Ambientalisti, D’ Elia e il Consorzio riparte la corsa ai risarcimenti
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fonte:
- Corriere del Veneto
VENEZIA Ci sarà Mario D’ Elia, convinto che se Giorgio Orsoni non avesse avuto tutta quella «potenza di fuoco», cioè i soldi del Consorzio Venezia Nuova, non avrebbe certo potuto ambire ad essere sindaco, ma magari un posto un consiglio comunale anche sì. Ci saranno gli ambientalisti, che da sempre si oppongono al Mose. E anche lo stesso Consorzio, che secondo il gup Andrea Comez non poteva essere nello stesso tempo «carnefice» e «vittima» dei reati di corruzione, ci riproverà. Dopodomani si apre il processo del Mose, o meglio di ciò che ne resta visto che sul banco degli imputati ci saranno solo 8 degli oltre cinquanta indagati del blitz del 4 giugno 2014. E si riparte dalle parti civili, che torneranno alla carica per chiedere un risarcimento da parte di chi ha intascato denaro, fossero «mazzette» in cambio di favori o fossero finanziamenti illeciti delle campagne elettorali. La questione era già stata affrontata dal giudice Comez nel corso dell’ udienza preliminare, con un’ ordinanza letta in aula il 4 novembre scorso, che aveva letteralmente falcidiato la «società civile»: gli ambientalisti (Legambiente, Italia Nostra, Wwf, Ambiente Venezia ed Ecoistituto Veneto), ma anche il Codacons, erano stati esclusi sulla base del principio che il processo verteva su reati non ambientali, ma contro la pubblica amministrazione. La maggior parte di loro si ripresenteranno. Gli ambientalisti con l’ avvocato Elio Zaffalon, il Codacons (sia la sede nazionale che quella veneziana, oltre al «cittadino» Franco Conte, storico leader locale dell’ associazione dei consumatori) con l’ avvocato Giuliano Leuzzi. «Ambiente Venezia è nata in linea diretta dall’ assemblea permanente No Mose e ha continuato l’ attività con petizioni europee e vari ricorsi – spiega lo storico attivista ed ex portavoce Luciano Mazzolin – Abbiamo sempre fatto azioni sul Mose e continueremo a farle, anche perché l’ arrivo dei commissari è stata una mezza delusione: anche loro non stanno operando con la massima trasparenza e non rispondono alla richiesta di aprire un confronto tecnico sulle criticità emerse dallo studio di Principia». «La nostra esclusione è stata ingiusta, noi continueremo a puntare sull’ aspetto ambientale», dice Conte. Ci sarà, come detto, anche D’ Elia, che lamenta di essere stato danneggiato in una campagna elettorale, quella del 2010, «drogata» dai soldi del Consorzio: secondo l’ accusa, infatti, Orsoni avrebbe ricevuto 110 mila euro «regolari», ma solo all’ apparenza, perché versati da aziende legate al Consorzio Venezia Nuova che in realtà era il vero finanziatore (tramite false fatture), e poi altri 450 mila euro «in nero». Accuse che l’ ex sindaco rigetterà. Tornerà alla carica anche il Consorzio, che il gup aveva escluso dalla costituzione di parte civile contro gli imputati accusati di corruzione. La legge 231 prevede infatti la responsabilità amministrativa degli enti che non hanno vigilato sui propri amministratori disonesti relativamente ad alcuni gravi reati (tra cui la corruzione) e dunque il giudice aveva rilevato che non era possibile che il pool delle imprese potesse chiedere un risarcimento, dato che i pm l’ hanno indagato per questa omessa vigilanza. L’ avvocato Paola Bosio cercherà invece di far cambiare idea ai giudici. Non presenteranno invece nuove istanze il Comune di Venezia e la Città metropolitana, che si «accontenteranno» della scrematura già fatta dal primo magistrato, mentre l’ unica ad aver fatto l’ en plein era stata l’ Avvocatura dello Stato.
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