29 Marzo 2016

DUE PESI E DUE MISURE

DUE PESI E DUE MISURE
etruria e vicenza: quante disparità

di SERGIO ROSSI NON TUTTO il mondo è paese e questa città ne sa qualcosa. Emblematica la vicenda di Banca Etruria se comparata con la Popolare di Vicenza che avrebbe dovuto essere sua sposa se il disegno di Bankitalia fosse andato a dama. La storia è nota, l’ Organo di Vigilanza chiedeva all’ Etruria di aggregarsi a un istituto di elevato standing, appunto individuato nella banca di Vicenza all’ epoca guidata da Gianni Zonin, direttore generale Samuele Sorato. Le nozze naufragarono quasi all’ altare e pure questa è vicenda nota: Bankitalia imputa all’ ultimo coda di aver fatto fallire l’ aggregazione, mentre il presidente di quel consiglio di amministrazione, Lorenzo Rosi, sostiene carte alla mano che furono i veneti a sfilarsi, non avendo affatto intenzione di acquistare. Ciò che è successo in seguito alimenta i dubbi sulla fusione: se Etruria è andata in risoluzione travolgendo nella caduta migliaia di obbligazionisti subordinati, Vicenza a sua volta ha vissuto un anno orribile, con perdite devastanti, valore delle azioni ridotto ai minimi termini, presidente e direttore generali travolti dalla crisi. E, ultimo passo, il voto per la trasformazione in Spa in un’ assemblea dal clima di corrida. LE DIFFERENZE sono però evidenti. Il crac Etruria, oltre ai problemi per i risparmiatori, ha innescato cinque inchieste, una richiesta danni a 35 ex amministratori per trecento milioni, un procedimento per bancarotta relativo alla liquidazione dell’ ex dg Luca Bronchi. A Vicenza tutt’ altra storia. Il 2015 si è chiuso con una perdita di 1,4 miliardi, ma con buonuscita da 1 milione per Zonin e da 4,6 per Sorato. In più è stata appena bocciata dalla seconda assemblea l’ azione di responsabilità chiesta da un gruppo di piccoli soci, e dal rappresentante del Codacons; decisione definita «folle» dal viceministro all’ Economia Enrico Zanetti che si è detto «esterrefatto». La proposta prevedeva di dare mandato al nuovo cda di giugno di perseguire amministratori, sindaci e dirigenti che con le loro condotte hanno contribuito al dissesto. Proposta bocciata, via libera invece ai compensi milionari della dirigenza: per il vertice sono stati spesi 16,7 milioni, il 52% in più del 2014.
sergio rossi

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