15 Aprile 2016

Canone, regolamento da correggere

Canone, regolamento da correggere

● il consiglio di stato rileva «diverse criticità» sulle regole per il pagamento in bolletta. «manca la definizione di apparecchio» ● il sottosegretario giacomelli: non è una bocciatura, solo un invito a modificare alcuni punti poco chiari
R. E. Nuovo stop sul regolamento del canone Rai in bolletta. Stavolta arriva dal Consiglio di Stato, che sospende il suo giudizio sul provvedimento per «diverse criticità» e invita l’ esecutivo a una nuova stesura. Subito si scatena un can can, si parla di «bocciatura» del Consiglio di Stato. A quel punto interviene il governo. «Quella del Consiglio di Stato non è affatto una bocciatura ma un utile suggerimento di integrazioni e chiarimenti peraltro assolutamente nella prassi dei pareri del Consiglio stesso – afferma il sottosegretario alle Comunicazioni, Antonello Giacomelli – È un po’ singolare trasformare nella comunicazione i pareri e i contributi consultivi che servono esattamente a migliorare il testo e che sono accolti da noi con spirito costruttivo in una inesistente bocciatura». I punti critici segnalati dai magistrati riguardano la mancanza di «un qualsiasi richiamo ad una definizione di cosa debba intendersi per apparecchio televisivo, dal momento che sul mercato sono ormai disponibili molti “device” per la ricezione dei programmi». Il secondo punto riguarda il mancato concerto tra i vari enti necessario per trasferire il prelievo da una forma di pagamento a un’ altra. Palazzo Spada rileva che «l’ adozione del decreto non è avvenuta nel rispetto del termine previsto dalla norma di riferimento e che non risulta espresso il concerto del ministro dell’ Economia e delle finanze». Il Consiglio di Stato di sofferma quindi su «alcuni profili di criticità», che dovranno risolversi prima dell’ adozione del regolamento per «non condizionare il grado di efficacia di tale strumento normativo». Innanzitutto la definizione di apparecchio, come abbiamo detto. Per i giudici «precisare che il canone di abbonamento è dovuto solo a fronte del possesso di uno o più apparecchi televisivi in grado di ricevere il segnale digitale terrestre o satellitare direttamente o tramite decoder costituirebbe un elemento informativo particolarmente utile». Insomma, va chiarito che il canone si paga solo su un apparecchio, anche se se ne detengono due o più. L’ altro tema riguarda il procedimento di addebito e riscossione del canone di abbonamento alla televisione, che presuppone uno scambio di dati fra i vari enti: Anagrafe tributaria, Autorità per l’ energia, Acquirente unico spa, ministero dell’ Interno, Comuni e alcune società private. Ma nelle norme non si fa alcun riferimento a questo tema che, «viceversa, potrebbe trovare soluzione quantomeno con la previsione di una disposizione regolamentare che espliciti che le procedure ivi previste avvengano nel rispetto della normativa sulla privacy, sentito il Garante per la protezione dei dati personali». Un ulteriore profilo di criticità è dato dal fatto che «non tutte le norme ivi previste risultano formulate in maniera adeguatamente chiara, tenendo conto dell’ ampia platea di utenti cui le medesime si rivolgono». Ne è un esempio l’ art. 3 del regolamento che, scrivono i giudici, «nell’ individuare, ai fini dell’ addebito del canone, le categorie di utenti, utilizza formule tecniche di non facile comprensione per i non addetti al settore». Una fitta serie di osservazioni che ha dato la stura a una valanga di critiche. Ma Giacomelli replica punto su punto. «Già in aula alla Camera il 6 aprile scorso avevo annunciato l’ intenzione del governo di procedere a una più esplicita e meno tecnica definizione di apparecchio televisivo – dichiara il sottosegretario – a una capillare campagna di comunicazione e a una proroga al 15 maggio dei termini per la comunicazione all’ Agenzia delle entrate delle dichiarazioni di esenzione». Quanto al «mancato concerto» del ministero dell’ Economia «è solo la segnalazione che per il Mef ha firmato il capo dell’ ufficio legislativo e non il capo di gabinetto – aggiunge – Anche sulla privacy, questione delicata e importante, il testo è all’ attenzione del Garante e lavoriamo insieme con spirito costruttivo». «Ora governo e Parlamento devono modificare urgentemente la legge di stabilità, rinviando le scadenza della prima rata al mese di ottobre». È quanto chiede Massimiliano Dona dell’ Unione nazionale consumatori «Erano troppi i quesiti ancora irrisolti aggiunge Dona – ad esempio nel modello di dichiarazione predisposta dall’ Agenzia delle entrate si faceva inevitabilmente riferimento alla nota del ministero dello Sviluppo Economico del 22 febbraio 2012, per niente chiara e superata». «Le critiche più rilevanti riguardano l’ inadeguatezza delle informazioni rese ai cittadini», aggiunge l’ Aduc che parla di linguaggio troppo complesso e regole oscure. Anche il Codacons chiede di sospendere il decreto, per superare i dubbi che sono emersi. Ma il sito dell’ Agenzia delle Entrate ha già pubblicato una nota di chiarimento per compilare la dichiarazione sostitutiva da parte di chi non possiede apparecchi, o chi attiva un’ utenza elettrica nel corso dell’ anno.
 
 

 

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