12 Giugno 2016

Codacons: «Veneto Banca pressioni per l’ aumento»

Codacons: «Veneto Banca pressioni per l’ aumento»

TREVISO Una “bad bank” per Veneto Banca e la Popolare di Vicenza. Se il fondo Atlante nasce per puntellare le ricapitalizzazioni e rendere più profittevoli possibile i prestiti “non performanti”, ecco che il piano viene naturale: separare le due cose creando un veicolo apposito per far confluire le sofferenze dei due istituti. A maggior ragione se sul binario parallelo si lavora alla fusione delle due ex popolari venete. Se ne parla – a livello di ipotesi – da diverse settimane, e in questi giorni il piano sembra prendere forma, almeno sulla carta. La creazione di una bad bank che si faccia carico dei famigerati “npl” (non performing loans) permetterebbe di togliere la zavorra alle due che rimarrebbe come good bank, permettendo di lavorare al suo rilancio. Rilancio operativo ma anche di valore azionario, come diretta conseguenza. È un progetto, per ora, perché prima c’ è da capire come andrà a finire questo aumento di capitale. Davvero i soci locali saranno in grado di trovare il miliardo di euro necessario, completando una sorta di “miracolo” che – secondo rumors del tutto ufficiosi – nei primi due giorni di sottoscrizione avrebbe visto mettere sul piatto già circa seicento milioni di euro? L’ ingresso di Atlante è vincolato alla possibilità di portarsi a casa almeno il 50,1% delle quote di Montebelluna, questa la condizione sine qua non posta dal timoniere, la Quaestio Sgr di Alessandro Penati. Se la sottoscrizione supera metà del vaso, la storia è tutta da scrivere: Atlante si defilerebbe e toccherebbe al mercato riempire l’ altra metà. Non resta che aspettare e vedere: il collocamento chiude il prossimo 24 giugno. Anche Loris Tosi, consigliere dell’ associazione “Per Veneto Banca”, concorda sulla centralità del nodo degli npl. «Al sistema bancario italiano non serviva in questo momento l’ introduzione del bail-in, che rischia soltanto di spaventare e allontanare gli investitori e i grandi clienti dalle banche. Quello che serve è un intervento del Governo non solo sul futuro, ma soprattutto sul presente e sul passato per quanto riguarda i non performing loans, per far in modo che le banche o chi li gestisce possano valorizzarli più rapidamente degli otto anni che sono oggi di media in Italia; un tempo che ha conseguenze devastanti sui bilanci». Dal Codacons, intanto, parte una denuncia che – secondo il presidente Franco Conte – è già diventata un esposto in Procura: «Ci riprovano. Veneto Banca spinge i propri clienti a comprare azioni. Vogliono tosarli di nuovo?». L’ associazione consumatori denuncia «la rete di promotori che sta svolgendo azione di induzione all’ acquisto prospettando rialzi a breve termine che consentirebbe di recuperare i soldi perduti». Conte si dice furioso pronto a segnalare la questione anche a Consob e Banca d’ Italia: «La pressione operata nelle filiali sui correntisti che hanno una qualche disponibilità – dice – è molto più grave di una pubblicità. Stanno invitando i clienti a comprare azioni prospettando una crescita futura del valore, come fosse una scorciatoia per recuperare quanto perso finora. L’ inganno è di tutta evidenza». Gli appelli a comprare, però, in queste settimane arrivano da tutte le parti: imprenditori, associazioni di categoria, sindaci, parlamentari. Tra questi, Laura Puppato e Remo Sernagiotto. «Ecco, ce l’ ho proprio con Puppato e Sernagiotto», è furente Conte, «come possono permettersi di suggerire di comprare azioni Veneto Banca? Posso perdonare la buonafede ma non l’ ignoranza. Vogliono spingere i risparmiatori su un binario morto». Fabio Poloni.
fabio poloni

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