16 Aprile 2016

Referendum, le ultime scintille

Referendum, le ultime scintille

di Nicola QUARANTA Stop alle trivelle Sì, stop alle trivelle No: chiusa la campagna referendaria promossa dalle Regioni, la parola passerà domani agli elettori. Informazioni utili in primo piano: per il referendum sulle trivellazioni in mare, la chiamata alle urne riguarderà 46.732.590 elettori, di cui 22.465.001 maschi e 24.267.589 femmine, ripartiti nelle 61.562 sezioni elettorali del territorio nazionale degli 8.000 comuni. A questi elettori vanno aggiunti i 3.898.778 elettori residenti all’ estero, di cui 2.029.303 maschi e 1.869.475 femmine, per i quali la modalità ordinaria di espressione del voto è quella per corrispondenza. Gli elettori, per esercitare il diritto di voto potranno dunque recarsi ai seggi dalle ore 7 alle ore 23 di domenica. Lo scrutinio dei voti inizierà nella stessa serata, subito dopo la chiusura delle votazioni ed appena ultimate le operazioni preliminari allo scrutinio stesso. Per la cronaca, e solo per la cronaca: è giunto proprio alla vigilia del voto il pronunciamento del Consiglio di Stato che conferma la data del 17 aprile per il referendum sulle trivellazioni e del 5 giugno per le elezioni amministrative; nessun “Election Day”, dunque. La decisione è maturata ieri con un decreto monocratico del presidente della quarta sezione, Filippo Patroni Griffi; respinti gli appelli proposti dal Codacons e dai Radicali contro le ordinanze. E sempre ieri la battaglia finale tra i due fronti. A lanciare gli ultimi strali, con annesso appello al voto, è il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano. Strali che puntano in alto: «Invitare all’ astensione viola la Costituzione e violare la Costituzione per chi ha giurato di rispettarla ed attuarla equivale ad irrimediabile violazione del proprio dovere». Emiliano lo scrive sul suo profilo Twitter dove pubblica anche il link di un articolo in cui si ricorda che l’ ex capo dello Stato Giorgio Napolitano aveva una posizione diversa sui referendum rispetto a quella attuale. Napolitano, sul referendum del 17 aprile in cui gli italiani sono chiamati a esprimersi sulla durata delle concessioni delle trivellazioni per la ricerca di idrocarburi in mare, ha sposato la linea dell’ astensionismo del segretario Pd e premier, Matteo Renzi. Per l’ ex presidente della Repubblica, infatti, «se la Costituzione prevede che la non partecipazione della maggioranza degli aventi diritto è causa di nullità, non andare a votare è un modo di esprimersi sulla inconsistenza della iniziativa referendaria». Ma l’ affondo è su Renzi: «I Governi sono fatti per la contingenza e anche il Governo meno attento alle politiche energetiche prima o poi va a casa». Piero Lacorazza (Pd), presidente del consiglio regionale della Basilicata, regione capofila nel referendum sulle trivelle, rincara la dose: «Lo dico con rispetto, la posizione del presidente emerito Napolitano, per quanto legittima, non è condivisibile. Ma la successiva esternazione di Renzi rende chiaro come sia in atto un tentativo, altrettanto sbagliato, di ti: votare si significa che le concessioni avranno un termine, e dopo le trivelle saranno smontate. Così si difende il mare, il turismo, l’ economia dell’ Italia. Il resto è una polemica politica che potete fare altrove», ha concluso Lacorazza. Dalla “parte” di Napolitano, invece, l’ ex presidente della Camera, Gianfranco Fini: «Il presidente Napolitano non ha torto, l’ astensionismo è legittimo. La Costituzione non lo prevede e non lo esclude. Chi è contrario al quesito sulle trivelle ha due modi per vedere soddisfatta la sua contrarietà: o votare no o non andare a votare per non far raggiungere il quorum».
nicola quaranta
 

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