I ministri fanno quadrato attorno al capo: “disciplina di partito” per l’ astensione
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fonte:
- Il Fatto Quotidiano
Per i comitati promotori del referendum queste sono le ultime ore per convincere gli italiani a recarsi alle urne e votare Sì. I sondaggi circolati durante la giornata di ieri parlano di un’ affluenza prevista in crescita, ma ancora insufficiente per permettere alla consultazione di superare il quorum (i rumors dicono 34%). E la propaganda a favore dell’ astensione messa in piedi dalla macchina del governo non aiuta. Dopo che il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha detto di sperare nel fallimento del referendum, i ministri si sono messi a seguirlo a ruota: ieri hanno annunciato l’ astensione il titolare della Cultura Dario Franceschini , passando per Graziano Delrio , Beatrice Lorenzin fino ad arrivare a Maria Elena Boschi , che fa sapere di voler rispettare quella che una volta veniva chiamata “disciplina di partito”. A fare da contraltare sono almeno le alte cariche dello Stato: in primis il presidente della Repubblica, che ha invitato al voto, poi il presidente del Senato Pietro Grasso e ieri anche quella della Camera Laura Boldrini . Tutti chiedono di non boicottare l’ appuntamento alle urne, pur non prendendo posizione sul quesito. Il ministro dell’ Ambiente Gian Luca Galletti , invece, voterà No perché “preoccupato dalle ricadute occupazionali”. Nella giornata di ieri, peraltro, si sono perse le ultime speranze di arrivare all’ accorpamento tra referendum ed election day delle amministrative di giugno, cosa che – oltre a comportare un risparmio per lo Stato – avrebbe aiutato a raggiungere il quorum. Con due diverse ordinanze, il Tar del Lazio ha respinto le richieste di sospensiva presentate dai Radicali italiani, secondo i quali i giudici comunque non hanno “assolto il governo, ma lo hanno rinviato a giudizio ponendo l’ accento sugli obblighi di informazione”, e del Codacons, che lamentava lo spreco di 300 milioni per lo spacchettamento delle due date. Su quest’ ultimo rilievo, però, il Tar ha fatto notare come ormai parte del danno economico non sia più recuperabile: “L’ amministrazione – scrivono i giudici – ha rappresentato di aver già proceduto a una serie di adempimenti, quindi gli esborsi su cui i ricorrenti avevano fondato la domanda cautelare è da considerare almeno in parte già avvenuto e, dunque, non altrimenti ovviabile”. In questa situazione di incertezza, il fronte del Sì si affida ai vecchi metodi per incoraggiare chi non ha ancora sciolto le riserve personali. A partire dal suggerimento di andare alle urne nelle prime ore del mattino: “Così si convincono gli indecisi tattici”, dice il leader di Possibile Pippo Civati . Anche nel Partito democratico c’ è chi si espone. L’ ex capogruppo alla Camera e leader della minoranza, Roberto Speranza , ha chiesto agli elettori di correggere “l’ errore del gruppo dirigente”, cioè l’ invito all’ astensione, andando a votare. Un altro consiglio dei promotori è di recuperare subito la tessera elettorale e controllare se vi è ancora spazio libero per i timbri: è sconsigliabile andare in massa nelle ultime ore al municipio per chiedere un duplicato; potrebbe finire la carta.
roberto rotunno
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