Processo Carim, la carica dei 150 azionisti
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fonte:
- Corriere Romagna
scontro sull’ ammissione
delle parti civili, la banca solo “parte offesa” senza diritto di
parola il gup si riserva di decidere sulle eccezioni, ma dà un’
accelerata: doppia udienza in pochi giorni
RIMINI. Sono più di centocinquanta gli azionisti che, collettivamente attraverso il Codacons o il Comitato piccoli azionisti, o singolarmente in ordine sparso, chiedono di potersi costituire parte civile nell’ eventuale procedimento a carico degli ex amministratori, manager e membri del collegio sindacale di Banca Carim (Cassa di Risparmio di Rimini) coinvolti a vario titolo nell’ ambito dell’ inchiesta della Guardia di finanza di Rimini per il periodo compreso tra il 2009 e il commissariamento disposto nell’ ottobre 2010. Né la Fondazione, né gli attuali vertici bancari hanno ritenuto, almeno per il momento, di fare altrettanto: la Carim risulta parte offesa e segue l’ evolversi della situazione attraverso un legale nominato ad hoc, senza. Il giudice dell’ udienza preliminare Vinicio Can tarini si è riservato di decidere dopo la pioggia di eccezioni da parte degli avvocati difensori dei venti imputati, secondo il quale il diritto di costituirsi sarebbe ormai prescritto e in ogni caso gli azionisti, in quanto danneggiati indiretti, non dovrebbero essere presi in considerazione. La mag gior parte delle questioni preliminari ha riguardato la mancanza e la tardività delle querele (tre in tutto), un punto chiave per il prosieguo dell’ inchiesta da dirimere in apertura della prossima udienza, fissata per domani, venerdì 17 giugno. L’ eventuale improcedibilità sancirebbe l’ uscita dal processo per molti dei coinvolti e un ridimensionamento della vicenda, specie ai fini risarcitori. Il pm Luca Bertuzzi ha da tempo formalizzato la richiesta di rinvio a giudizio e ribadirà il suo convincimento in avvio di discussione. Il giudice ha imposto un’ accelerazione fissando una ulteriore u dienza, prevista per il prossimo 30 giugno, e prevedendone la prosecuzione per il giorno successivo, 1 luglio. Nel mirino degli investigatori (l’ inchiesta era affidata ai militari del nucleo di polizia tributaria delle fiamme gialle, guidati dal colonnello Marco Antonucci) sono finite in par ticolare sopravvalutazioni di alcune poste di credito (o meglio insufficienti accantonamenti) e omissioni relative alle perdite. Soltanto nei confronti di tre persone, al vertice della banca all’ epoca dei fatti, si ipotizza il reato di associazione per delinquere finalizzata al falso in bilancio e a una serie di reati societari. Si tratta di Giuliano Ioni (ex presidente del Cda e componente del comitato esecutivo); Alberto Martini (ex direttore generale) e Claudio Grossi (ex vice direttore generale). Secondo l’ accusa i vertici dell’ istituto avrebbero partecipato sistematicamente al processo di concessione e revisione delle linee di credito rilasciate dalla Carim in favore di soggetti o gruppi insolventi, per poi omettere dai bilanci (dolosamente) le perdite, già maturate da tempo, relative a mutui e finanziamenti elargiti, ma non assistiti da adeguate garanzie.
andrea rossini
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