Popolare Vicenza boccia l’ azione di responsabilità
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fonte:
- Gazzetta del Sud
si è rivelata decisiva la scelta del 43,29% di asternersi sul voto
Paolo Algisi VICENZA Ancora tanta rabbia all’ assemblea della Popolare di Vicenza, riunitasi per la seconda volta in meno di un mese per approvare il bilancio 2015, chiuso con una perdita di 1,4 miliardi, e le politiche di remunerazione del management, segnate da buonuscite per i dirigenti indagati e di “welcome bonus” per i nuovi. L’ afflusso è meno consistente rispetto al 5 marzo, quando tra fischi e contestazioni era stata approvata la trasformazione in Spa, l’ aumento di capitale da 1,76 miliardi e la quotazione in borsa, ma molti dei soci (circa 1.300 di persona e 3.300 con le deleghe) hanno continuato a manifestare indignazione per un cda composto per due terzi da consiglieri già in carica sotto la gestione di Gianni Zonin, sotto indagine per aggiotaggio e ostacolo all’ attività di vigilanza. A rendere la giornata più amara, è stata la bocciatura del l’ azione di responsabilità chiesta da Renato Bertelle e dal rappresentante del Codacons Veneto, Franco Conte. Una decisione definita «folle» dal sottosegretario all’ Economia Enrico Zanetti. La proposta sintetizzata dal presidente della Bpvi, Stefano Dolcetta, prevedeva di dare mandato al prossino cda di perseguire amministratori, sindaci e dirigenti che hanno contribuito al dissesto della banca. Il sì di 1.346 soci (38,05% del capitale presente) non è bastato, in quanto ai 169 soci contrari, in rappresentanza del 18,65% del capitale, si sono saldati i 1.357 astenuti (43,29%). Decisivo l’ invito di Dolcetta a rinviare l’ argomento a giugno per permettere alla banca di «lavorare nella massima serenità» in un «momento estremamente delicato». «Il drago c’ è ancora, non si ver gogna e va avanti» ha detto Ber telle, mentre il Codacons se l’ è presa con il «monismo dei veneti» e la «cinica glaciale cupola» che controlla la banca. L’ assemblea ha invece approvato sia il bilancio (sì dal l’ 89,5%) che le politiche di remunerazione (72,7%). Proprio i compensi milionari sono stati l’ ennesimo boccone amaro. Un milione per Zonin, 4,6 milioni per l’ ex ad Samuele Sorato, buonuscite complessive per 5,2 milioni e bonus di entrata per 2,7 milioni, di cui 1,8 milioni per Io rio, che, in soli sette mesi, ha in cassato 2,7 milioni. Per il vertice sono stati spesi 16,7 milioni, il 52% in più del 2014. «Vergogna» ha detto Giuliano Xausa della Fabi, ricordando che i dipendenti non percepiscono il premio di produttività da cinque anni. «La maggior parte di noi è rovinata, prendiamoci le tenute di Zonin» ha arringato una pensionata, mentre il rappresentante del coordinamento “Don Enrico Torta” ricordava il dramma di chi ha perso tutto: «Abbiamo salvato più di 100 persone che volevano suicidarsi». Iorio ha giustificato il suo compenso con la rinuncia a bonus maturati, la fir madi un patto di fidelizzazione e l’ addio a un incarico importante per affrontare «una sfida professionale importante ma anche molto rischiosa».3.
paolo algisi
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