Il canone bocciato
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- Cronaca Qui
Con il doveroso ritardo, ma il giusto piglio, il Consiglio di Stato boccia il decreto che impone il pagamento del canone Rai con la bolletta della luce. Troppo sbrigativo, impreciso, farraginoso. E pure fumoso rispetto a una domandina lecita: se il canone non è dovuto, come si restituisce il maltolto? L’ idea di Renzi di collegare la tivù alla lampadina in una sola bolletta incassa un altolà che costringe il Governo a correre di buona lena per apportare le modifiche richieste in tempo per farci il primo balzello sulla bolletta del prossimo luglio. Anzi, a giudicare dai commenti dei tecnici che dovranno fornire integrazioni e chiarimenti c’ è il rischio che il salasso venga posticipato. Politicamente un flop, tecnicamente un accrocchio di regolette che vanno in un’ unica direzione, quella di aumentare le entrate annuali della Rai, da 1,6 a 2,5 miliardi, con una certezza, o quasi: abbassare di molto la soglia di chi fa il furbetto negando di possedere la tivù o tarda a pagare il bollettino di vecchia memoria. Purtroppo l’ aspettativa di un miliardo in più, mica noccioline, ha spinto alla fretta. E così, nel decreto che ha già sollevato in passato la solenne bocciatura degli amministratori dell’ Enel preoccupati per i problemi legati alla fatturazione, delle associazioni dei consumatori e dei sindacati, si è agito con fretta e forse con leggerezza. Per esempio non si è specificato che cosa si intende per “apparecchio televisivo”. E siccome la ricezione dei programmi tivù è possibile anche con smartphone e tablet, il Consiglio di Stato richiede che «si specifichi che il canone è dovuto solo per gli apparecchi domestici in grado di ricevere il segnale digitale terrestre o satellitare direttamente o con il decoder ». Una delle tante precisazioni che impongono risposta. E forse la più semplice. Perché i dolori veri riguardano la tutela della privacy dei cittadini e i sistemi con cui si regolano le richieste di pagamento a privati e aziende. Un caos. Intanto noi tutti ci chiediamo qual è l’ eventuale vantaggio di un canone a 100 euro l’ anno che tuttavia, in bolletta, verrà gravato dall’ Iva e dunque si appesantisce di un ulteriore balzello. Insomma i conti non tornano e il canone in bolletta, oltre a scontentare più o meno tutti, rischia di ingenerare montagne di ricorsi. Per questo forse il Codacons si sente di consigliare al premier di soprassedere. Almeno per quest’ anno. [email protected]
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