Israele dei suoi cari. Parisi chiede «parole chiare» sul diritto di Israele a esistere come lui le ha dette sui nazisti», e qui il riferimento è alla polemica sul «Mein Kampf» distribuito dal «Giornale», schieratissimo con Parisi. Sullo sfondo, il sempiterno problema moschea. Alla fine si farà: per Sala serve a controllare il proselitismo e a chiudere «i luoghi di preghiera illegali e insicuri», per Parisi bisogna che si accertino «i finanziatori». Però è difficile che casi del genere possano davvero scaldare l’ opinione pubblica. E allora meglio collezionare i sostenitori. Sempre su Facebook, Giuliano Pisapia lancia un appello per Sala firmato anche da un po’ di cittadini illustri, o almeno famosi. Si schierano pubblicamente per Sala anche un po’ di soliti noti della cultura milanese, da Gabriele Salvatores a Lella Costa (invece Dario Fo, com’ è noto, ha fatto sapere di essere «tentato» dal voto a Parisi). Endorsement pro Sala anche di Umberto Veronesi, del Codacons e di un nutrito gruppo di cattolici cittadini. Parisi incassa invece, un po’ a sorpresa, l’ appoggio di Antonio Di Pietro. In entrambi i campi si fa di tutto per far dimenticare che dietro i due manager prestati alla politica si sono pur sempre i partiti. Sala chiuderà la campagna oggi con una festa all’ aperto con molti cantanti e pochi politici, men che meno Matteo Renzi. Intanto Albertini spiega che la quota di voti leghisti per Parisi è «assolutamente marginale», il suo pupillo non sarà ostaggio di Salvini come dicono da sinistra. Infatti Parisi la sua campagna l’ ha già chiusa in una discoteca, ma l’ unica a salire sul palco con lui è stata Mara Venier per intervistarlo. Però Parisi annuncia per oggi un flash mob di sostenitori in giallo, il colore della sua campagna. Poi finalmente urne aperte e bocche chiuse. BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI.
alberto mattioli
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