Matteoli resta a Venezia, associazioni escluse
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fonte:
- Corriere del Veneto
processo mose,
scontro in aula su parti civili e testimoni anche tra avvocati. il
tribunale: orsoni potrebbe aver usato i soldi di mazzacurati per fini
personali. la difesa: una tesi mai sostenuta
VENEZIA Il filone del processo Mose che riguarda la presunta corruzione dell’ ex ministro Altero Matteoli e del suo amico e sodale Erasmo Cinque da parte del presidente del Consorzio Venezia Nuova, Giovanni Mazzacurati, resterà in laguna. E tra quelli che potranno chiedere un risarcimento danni agli ultimi otto imputati rimasti non ci sarà la società civile, dopo che il tribunale ha deciso di escludere le associazioni ambientaliste, il Codacons e l’ avvocato Mario D’ Elia, candidato sindaco alle elezioni di Venezia del 2010 vinte da Giorgio Orsoni, oggi imputato per finanziamento illecito. Sono le prime decisioni prese ieri dal collegio del tribunale di Venezia. Secondo i giudici, il primo atto corruttivo nei confronti di Matteoli sarebbero stati i lavori affidati alla Socostramo di Cinque per le bonifiche di Marghera, i cui contratti vennero firmati a Venezia. «Noi ritenevamo che il processo andasse fatto a Roma, ora dimostreremo l’ estraneità del senatore alle accuse», ha detto l’ avvocato Francesco Compagnam che difende Matteoli. Il collegio ha poi ribaltato la decisione con cui il gup Andrea Comez aveva respinto la costituzione di parte civile del Consorzio nei confronti degli imputati accusati di corruzione, in quanto a sua volta sotto inchiesta per la responsabilità di non essersi adeguatamente «difeso» dalle malefatte dei propri ex vertici. «Non c’ è incompatibilità tra le due posizioni», è scritto nell’ ordinanza, come affermavano gli avvocato Filippo Sgubbi e Paola Bosio. E dunque il Consorzio potrà fare i conti, tra gli altri, anche con Matteoli e Cinque. La discussione si è poi spostata sulle prove. Le varie parti hanno spiegato il motivo per cui hanno citato circa 180 testi, anche se qualcuno ha promesso che li taglierà se non dovessero servire. I pm Stefano Ancilotto e Stefano Buccini hanno citato 24 finanzieri («ognuno parlerà di quello che ha fatto, eviteremo duplicazioni») e tutti i grandi accusatori, tra cui lo stesso Mazzacurati. A quel punto c’ è stato un piccolo battibecco tra difensori, perché gli avvocati Alessandro Moscatelli (difensore di Lia Sartori) e i colleghi Francesco Arata e Carlo Tremolada (difesa Orsoni) hanno chiesto che venisse subito affrontato il tema dei verbali di interrogatorio dell’ ex presidente del Consorzio, che per loro non sono ammissibili in quanto la procura, sapendo dei suoi gravi problemi di salute, avrebbe dovuto fare un incidente probatorio con tutte le parti in causa. A smontare la tesi è stato un altro difensore, l’ avvocato Emanuele Fragasso, secondo cui la strada corretta sarà quella della citazione di Mazzacurati, con tempi più lunghi. «Noi vogliamo un giudizio rapido e siamo anche pronti a rinunciare alla prescrizione», ha detto Arata. «Potete farlo in qualunque momento, anche ora», ha replicato Ancilotto. La difesa Orsoni si è vista anche cancellare dal tribunale i testi che avrebbero dovuto spiegare che l’ ex sindaco voleva patteggiare non per un’ ammissione di colpevolezza, ma per chiudere il bilancio. Sull’ ex sindaco il tribunale ha poi scritto una frase pesante, proprio per escludere il candidato D’ Elia: «Non vi è alcun elemento per dire che le somme illecitamente conseguite in ipotesi d’ accusa siano confluite in quelle utilizzate per la competizione elettorale e non invece trattenute per fini personali». «Una tesi che nemmeno la procura ha mai sostenuto», ha replicato l’ avvocato Tremolada.
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