Il «Salvabanche» all’ esame del Tar Rimborsi, è una giornata cruciale
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fonte:
- La Nazione
se i giudici dichiarano illegittimo il decreto, è il caos. i criteri di ristoro
di SALVATORE MANNINO FRA INCHIESTE dei Pm e sentenze di insolvenza, ci mancava soltanto il Tar del Lazio. Quello che oggi si occuperà del ricorso contro il decreto salvabanche del 22 novembre presentato da tre delle fondazioni (Cariferrara, Carichieti e CariJesi) azioniste degli istituti finiti in risoluzione (Banca Etruria compresa) e da altri protagonisti come il Codacons, una delle maggiori associazioni dei consumatori. Cosa succederà in concreto non è in grado di prevederlo nessuno, ma almeno in teoria può venire giù il mondo. In linea di principio, infatti, il tribunale amministrativo della capitale, competente per gli atti emanati dal governo, potrebbe dichiarare l’ illegittimità della parte non legislativa del decreto. Oppure, come chiedono i ricorrenti, può accogliere i dubbi di costituzionalità e inviare le carte alla Consulta. In un caso o nell’ altro, l’ intero castello di carte costruito dal 22 novembre in avanti crollerebbe come a un soffio di vento. E in quel caso bisognerebbe ripartire da zero: niente più risoluzione, niente più risparmiatori azzerati, niente più nuove banche che ripartono da zero sulle ceneri delle vecchie. Il caos, insomma. Ma potrebbe anche non succedere niente, col Tar che rigetta i ricorsi e dichiara legittimo il salvabanche. La giornata è comunque cruciale. COSÌ COME questo lunedì è cruciale per quanto riguarda la questione dei risarcimenti agli obbligazionisti azzerati. Due viceministri all’ economia (i due Enrichi, Morando e Zanetti) e altri fonti informali del governo continuare a insistere: il decreto è questione di ore. Ma i contorni sono sempre nebulosi, anche perchè da Bruxelles la commissaria alla concorrenza Margrethe Vestager, vera vestale dell’ ortodossia europea, è una guardiana inflessibile. Le indiscrezioni parlano ancora di due tipi di rimborso, legati alle fasce di reddito: automatico per quelle più basse (ma nessuno si azzarda più a fare numeri), regolato dagli arbitrati dell’ Authority anticorruzione per gli altri. Le associazioni dei risparmiatori sono inquiete: al massimo, dicono ad esempio le «vittime del salvabanche», il ristoro completo riguarderà un migliaio di situazioni e noi siamo molti di più, nessuno dei quali vuole rinunciare alla sua quota di risarcimenti. LA DOTAZIONE del fondo potrebbe comunque essere portata da 100 a 320 milioni di di euro, il che rappresenterebbe una grossa fetta dei 350-400 milioni andati in fumo nella notte del 22 novembre con le obbligazioni azzerate. Ma anche così fosse, il problema sarà quello delle procedure e dei criteri per i rimborsi, che rischiano di essere enormemente complicati e con poche certezze. A quasi cinque mesi di distanza tutto si può dire meno che ci sia chiarezza su chi riavrà i suoi soldi, quanti e come.
salvatore mannino
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