5 Aprile 2016

Il potere d’ acquisto cresce dopo 8 anni Case poco più care

Il potere d’ acquisto cresce dopo 8 anni Case poco più care
i dati istat 2015 rilevano aumento della spesa la pressione fiscale corretta dal salva -banche

USA, I VESTITI TRAINANO PIÙ DEI PC I vestiti trainano più della tecnologia, un segno dei tempi. Negli Stati Uniti le vendite online di abbigliamento e accessori hanno superato quelle dei computer, da sempre una delle principali categorie del commercio elettronico. A trainare il sorpasso, ironia della sorte, un mezzo tecnologico come lo smartphone che consente gli acquisti facili in mobilità. E anche un gigante come Amazon che sta spingendo sempre di più sull’ abbigliamento. In Italia, invece, la moda cresce ma non ha ancora superato l’ informatica nelle vendite online. Secondo una ricerca di comScore, società che misura il mondo digitale, le vendite attraverso l’ eCommerce di entrambe le categorie, vestiti e computer, sono cresciute ma il settore abbigliamento ha visto un incremento maggiore: nel 2015 il primo ha segnato un +19% (pari a 51,5 miliardi di dollari) contro un +5,3% dei computer, sia da scrivania sia portatili (pari a 49,9 miliardi di dollari). Dispositivi che un tempo davano una notevole spinta alle vendite ma che ora, complice la sempre più marcata penetrazione dei dispositivi mobili, sono in costante calo a due cifre (secondo gli ultimi dati Idc di gennaio 2016 le vendite mondiali hanno segnato 10,6%). ROMA. Il potere d’ acquisto riprende fiato mettendo a segno il primo rialzo dopo otto anni. L’ Istat registra, infatti, un aumento dello 0,8% nel 2015, frutto di un rialzo del reddito non scalfito dall’ inflazione. Una boccata d’ ossigeno per gli italiani che, non a caso, hanno aumentato i consumi, lasciando fermi i risparmi. È questa la fotografia dell’ Istat sui budget familiari. Guardando, invece, ai conti dello Stato, il deficit al 2,6% viene confermato, ma è stata rivista al rialzo, rispetto alle stime, la pressione fiscale (al 43,5% dal 43,3%). Una correzione su cui – spiega l’ Istituto di statistica – pesa il decreto “salva -banche”: le risorse versate dagli istituti di credito al fondo figurano come «imposte indirette». Fin qui i dati che riepilogano l’ intero 2015. Ma, analizzando trimestre per trimestre, è evidente che le buone notizie per i portafogli delle famiglie siano il frutto dei primi nove mesi dell’ anno. Negli ultimi tre mesi c’ è stata, invece, una flessione almeno a livello congiunturale (-0,7% per il potere d’ acquisto e -0,6% per i redditi correnti). Dall’ Istat chiariscono che non c’ è un fattore scatenante alla base dei ribassi, ma si è trattato di un rimbalzo negativo, di un aggiustamento tecnico, vista la crescita sostenuta dei mesi precedenti. E comunque il risultato annuo è un aumento del potere d’ acquisto, grazie a un +0,9% dei redditi (contro un magro +0,1% dell’ inflazione). Da ogni trimestre la si prenda, non delude invece la spesa che chiude l’ anno a +1%. Il dato, però, non soddisfa le associazione dei commercianti, come Confesercenti: la «sensazione degli operatori è che, in questo avvio del 2016, la spesa delle famiglie sia ancora al palo». Ancora più netta la posizione di Codacons che definisce «insufficiente» il miglioramento. La propensione delle famiglie a mettere da parte, una volta indice d’ italianità, resta immobilizzata all’ 8,3%. Non si muove neppure il tasso d’ investimento, anche se il mercato immobiliare si è risvegliato e i prezzi cominciano a risentirne. Sempre l’ Istat, infatti, rileva come il mattone sia diventato un po’ meno economico: nel 2015 la discesa dei prezzi delle case si è arresta ta al -2,4% (era -4,4% l’ anno prima), ma il terreno perso durante gli anni di crisi rappresenta ancora una prateria, tanto che rispetto al 2010 i listini sono più bassi del 13,9%. Il ribasso nella media annua è dovuto a una flessione del 2,8% dei prezzi delle abitazioni esistenti (dopo il -5,2% del 2014) e dell’ 1,3% dei prezzi di quelle nuove (era -2,2% nel 2014). L’ Istat spiega che «il ridimensionamento del calo in media d’ anno dei prezzi delle abitazioni» si è «manifestato in presenza di segnali di ripresa dei volumi compravenduti». Al riguardo, viene ricordato il rialzo del 6,5% registrato per il 2015 dall’ Osservatorio del mercato immobiliare dell’ Agenzia delle entrate (settore residenziale). Guardando agli ultimi tre mesi dell’ anno, l’ Istituto segnala come l’ indice dei prezzi delle abitazioni acquistate dalle famiglie, sia per fini abitativi sia per investimento, diminuisca dello 0,2% a livello congiunturale e dello 0,9% su base annua (era -2,3% nel trimestre precedente). «La progressiva riduzione dell’ am UN MILIONE DI MINORI INDIGENTI ASSOLUTI.
 
 

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