Vecchia Banca Marche insolvente
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fonte:
- Il Messaggero
il tribunale di ancona ne ha dichiarato il fallimento «a novenbre 2015 non era in grado di garantire pagamenti» ora la procura aprirà un altro fascicolo d’ inchiesta: bancarotta comune di jesi e codacons preparano la costituzione di parte civile
LA SENTENZA ANCONA La vecchia Banca Marche è insolvente. Con una sentenza di 12 pagine, ieri, il Tribunale fallimentare di Ancona ha decretato il fallimento del vecchio istituto di credito marchigiano, accogliendo le istanze della Procura di Ancona e del commissario liquidatore Bruno Inzitari. La decisione apre nuovi scenari anche sul fronte penale. I magistrati che si occupano di BM apriranno un terzo fascicolo d’ inchiesta per bancarotta e altri reati fallimentari. Indagine che si somma alle due in corso: quella che coinvolge 36 persone tra ex amministratori di BM e imprenditori, accusati di reati tra cui appropriazione indebita, corruzione tra privati, ostacolo alla vigilanza e associazione per delinquere, e il procedimento stralcio in cui è stato chiesto il giudizio per l’ ex dg Massimo Bianconi e per gli imprenditori Davide Degennaro e Vittorio Casale per corruzione tra privati. Le ragioni che hanno portato il collegio presieduto da Francesca Miconi a dichiarare l’ insolvenza si fondano sull’ irreversibilità dello stato di crisi, riscontrato sin dal 2013, quando BdM aveva chiuso il bilancio 2012 con una perdita di 528 milioni. Deficit poi aumentato nei due anni e mezzo di amministrazione straordinaria fino a superare i 900 milioni. Una Caporetto. Tanto che a novembre nelle casse del vecchio istituto di credito marchigiano non c’ era praticamente più liquidità. «BdM – scrivono i magistrati nella sentenza – si trovava in una situazione di tale carenza di liquidità da non poter assicurare i pagamenti giornalieri». Respinte le obiezioni delle Fondazioni Cassa di risparmio di Jesi e Cassa di risparmio di Pesaro, che si erano costituite in giudizio per opporsi alla dichiarazione d’ insolvenza, nella sentenza il collegio ricorda come già nel 2013, con la chiusura del bilancio 2012, la vecchia Bdm «si trovava in stato di deficienza patrimoniale rispetto ai requisiti prudenziali: il patrimonio di vigilanza ammontava a 996 milioni, con una deficienza patrimoniale di 202 milioni. Il rapporto tra il patrimonio e gli impieghi era ridotto al 6,65% e dunque inferiore al minimo prudenziale dell’ 8%». Nelle 12 pagine i giudici ripercorrono anche le principali tappe dei due anni e mezzo di amministrazione straordinaria, citando i vari tentativi caduti nel vuoto di reperire investitori e il tentativo di intervento del Fidt (Fondo Interbancario Tutela Depositi) che prevedeva un aumento di capitale fino a 1,2 miliardi di euro, bocciato dalla Commissione Europea. Tutti segnali, secondo i magistrati, della «gravità della situazione patrimoniale» e della «irreversibilità della citata condizione». Questi i presupposti che hanno portato il collegio anche a rigettare i ricorsi delle Fondazioni Carisj e Caripesaro che, oltre a sollevare alcune questioni di costituzionalità, in aula, lo scorso 7 marzo, avevano obiettato la stima all’ eccessivo ribasso dei crediti deteriorabili, svalutati fino al 17%, e sostenuto come le istanze di Procura e commissario liquidatore non tenessero conto dei dati relativi ai due anni e mezzo di commissariamento. A ulteriore dimostrazione del dissesto della vecchia BdM, il collegio ricorda poi la missiva con cui il 4 novembre i commissari avevano segnalato a Bankitalia il rischio della sospensione dei pagamenti. La situazione stava preciptando, tanto che il buffer di liquidità era sceso al di sotto della soglia minima dei 200 milioni. Soddisfatto per il verdetto il commissario liquidatore Inzitari, che definisce la sentenza «giusta e tempestiva», mentre il Codacons e il Comune di Jesi annunciano la costituzione di parte civile in un eventuale processo per bancarotta. Intanto ieri, il responsabile della vigilanza Consob Filippo Macaluso, è stato ascoltato dalla commissione regionale d’ indagine Ascoltato in Regione anche Fabio Tombari, presidente della Fondazione Carifano. Letizia Larici © RIPRODUZIONE RISERVATA.
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