7 Aprile 2016

Nicole, la clinica Gibiino contro i suoi medici

Nicole, la clinica Gibiino contro i suoi medici

 NATALE BRUNO Gibiino contro Gibiino. È l’ ultimo colpo di scena nell’ intricata storia della morte della piccola Nicole Di Pietro a Catania. Ieri, durante l’ udienza preliminare, la casa di cura Gibiino ha chiesto di costituirsi parte civile contro i suoi medici, accusati della morte della neonata subito dopo la nascita, la notte del 12 febbraio dell’ anno scorso. E tra i camici bianchi sotto accusa c’ è anche l’ anestesista Giovanni Gibiino, figlio di Calogero che della clinica è proprietario e presidente del cda. Padre contro figlio in una vicenda piena di zone d’ ombra in cui – caso raro ma non unico – la casa di cura potrebbe trovarsi nella doppia veste di parte offesa e di responsabile. Un’ ipotesi che fa rabbrividire la mamma di Nicole, Tania Laura Egitto: «Ridicoli, non ci sono altre parole. Dopo aver tentato di insabbiare la verità, scaricano le colpe sull’ anello debole della catena, senza farsi scrupoli nei confronti del loro rampollo». La richiesta è stata ufficializzata al gup Alessandro Ricciardolo dall’ avvocato Tommaso Tamburino. «La casa di cura – ha spiegato – ha subito un danno all’ immagine. Anche perché dalle indagini è emerso chiaro che la struttura sanitaria non avesse delle deficienze strutturali». Hanno chiesto di essere parte civile anche i genitori Tania Laura Egitto e Davide Di Pietro, i nonni, i bisnonni e gli zii della bambina, l’ associazione di consumatori Codacons. Il giudice deciderà il 4 maggio. La famiglia incrocia le dita e rilancia: «Del risarcimento ci interessa poco. Ci interessa piuttosto che questi medici vengano radiati dall’ albo. Per due volte l’ assessorato l’ ha chiesto al presidente dell’ Ordine senza ottenere risposta. Non ci sente o fa finta di non sentire?». La procura ha chiesto il processo per la ginecologa Maria Ausilia Palermo, il neonatologo Antonio Di Pasquale e l’ anestesista Giovanni Gibiino, indagati per omicidio colposo. All’ ostetrica Valentina Spanò vengono contestate false attestazioni, mentre il direttore sanitario Danilo Audibert è accusato di favoreggiamento. Le indagini hanno portato a una “verità” ben diversa da quella che il 12 febbraio 2015 accese sulla sanità siciliana i riflettori di un Paese indignato. Nicole- secondo gli investigatori – non morì per i ritardi provocati dai buchi della rete di soccorso del 118 nè per la mancanza di posti nelle terapie neonatali degli ospedali catanesi. Era già morta quando salì su quell’ ambulanza privata che, dopo la “messinscena” delle chiamate al 118, i responsabili Gibiino fecero arrivare per un inutile viaggio verso l’ ospedale di Ragusa. Quel che è certo è che nella clinica non nascerà più nessuno. L’ assessore Baldo Gucciardi ha revocato l’ accreditamento per i parti. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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