Sciopero nazionale dei netturbini. A Roma l’ 80% di adesioni L’ Italia sommersa dalla spazzatura. Una vergogna mondiale
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fonte:
- Il Tempo
Vincenzo Bisbiglia • I sacchi di plastica traboccano dai cassonetti sfidando la forza di gravità. A terra altri sacchetti, poi cartoni, cartacce, resti di cibo e perfino elettrodomestici. Un paradiso per gli zingari che rovistano e rendono ancora più indecorosi i marciapiedi pieni di cartacce e residui di frutta e verdura; un inferno maleodorante per passanti e residenti, che girano alla larga o che approfittano dei cumuli di immondizia lasciati sull’ asfalto per svuotare le tasche e gettar vii fazzoletti usati. Nonostante gli appelli inascoltati dell’ Ama, l’ inciviltà diffusa ha reso ancora più gravi a Roma gli effetti dello sciopero nazionale di 24 ore dei netturbini, terminato alle 4 di questa mattina. Una protesta a quanto pare molto partecipata: secondo i dati comunicati dall’ Ama, vi avrebbero aderito ben il 70% dei lavoratori, mentre per la Cgil la condivisione dello sciopero a Roma ha toccato punte anche dell’ 85%. I problemi maggiori si sono registrati in periferia, specialmente a est, da Cinecittà a Centocelle, da Tor Sapienza a San Basilio fino alla Borghesiana; caos anche ad over, Casalotti e Primavalle su tutti. In generale, comunque, tutto il territorio capitolino ha visto il fenomeno del cassonetto straboccante, anche zone del Centro Storico come Trastevere e Te staccio. Nonostante la raccolta diffe renziata sia già avviata nella maggior parte dei municipi capitolini, i cassonetti erano arrivati a questo lunedì nero già pieni, provati da due giornate di assemblea e dalla domenica. Non solo. I disagi rischiano di protrarsi per tutta la settimana, se non oltre: nemmeno il tempo di tornare alla normali tà, che dopo domani (2 giugno) arriverà un altro giorno festivo a limitare il personale in strada, mentre si stima che da domani a martedì (5-7 giugno) saranno quasi un migliaio i dipendenti dell’ Ama impegnati ai seggi, fra presidenti, scrutatori e semplici rappresentanti di lista. Un problema, quest’ ultimo, condiviso un po’ fra tutte le municipalizzare di Roma e gli uffici pubblici, che ovviamente assicurano il diritto ai propri lavoratori di arrotondare prestando servizio il giorno delle elezioni. E potrebbe non finire qui. Gli operatori ecologi protestano per il rinnovo del contratto naziona le del lavoro. Se lo sciopero non dovesse dare gli effetti sperati nell’ ambito della trattati vain corso, i netturbini potrebbero tornare ad incrociare le braccia il prossimo 15 giugno, dunque a 5 giorni dal probabile ballottaggio del 20 giugno. Va detto che la frequenza di scioperi del settore rifiuti è tutt’ altro che elevata, a differenza di altri ambiti dei servizi pubblici. Tuttavia, come detto, l’ appello di Ama ai romani di trattenere l’ immondizia in casa per un paio di giorni e non lasciare i rifiuti ingombranti vicino ai cassonetti è rimasto quasi del tutto inascoltato. Anche per la giornata di oggi, in attesa che la situazione torni alla normalità, Ama ha invitato a «non abbandonare in nessun caso sacchetti di rifiuti su strada o ai piedi dei cassonetti; separare scrupolosamente carta, plastica e metallo, vetro e scarti organici conferendo correttamente queste frazioni di rifiuto nei contenitori per la raccolta differenziata che risultano avere capienza residua» e soprattutto che «è vietato depositare sul suolo pubblico tutti quei rifiuti particolari e ingombranti che vanno anch’ essi a recupero e per i quali è previsto il ritiro totalmente gratuito nelle isole ecologiche». Regole di civiltà che dovrebbero valere sempre, e non solo in casi di emergenza. Inutile sottolineare come, nella settimana delle elezioni, l’ argomento rifiuti abbia scatenato il dibattito politico. «Non dobbiamo criminalizzare i dipendenti», ha affermato Alfio Marchini, mentre Roberto Giachetti spera «di incontrare presto i lavoratori». Chi stava direttamente in piazza con i dipendenti era Alessandro Mu stillo, candidato del Partito Comunista. Al contrario, Carlo Rienzi (Codacons) ha lanciato l’ allarme: «C’ è il rischio di epidemie».
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