Il Tar potrebbe fare slittare il referendum
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- Giornale di Vicenza
Cristina GiacomuzzoVENEZIAIl Tar del Lazio oggi potrebbe rinviare la data del referendum sulle trivellazioni da aprile al 5 giugno, cioè quando si terranno le elezioni amministrative in molti Comuni italiani. «Un “election day” permetterebbe di evitare la duplicazione delle spese per la gestione delle due chiamate alle urne», si motiva nel ricorso su cui i giudici dovranno esprimersi. Sì perché, alla fine, l’ accorpamento di consultazione e comunali consentirebbe un risparmio per le casse pubbliche di 300 milioni di euro. È quanto sostiene la Regione del Veneto che ha presentato un ricorso «ad adiuvandum dinnanzi al Tar del Lazio» per sostenere l’ istanza già avanzata da Codacons che punta ad annullare il provvedimento del Governo che fissa al 17 aprile, domenica, la data del referendum. Oggi la sentenza potrebbe lasciare le cose come stanno, cioè confermare il voto a domenica. O, in modo clamoroso, farlo slittare a giugno aumentando di fatto la probabilità di arrivare al quorum.GOVERNO RENZI. In pratica è andata così. Dei 6 quesiti proposti dalle 9 Regioni tra cui il Veneto, ne è stato ammesso soltanto uno. Si chiede agli italiani di abrogare o mantenere la norma della legge di Stabilità che prevede che le concessioni già rilasciate durino finché ha vita il giacimento. In pratica manca un termine. Il 10 febbraio il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto per indire la consultazione popolare. E ha scelto la data: 17 aprile. Da più parti però – dalle associazioni ambientaliste ai presidenti delle Regione contrarie alle trivellazioni, al Movimento 5 stelle – era stato chiesto di accorpare il referendum alle amministrative in un “election day”. E invece niente. «Così non c’ è stato molto tempo per informare i cittadini di come possono esprimersi e utilizzare l’ unico strumento di democrazia diretta che ci resta – critica il presidente del Consiglio regionale del Veneto, il vicentino Roberto Ciambetti -. Non indire l'”election day” è stata una scelta consapevole da parte di chi non vuole che gli italiani si esprimano su questo delicato tema». LA BATTAGLIA. Il Veneto però non si arrende: lo scorso 7 aprile la Giunta Zaia ha dato mandato all’ avvocatura regionale di proporre un intervento in sostegno del ricorso già presentato contro il decreto di fissazione della data di svolgimento del referendum. Un provvedimento che appare «illegittimo perché in violazione del principio del buon andamento dell’ agire pubblico – si legge -, del principio di proporzionalità, di economicità, di ragionevolezza nonché contrario alla piena ed effettiva esplicazione dell’ esercizio della sovranità popolare». Tale scelta ha anche ricadute pratiche: aumenta il rischio astensione. La consultazione per essere considerata valida, si sa, deve raggiungere il quorum. Un’ asticella che si è alzata ulteriormente dopo la posizione del Pd nazionale che ha invitato a disertare la consultazione. E su questo Ciambetti, portavoce del Comitato del Sì al referendum, critica: «Ci sono leggi che puniscono chi fa la campagna per l’ astensione. Ma si sa che in Italia le cose non sempre vanno come dovrebbero. Non a caso il presidente della Consulta ha ribadito l’ invito a votare. Dovrebbero essere le istituzioni a sostenere l’ esercizio del voto». Un voto che potrebbe allineare l’ Italia al resto dei Paesi del Mediterraneo, ricorda Ciambetti: «Il governo francese, quello croato e prima ancora la Slovenia hanno detto stop alle autorizzazioni di nuove trivellazioni. Resta solo il governo italiano: non si capisce perché perseveri nello sfruttamento inadeguato dell’ Adriatico».o.
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