Bm, la Fondazione chiede 26 milioni a Bianconi
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fonte:
- Il Resto del Carlino
pesaro e jesi passano al contrattacco e si costituiscono parte civile
SULLA VICENDA della vecchia Banca Marche, le Fondazioni Cassa di Risparmio di Jesi e Cassa di Risparmio di Pesaro passano al contrattacco. Le due Fondazioni, rappresentate dagli avvocati Antonio Mastri e Aldo Valentini, intendono costituirsi parte civile nel processo per corruzione tra privati a carico di Massimo Bianconi, ex direttore generale di Bdm, e degli imprenditori Vittorio Casale e Davide Degennaro, cui chiedono un risarcimento di 26,5 milioni di euro. Nel frattempo hanno già presentato opposizione alla dichiarazione di insolvenza della vecchia Banca Marche, che sarà discussa lunedì prossimo davanti al giudice fallimentare su istanza della Procura e del commissario liquidatore Bruno Inzitari. LE CONTROMOSSE delle Fondazioni sono state annunciate ieri in occasione dell’ udienza preliminare davanti al gup Paola Moscaroli, che deve decidere se rinviare a giudizio Bianconi, Casale e Degennaro nell’ ambito di un’ inchiesta stralcio sul buco miliardario di Banca Marche. Nel caso in discussione ieri, rinviato al 20 aprile per impedimento di un legale di Degennaro, il pool di magistrati che indaga sul default di Bdm ha ipotizzato un rapporto corruttivo tra l’ ex direttore e i due imprenditori, cui sarebbe stato concesso credito facile in cambio di un’ operazione immobiliare molto vantaggiosa per Bianconi e che ruota attorno a una palazzina in via Archimede, a Roma. Lo scambio di favori, per gli avvocati Mastri e Valentini, rappresenta uno dei tasselli che hanno portato al dissesto della banca, annullando due secoli di risparmi. La Fondazione Carisj lamenta un danno di 16,5 milioni di euro (il valore delle obbligazioni subordinate e gli interessi), la Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro altri 10milioni. Per gli stessi motivi intendono costituirsi altri 50 azionisti rappresentati dall’ avvocato dell’ Adusbef Paola Formica: persone che con il default di Bdm hanno perduto dai 5mila ai 150mila euro a testa. Altri due obbligazionisti hanno avanzato richiesta di costituzione di parte civile per 600mila euro, e un ultimo azionista per 15mila euro. Valuta di costituirsi parte civile anche il Comune di Jesi, attraverso l’ avvocato Alessandro Sorana: Bdm era molto radicata nel territorio jesino, il cui tessuto sociale ed economico ha subito un forte contraccolpo. QUANTO all’ opposizione all’ insolvenza, le Fondazioni pongono questioni di costituzionalità dei decreti 180 del 2015 (recepimento della direttiva Ue sulle ristrutturazioni bancarie) e 183 del 2015 (il decreto salva banche) che ha attribuito i crediti in sofferenza alla Rev gestione crediti. L’ eventuale dichiarazione di stato di insolvenza, secondo le Fondazioni, si fonderebbe su «dati parziali e contraddittori». I dati conosciuti, afferma Mastri, «sono quelli forniti da Bankitalia e riguardano il periodo della gestione ordinaria, non quello del commissariamento. Non vengono valutati affatto l’ avviamento, l’ organizzazione e la rete, che sono il vero bene della banca: beni che sono stati ‘regalati’ alla nuova banca a discapito degli azionisti. Sono stati cancellati due secoli di risparmi, tre quarti delle entrate delle Fondazioni». È stata fissata infine il prossimo 18 aprile la maxi-udienza in cui il Tar del Lazio deciderà sui ricorsi proposti dal Codacons e da una serie di banche (compresa la Cassa di risparmio di Pesaro) sulla vicenda giudiziaria relativa al decreto salva-banche. Tutti contestano i provvedimenti della Banca d’ Italia adottati in attuazione della legge sul bail-in che hanno portato all’ azzeramento del valore dei titoli. Alessandra Pascucci.
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