28 Aprile 2016

Il Tar chiede conto a Bankitalia ma non cambia il destino di Carife

Il Tar chiede conto a Bankitalia ma non cambia il destino di Carife
chiesti approfondimenti sul ‘bail-in’: la nuova udienza sarà il 4 ottobre

di STEFANO LOLLI IL TAR decide di… non decidere, ma ordina a Bankitalia di produrre – entro trenta giorni – documenti e approfondimenti in merito alla valutazione che ha portato all’ azzeramento di Carife e delle altre tre banche. Chi si aspettava una sentenza secca, in merito ai ricorsi promossi dalla Fondazione Carife (e da altri soggetti tra cui il Codacons e la Fondazione CariJesi), è rimasto deluso: i giudici del Tribunale amministrativo del Lazio non cambieranno la storia in corso delle quattro banche. Ieri infatti è stata emessa un’ ordinanza istruttoria nella quale si richiede esplicitamente a Bankitalia di produrre «l’ atto di valutazione definitiva della procedura che ha portato all’ azzeramento del valore dei titoli di Carife, Banca Marche, Banca Etruria e CariChieti», ma anche «una relazione integrativa circa lo stato successivo alla valutazione definitiva, comprensivo di eventuali sopravvenienze». IN PRATICA, il quesito di fondo posto dalla Fondazione Carife se il decreto ‘salvabanche’ sia illegittimo e anticostituzionale, resta senza risposta. Almeno sino al prossimo 4 ottobre, data in cui è stata fissata la prossima udienza di merito. E con l’ iter di cessione delle quattro banche fissato tassativamente entro fine settembre, è un po’ come se il Tar avesse buttato la palla in tribuna; in pratica, qualunque decisione dovesse essere assunta, non inciderà sulla procedura di risoluzione e sulla vendita delle banche. Ma secondo il Codacons, che si dichiara comunque soddisfatto della decisione del Tar del Lazio, «la questione non è chiusa, e ci sono ancora speranze per i risparmiatori». Il fatto che i giudici amministrativi abbiano chiesto un approfondimento sulle eventuali sopravvenienze successive al decreto – riferimento ad esempio al valore attribuito alle sofferenze, stimate inizialmente al 17,3% e solo successivamente rivalutate -, potrebbe secondo l’ associazione dei consumatori «far sperare di veder riconosciuti i diritti dei risparmiatori, ed ottenere il rimborso totale delle obbligazioni azzerate». SEMPRE e solo di obbligazioni comunque si parla; per gli azionisti, a Ferrara i grandi martoriati dal decreto salvabanche, le speranze restano al lumicino. Affidate ormai ben poco anche all’ eventuale pronunciamento del Tar – che nella migliore delle ipotesi entrerà nel merito fra oltre cinque mese – e confinate a questo punto nelle iniziative che potrebbero essere assunte solo dal nuovo acquirente della banca. Che potrebbe (ma si tratta al momento di pura teoria) concedere azioni virtuali, equivalenti ai ‘warrant’ di cui si parlava nel 2015, a chi è rimasto incagliato nell’ azzeramento.
stefano lolli

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