A Caserta timbravano e andavano in palestra
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fonte:
- Il Tempo
Antonio Rapisarda • Nel giorno in cui Matteo Renzi ha annunciato in pompa magna che per i “furbetti del cartellino” «la pacchia è finita» con tanto di proposta di licenziamento sprint, arriva da Caserta l’ ennesimo scandalo che riguarda ancora una volta gli assenteisti. Lo scenario dell’ ultimo caso sembra la fotocopia di altre decine che compongono ormai un’ ampia letteratura sul tema: allontanarsi dal proprio posto di lavoro, senza avviso, per dedicarsi alle faccende private, come ad esempio la corsa all’ aria aperta. Tutto questo è emerso dalle indagini culminate nell’ esecuzione da parte dei Carabinieri della stazione di Valle di Maddaloni, delle misure cautelari emesse dal gip del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere nei confronti di 16 indagati, 9 ai domiciliari e 7 sospesi dal pubblico impiego, tutti dipendenti dell’ Asl di Caserta. Secondo ciò che emerso i dipendenti lasciavano il posto di lavoro subito dopo aver registrato la loro presenza attraverso il badge registrando falsamente l’ inizio del servizio, ottenendo così un’ ingiusta retribuzione e arrecando un danno economico all’ amministrazione (dai 450 ai 3.400 euro). Alcuni, utilizzando i badge dei colleghi assenti, ne registravano ingannevolmente l’ inizio del servizio. Singolare, poi, è il caso due medici accusati di falsa attestazione in quanto avrebbero firmato certificati di morte senza neppure essere andati a fare accertamenti sulle persone decedute. Gli indagati quindi, cinque dei quali dirigenti in servizio presso il Distretto 13 di Maddaloni, sono ritenuti responsabili, avario titolo, di truffa e false attestazioni o certificazioni in concorso, con le aggravanti di aver commesso il fatto in danno di un ente pubblico, di aver procurato alla parte offesa un danno patrimoniale di una cer ta entità e con violazione di doveri inerenti a una funzione di pubblico servizio. Ma non finisce qui. Sempre dalla stessa Procura è arrivata la richiesta di giudizio nei con NAPOLI A Napoli gli assenteisti hanno ideato un sistema per “sembrare” presenti. Per questo motivo otto dipendenti dell’ ospedale Cardarelli, impegnati al centralino del nosocomio, sono stati denunciati dalla polizia per truffa aggravata e continuata. Dalle indagini è emerso che su undici dipendenti in servizio presso il centralino, attivo 24 ore su 24 e con la necessarie presenza media di tre unità per turno, ben otto erano ideatori e artefici di un ingegnoso stratagemma che prevedeva la presenza di tre lavoratori quando in realtà in ufficio era solo uno il dipendente nella stanza fronti di oltre il 70 per cento dei dipendenti di Orta di Atella, un altro comune del casertano, dove la percentuale di assenteismo è da record. In questa inchiesta – partita un anno FOGGIA In Puglia sono venti i dipendenti comunali coinvolti nell’ inchiesta sull’ assenteismo. L’ accusa è di truffa ai danni dello Stato. I carabinieri hanno “immortalato” i dipendenti che, a turno, marcavano i badge di colleghi assenti. Tra i dipendenti c’ era chi sospettava la presenza di una telecamera tanto che – come si legge – «alcuni dipendenti alzavano la testa, prima di timbrare, per vedere se ci fossero le telecamere e uno di loro addirittura si serviva della scopa per verificare se vi fossero delle telecamere nella controsoffittatura». ROSSANO Uno degli episodi di assenteismo che riguarda la Calabria è avvenuto a Rossano. Qui la Guardia di finanza ha scoperto una dozzina di furbetti del cartellino dipendenti dell’ Azienda sanitaria provinciale di Cosenza e in servizio a Rossano. I “furbetti” in questione sulla carta si trovano nel posto di lavoro in realtà non erano in ufficio ma a sbrigare faccende o, addirittura, a godersi il mare. Nove dipendenti sono stati colpiti dagli arresti domiciliari e tre sono stati sottoposti all’ obbligo di presentazione all’ autorità giudiziaria fa – risultano indagati, infatti, ben 78 impiegati comunali sui circa 120 presenti (tra cui una persona che timbrava i cartellini dei furbetti in cambio di prebende). Altro dettaglio non trascurabile di questa vicenda è che anche chi, sulla carta, doveva controllare in realtà faceva parte gli interessi del gruppo dei furbetti: nei video degli inquirenti, infatti, si scoprono anche dei vigili urbani timbrare per gli assenti. Davanti a tutto questo non si sono fatte attendere le reazioni da parte delle altre forze politiche. «Beccati! Alla Asl di Caserta nove arresti: timbravano (anche per conto terzi) e poi se ne andavano a casa, a fare la spesa o a fare jogging!». Così su facebook Matteo Salvi ni, segretario della Lega Nord, ha invocato da parte sua misure severe contro quello che definisce un vero e proprio malcostume a danno del contribuente: «Queste scene mi fanno imbestialire! – ha scritto Quanti di voi pagherebbero oro per poter timbrare un cartellino tutti i giorni? Licenziamento immediato e restituzione del maltolto (con gli interessi), per loro e per chi magari sapeva e ha fatto finta di niente». Sul piede di guerra contro i “fannulloni” anche le associazioni dei consumatori. «Se saranno accertati gli illeciti ipotizzati dalla Procura, i furbetti del cartellino dovranno risarcire i cittadini per i danni loro arrecati». A chiedere un risarcimento diretto è il Codacons con il suo presidente Carlo Rienzi. Per l’ associazione – che si costituirà parte offesa nel procedimento giudiario il danno per i cittadini è duplice: «Da un lato il servizio reso dall’ ente pubblico, in questo caso la Asl, subisce un peggioramento a causa dell’ assenza ingiustificata dei dipendenti dagli uffici, dall’ altro vi è uno spreco di soldi pubblici, in quanto i lavoratori infedeli percepiscono stipendio senza lavorare».
antonio rapisarda
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