30 Aprile 2016

Italia in deflazione giù i disoccupati 90 mila posti in più

Italia in deflazione giù i disoccupati 90 mila posti in più

ROMA. Aumentano i posti di lavoro, cala la disoccupazione – sia quella generale che quella giovanile tornano ai livelli del 2012 – ma non tanto da far ripartire i consumi. Al contrario, la spirale malata della deflazione si rafforza: i listini scendono, ma le famiglie non spendono. Ad aprile, secondo le stime preliminari dell’ Istat, i prezzi sono diminuiti dello 0,4 per cento rispetto ad un anno fa (era meno 0,2 a marzo): una caduta legata soprattutto alla discesa dei prezzi dell’ energia (meno 4,7 per cento), al netto della quale il dato rimarrebbe «positivo» (più 0,3 per cento appena). La tendenza riguarda anche i beni di più frequente consumo, il «carrello della spesa», che si fermato a meno 0,2 sull’ anno e ad un fragile più 0,1 per cento rispetto a marzo. E preoccupa consumatori e sindacati. «La deflazione è una bestia nera – ha commentato il Codacons – dal governo è arrivato un immobilismo colpevole: non ha fatto nulla per spingere domanda e consumi». Eppure dal lavoro è arrivato qualche segnale positivo: dopo la frenata di febbraio è tornato a crescere il numero degli occupati. A marzo ne sono stati registrati 90 mila in più rispetto a febbraio. Mese nel quale però c’ era stata una frenata dovuta all’ anticipo delle assunzioni a fine 2015, per poter accedere a incentivi più vantaggiosi. Positivo anche il bilancio sull’ anno scorso (263 mila occupati in più). Sempre a marzo dunque il tasso di disoccupazione è sceso all’ 11,4 per cento (ai minimi dal dicembre 2012) e anche nella fascia d’ età che va dai 15 ai 24 anni si è fermato a quota 36,7 per cento (5,5 punti in meno rispetto a marzo 2015). Un graduale aumento che ha coinvolto uomini e donne, a parte la fascia di età tra i 25 e i 34 anni, l’ unica che – su base annua – non ha registrato un andamento positivo. Numeri, quelli Istat, che hanno fatto esultare il premier Renzi: «Il Jobs act funziona. Non basta, ovviamente, ma l’ Italia ha cambiato verso». Meno ottimista il presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco: «L’ osservatorio delle nostre parrocchie e delle nostre comunità cristiane non registra ancora questo miglioramento che tutti auspichiamo», ha detto. Critico anche il sindacato: da Susanna Camusso della Cgil che parla di dati da «prefisso telefonico» ad Annamaria Furlan della Cilsl che invita il governo a «non accontentarsi dei decimali». «L’ Italia riparte – ha affermato il leader Uil, Carmelo Barbagallo, commentando le parole del premier – il problema è dove va». ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
luisa grion

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