Il potere d’ acquisto delle famiglie in lieve aumento
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fonte:
- L`Unione Sarda
ROMA Qualcuno, nella compagine governativa, esulta, ma la crescita del potere d’ acquisto delle famiglia – +0,8% registrato dall’ Istat nel 2015 – è veramente poca cosa, e le associazioni sono fortemente critiche. «I dati svelano, ancora una volta, tutto l’ ottimismo dell’ Istat. Un ottimismo fuori luogo, a nostro avviso. Basterebbe pensare a quanto spendono le famiglie per mantenere figli e nipoti disoccupati, per capire in quali condizioni realmente si trovano i loro bilanci», affermano Federconsumatori e Adusbef. Tenuto conto dell’ inflazione, il potere di acquisto delle famiglie è aumentato nel 2015 dello 0,8%. Nel quarto trimestre si è ridotto dello 0,7% rispetto al trimestre precedente e dello 0,9% rispetto al quarto trimestre del 2014. Lo scorso anno gli investimenti fissi lordi delle famiglie consumatrici sono aumentati dello 0,5% e il tasso di investimento (definito dal rapporto tra investimenti fissi lordi delle famiglie consumatrici, che comprendono esclusivamente gli acquisti di abitazioni e reddito disponibile lordo) è rimasto stabile, rispetto al 2014, al 6,2%. Nel quarto trimestre del 2015, il tasso di investimento delle famiglie consumatrici è stato pari al 6,2%, in aumento di 0,1 punti percentuali rispetto al trimestre precedente e invariato rispetto al corrispondente trimestre del 2014. «L’ aumento appare insufficiente e al di sotto delle aspettative», dice il Codacons. «Il potere d’ acquisto non poteva che aumentare, dopo anni di continua diminuzione che hanno fortemente impoverito le famiglie», spiega il presidente dell’ associazione, Carlo Rienzi, «l’ incremento dello 0,8% è ancora insufficiente a colmare l’ enorme gap con il passato: dal 2007 al 2014, infatti, il potere d’ acquisto degli italiani è calato del 12%, e i consumi nello stesso periodo si sono ridotti per un importo pari a 80 miliardi di euro. Ciò significa che di questo passo ci vorranno almeno 15 anni per tornare ai livelli di potere d’ acquisto pre-crisi». «Un aumento ancora potenziale che fatica a trasformarsi in consumi reali», sottolinea Confesercenti. «Nonostante questo importante stimolo la sensazione degli operatori è che in questo avvio di 2016 la spesa delle famiglie sia ancora al palo. Il dato conferma in termini numerici anche la flessione della fiducia da parte delle famiglie, che ha portato ad una contrazione della domanda di beni, con inevitabili ricadute sul comportamento delle imprese, improntato alla cautela».
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