27 Marzo 2016

Dalla tribuna voce alla rabbia «I compensi sono troppo alti»

Dalla tribuna voce alla rabbia «I compensi sono troppo alti»

«Ora può intervenire il socio Porco Peppino. Porco Peppino. Porco…». Alla terza chiamata Stefano Dolcetta si sente un po’ come Boe, il barista dei Simpson, e intuisce che il socio Porco Peppino è in realtà un’ invenzione di qualche buontempone che ha ancora voglia di scherzare. Il momento esilarante arriva verso la fine di un’ assemblea condotta con grande autorità dal presidente della Popolare. Non che ci siano molti motivi per sghignazzare: il bilancio è come la fossa delle Marianne e molti soci ripetono accuse già sentite all’ assemblea del 5 marzo. Stavolta con qualche decibel in più, specie dopo aver letto gli importi riconosciuti all’ ex presidente Zonin, ai consiglieri, al management, passato e presente.Margherita Toniolo, pensionata, la mette giù piana: «A Zonin avete dato un milione di euro e io dico che noi che abbiamo perso tutto dobbiamo andare a prenderci le sue vigne». Più tecnico Maurizio Dalla Grana: «Votiamo l’ azione di responsabilità e poi chiediamo il sequestro conservativo dei beni di chi ci ha portato in queste condizioni. Così si fa l’ interesse della banca, non crede dottor Iorio?». La risposta del consigliere delegato arriva in differita mescolata alle altre: «Stiamo valutando il da farsi».È comunque l’ assemblea delle fratture. Oltre a quella che spacca in due il Cda, spiccano anche i malumori dei dipendenti che però in assemblea adesso pesano poco o niente. Giuliano Xausa, segretario nazionale Fabi e dipendente della banca, fa capire che l’ entità dei compensi dirigenziali vecchi e nuovi non è stata gradita. «I 5.500 dipendenti – ricorda – non prendono la quota di retribuzione legata alla produttività da 5 anni e sono mille euro annui. Credo che coloro che ci hanno portato in queste condizioni dovrebbero restituire quello che hanno preso. Oppure dovremmo essere noi ad andare a reclamare quei soldi».Luigi Ugone, dell’ associazione “Noi che credevamo nella BpVi”, si dice convinto che «questa banca verrà smembrata» e ribadisce il suo no a tutti i punti, tranne ovviamente all’ azione di responsabilità. Che però verrà respinta. Cosa che fa imbestialire l’ avv. Renato Bertelle che l’ aveva presentata. «Il drago c’ è ancora – attacca – non si vergogna e va avanti. Sono ancora là e si prendono i loro soldi e sembra che abbiano anche determinato l’ esito dell’ azione di responsabilità. Nei loro confronti ci sono le denunce e combatteremo contro di loro fino all’ accertamento dei reati commessi». «Vergogna, avrete la guerra di noi poveri derelitti che sperano nella giustizia», rincara la dose Pasquale Conte del Codacons che ha contribuito alla formulazione del documento. E lascia un ricordo anche ai politici che questa volta («Meglio così») hanno disertato l’ assemblea: «Dove siete voi di fronte a questo Vajont del risparmio veneto che sta trucidando le prospettive delle persone?». Vittorio Gemo, un sostenitore storico di Zonin, puntuale autore di interventi ironici ed elogiativi nelle assemblee degli ultimi anni, non perde il gusto della battuta ma confessa di non dormire da due mesi. «Mi sento tradito ma credo che l’ unico modo di reagire sia quello costruttivo: farò l’ aumento di capitale per mediare e speriamo in bene». Prima di andare a casa due azioniste si avvicinano a Iorio e quasi lo implorano: «Si ricordi di noi». Promesse sul prezzo delle azioni non può certo farne. «Ma c’ è il mio impegno morale, oltre che il dovere giuridico, di sedermi ai tavoli di conciliazione che ho intenzione di organizzare entro qualche settimana». Su Unicredit che vorrebbe defilarsi dalla garanzia, Iorio crede «che tenga fede a quello che è stato concordato anche se le condizioni di mercato non sono favorevoli. E confido nell’ aiuto del territorio». Si faccia avanti Porco Peppino. oMA.SM.COPYRIGHT.
 

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