Ilva, altra falsa partenza Udienza rinviata a giugno
-
fonte:
- La Gazzetta del Mezzogiorno
«manca una notifica». in ballo risarcimenti per 30 miliardi
• TA R A N TO. Nemmeno la quarta udienza in Corte d’ assise basta a far dichiarare aperto il dibattimento per fare chiarezza sul presunto disastro ambientale provocato dall’ attività dell’ ac ciaieria più grande d’ Europa. Dopo i primi tre round vani ficati tra ottobre e dicembre scorsi a causa di un errore procedurale commesso il 23 luglio 2015, quando i 47 imputati (ma in aula ce n’ era no solo due: l’ avvocato Franco Perli e l’ ex poliziotto Cataldo De Michele) furono rinviati a giudizio dal giudice per l’ udienza preliminare Vilma Gilli, e dunque il ritorno al cospetto di un altro gup (la dottoressa Anna De Simone), ieri mattina le parti del processo Ilva si sono ripresentate al cospetto della Corte d’ assise (presidente Michele Petrangelo, giudice a latere Fulvia Misserini e sei giudici popolari) ma la mancata notifica del nuovo decreto che ha disposto il giudizio a Cesare Corti, uno degli uomini di fiducia della famiglia Riva, ha costretto il presidente Petrangelo a rinviare l’ udienza al 14 giugno. Prima del rinvio, la corte ha però incamerato nuove richieste di costituzione di parte civile, tra le quali si segnalano quella dell’ Asl di Taranto, del comitato cittadino lavoratori liberi e pensanti, del Codacons, di alcune cooperative di mitilicoltori, di altre associazioni e di decine di tarantini che lamentano lutti e malattie in famiglia e danni ad abitazioni e proprietà. Numerosissime le parti civili già costituite in udienza preliminare, a partire dai ministeri dell’ Ambiente e della Salute, passando per Regione, Provincia, Comuni di Taranto, Crispiano e Montemesola, Legambiente, i Verdi, Peacelink, gli allevatori che videro i propri di capi di bestiame «sequestrati» all’ alba per essere abbattuti, i sindacati (con la sola eccezione della Uilm di Taranto), operai e singoli cittadini del rione Tamburi anche se la corte d’ as sise, oltre a valutare l’ ammissi bilità delle nuove richieste, dovrà pure esprimersi sulle istanze di Legambiente, dei ministeri dell’ Ambiente e della Salute e della Regione Puglia che intendono chiamare nuovamente in causa le tre società (Ilva, Riva Fire e Riva Forni Elettrici) imputate ai sensi della legge 231 che disciplina la responsabilità amministrativa delle imprese. In sede di udienza preliminare era stata presentata da più parti richiesta di costituzione di parte civile contro le tre società ma il giudice Vilma Gilli l’ aveva rigettata, uniformandosi alla giurisprudenza che ritiene inammissibile la richiesta di costituzione di parte civile perché nella legge 231/2001 tale evenienza non è proprio prevista, e non per distrazione o per dimenticanza, ma per scelta. Silenzio, però, letto in maniera diversa dalle parti in causa che richiamano un pronunciamento della Corte di Giustizia Europea del 9 febbraio 2011. Una battaglia non irrilevante perché ballano miliardi di euro, gli oltre 30 chiesti da tutte le parti civili sia alle persone fisiche che alle società in giudizio. Di associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale, all’ avvelenamento di sostanze alimentari, alla omissione dolosa di cautele suoi luoghi di lavoro, alla corruzione, al falso e all’ abu s o d’ ufficio rispondono i fratelli Fabio (detenuto agli arresti domi ciliari per questo processo) e Nicola Riva, figli del defunto patron Emilio, l’ ex direttore del siderur gico Luigi Capogrosso, l’ ex pr Girolamo Archinà, l’ avvocato Francesco Perli, i fiduciari Lafranco Legnani, Alfredo Ceriani, Giovanni Rebaioli, Agostino Pastorino e Enrico Bessone. Alla sbarra poi ci sono i componenti della galassia Ilva finiti sotto processo per alcuni singoli reati -fine (l’ ex prefetto di Milano, Bruno Ferrante, chiamato alla presidenza dell’ I l va pochi giorni prima del sequestro del luglio 2012), ad esempio Salvatore De Felice (presidente del Pd di San Giorgio Jonico e capolista alle amministrative del prossimo 5 giugno, fatto al centro di roventi polemiche), l’ ex consulente della Procura ed ex preside del Politecnico di Taranto Lorenzo Liberti. Alla sbarra, tra gli altri, l’ ex presidente della Provincia di Taranto, Gianni Florido, il sindaco Ezio Stefàno, accusato di abuso d’ at t i d’ ufficio; l’ ex governatore pugliese Nichi Vendola, per concorso in concussione aggravata con Fabio Riva, Perli, Capogrosso e Archinà, in quanto avrebbe condotto a più miti consigli il direttore dell’ Ar pa, Giorgio Assennato. Processo, infine, anche per tre società, ai sensi della legge 231 del 2001: Ilva, Riva Fire e Riva Forni Elettrici.
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
