1 Marzo 2016

Prezzi sottozero e torna lo spettro della deflazione

Prezzi sottozero e torna lo spettro della deflazione
effetto greggio
il crollo del barile e delle materie prime riporta i listini dei
prodotti ai livelli minimi di 9 mesi fa calo in tutta l’ eurozona.
consumatori: un brutto segnale

L’ allarme è allargato a tutta l’ Eurozona per effetto della repentina discesa delle quotazioni petrolifere. Se c’ era bisogno di un dato per indurre la Banca centrale europea (Bce) ad agire nella prossima riunione di marzo, è arrivato proprio ieri. In Italia l’ inflazione è diminuita in febbraio dello 0,2% su base mensile e dello 0,3% su base annua (era +0,3% a gennaio). La forte flessione tendenziale dei prezzi al consumo, spiega l’ Istituto, è dovuta a una dinamica congiunturale caratterizzata da cali dei prezzi diffusi a quasi tutte le tipologie di prodotto, che si confronta con quella positiva di febbraio 2015 quando tutte le tipologie di prodotto segnarono una ripresa dei prezzi su mese. L’ inflazione acquisita per il 2016 è pari a -0,6 per cento. Sulla stessa linea il dato europeo: l’ inflazione nell’ Eurozona torna in territorio negativo a febbraio, scendendo a -0,2% rispetto allo 0,3% di gennaio. Si tratta della discesa più forte da un anno a questa parte. L’ ultimo segno meno nell’ Eurozona si era visto a settembre 2015 (-0,1%). Guardando alle componenti principali, i servizi hanno il tasso più elevato (1%, mentre a gennaio erano a 1,2%), seguiti da cibo, alcol e tabacco (0,7%, a gennaio erano a 1%), prodotti industriali non energetici (0,3%, rispetto allo 0,7% di gennaio) ed energia (-8%, rispetto a -5,4% di gennaio). Senza considerare le componenti alimentari ed energetiche, l’ inflazione nell’ area euro (indice core) è salita dello 0,7% dal +1% di gennaio. La radiografia I dati di febbraio sono negativi in quasi tutti i Paesi europei, dal -0,2% della Germania al -0,1% della Francia fino al -0,9% della Spagna. «La deflazione sarebbe un disastro per l’ area euro – osserva Holger Sandte, economista della banca Nordea – poiché farebbe aumentare ancora l’ onere del debito. Il problema è che, indipendentemente da quello che deciderà la Bce il 10 marzo, l’ inflazione resterà intorno allo zero per alcuni mesi prima di risalire». Tornando all’ Italia, i prezzi del cosiddetto carrello della spesa dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona diminuiscono dello 0,1% rispetto a gennaio e dello 0,4% su base annua (a gennaio era +0,3%). Si tratta del primo calo tendenziale da dicembre 2014 e del più ampio da luglio dello stesso anno. In particolare, per i prodotti alimentari (incluse le bevande alcoliche) i prezzi diminuiscono dello 0,1% su base mensile e registrano, su base annua, un’ inversione della tendenza (-0,3%, da +0,4% a gennaio). Dopo nove mesi torna la deflazione in Italia: a febbraio ci sono stati «cali dei prezzi diffusi a quasi tutte le tipologie di prodotto». L’ Istat rileva, nei dati provvisori, una diminuzione dei prezzi al consumo dello 0,3% su base annua, il più ampio da oltre un anno (gennaio 2015), e una riduzione dello 0,2% anche su base mensile. Il mese precedente c’ era stato un aumento dei prezzi dello 0,3% sull’ anno e un calo dello 0,2% sul mese. Causa ed effetto Il ritorno della variazione dei prezzi in territorio negativo «ha assunto dimensioni lievemente superiori a quelle ipotizzate. La tendenza al ridimensionamento, comune a tutte le economie europee in virtù dei sensibili ribassi delle materie prime energetiche, in Italia è stata accentuata dall’ incremento di offerta di prodotti agricoli che ne ha indebolito le quotazioni sugli scambi finali. Resta moderato il rischio deflazione, in quanto la riduzione tendenziale dei prezzi ha ragioni circoscritte», commenta Confcommercio. «Il ritorno della deflazione è un pessimo segnale per il Paese e per l’ economia nazionale», si legge in una nota del Codacons, che continua così: «Siamo di fronte ad una bruttissima notizia perché è il sintomo più evidente che qualcosa non sta funzionando in Italia e che la tanto attesa ripresa economica stenta a decollare. È più che mai urgente una terapia d’ urto che spinga i consumi incentivando gli acquisti e la domanda interna, così da rimettere in modo l’ economia e portare a una ripresa dei listini al dettaglio». «I dati dell’ inflazione di febbraio sono allarmanti e sono il termometro di un Paese nel quale la debolezza della domanda interna, oltre a non riuscire a sostenere la ripresa, non è nemmeno in grado di scongiurare il pericolo deflazione», afferma il presidente di Federdistribuzione Giovanni Cobolli Gigli.
 
 

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