19 Marzo 2016

Vecchia Carichieti istanza di fallimento

Vecchia Carichieti istanza di fallimento
fissata a maggio l’ udienza per decidere lo stato di insolvenza

IL CASO La richiesta di dichiarazione di stato insolvenza è stata depositata dal commissario liquidatore: ora tocca al Tribunale fallimentare di Chieti in composizione collegiale pronunciarsi. E se anche la vecchia Carichieti subirà la sorte delle altre tre banche sottoposte a risoluzione ovvero Banca Etruria, Cari Ferrara e Banca Marche, banche per le quali lo stato di insolvenza è stato già dichiarato dai rispettivi Tribunali fallimentari, si apriranno nuovi scenari, soprattutto sul versante giudiziario e delle responsabilità penali. L’ avvocato di Roma Massimo Bigerna è il commissario nominato dalla Banca d’ Italia dopo che Carichieti è stata posta in liquidazione coatta amministrativa a dicembre scorso dell’ anno scorso. L’ udienza in camera di consiglio per decidere sull’ istanza di insolvenza è stata fissata per maggio, relatore è il giudice Nicola Valletta. Qualora per la Carichieti in liquidazione sarà acclarato lo stato di insolvenza, gli atti verranno trasmessi alla Procura della Repubblica che, sulla base di quello che si profila come un vero e proprio fallimento, può aprire un’ inchiesta per bancarotta e altri reati fallimentari e far luce sull’ operato dei vecchi amministratori e dirigenti. LE CIFRE Quanto alle cifre, per ora le uniche certezze arrivano solo dal rapporto che il governatore della Banca d’ Italia Ignazo Visco inviò al ministro dell’ economia Piercarlo Padoan: al 31 dicembre del 2013 Carichieti aveva sofferenze per 453,8 milioni e previsioni di perdite per 304,7 milioni, la redditività era ampiamente negativa con una perdita di esercizio di 11,4 milioni, il patrimonio di vigilanza, pari a 175 milioni, risultava a fine 2013 appena adeguato al rispetto dei requisiti normativi. Carichieti a settembre del 2014 venne commissariata perchè nella primavera una ispezione che Bankitalia definisce decisiva, fece emergere, oltre al marcato peggioramento dell’ intero quadro economico-patrimoniale, irregolarità e violazioni normative di particolare gravità ovvero un persistente contesto di opacità informativa nei confronti della Vigilanza; incoerenza dei processi decisionali; gravi anomalie nell’ amministrazione; assenza di autonomia di giudizio della banca rispetto alla Fondazione controllante; gestione non rigorosa dei rapporti con parti correlate. Poi a novembre dell’ anno scorso il provvedimento che ha posto in risoluzione Carichieti e le altre tre banche. L’ applicazione del bail in ha fatto svanire i soldi di 720 risparmiatori possessori di obbligazioni subordinate, ma le prime ad azzerarsi sono state le azioni: la Fondazione ne possedeva per 70 milioni. Nel frattempo alla Procura teatina sono arrivate numerose querele da parte di risparmiatori che si sentono truffati per aver visto svanire i loro soldi, e un esposto del Codacons che nelle scorse settimane ha portato all’ apertura di un fascicolo. Alfredo D’ Alessandro © RIPRODUZIONE RISERVATA.
 
 

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