1 Marzo 2016

Spettro deflazione su Italia ed Europa

Spettro deflazione su Italia ed Europa

c’ è grande attesa per le mosse di draghi nel consiglio bce del 10 marzo
ROMA. L’ inflazione torna sotto zero a febbraio e lo spettro della deflazione allarma l’ Italia e l’ Europa. A febbraio i prezzi scendono dello 0,3% in Italia rispetto all’ anno precedente e dello 0,2% nell’ Eurozona. I dati provvisori dell’ Istat mostrano ribassi «diffusi a quasi tutte le tipologie di prodotto», dopo nove mesi in cui l’ inflazione italiana è stata debole ma positiva. A gennaio i prezzi segnavano una crescita dello 0,3%, la più alta raggiunta nell’ ultimo anno e mezzo. Tutti gli analisti concordano che il ritorno della deflazione sia una brutta notizia per la ripresa, a partire dalle associazioni di commercianti e di consumatori, per una volta sullo stesso fronte. Federdistribuzione parla di «un dato estremamente allarmante», Confesercenti di «doccia fredda» e il Codacons di «un pessimo segnale», «il sintomo più evidente che qualcosa non sta funzionando in Italia e che la tanto attesa ripresa stenta a decollare». Il rischio è che la discesa dei prezzi porti a una spirale negativa in cui le famiglie rimandano gli acquisti, calano i profitti delle aziende, diminuisce la domanda di lavoro e, di conseguenza, i consumi si riducono ancora di più. La deflazione è una brutta notizia anche per i conti pubblici, perché aumenta il valore reale del debito e il costo degli interessi e si complica il rientro del rapporto tra debito e Pil, che il governo prevede scendere dal 132,8% del 2015 al 131,4% del 2016. L’ ufficio studi di Confcommercio osserva che «senza un’ improbabile e brusca inversione difficilmente si tornerà prima della prossima estate a tassi di variazione positivi dei prezzi al consumo» e ritiene «già difficile ipotizzare un’ inflazione per il 2016 attorno al mezzo punto percentuale» a fronte di una previsione ufficiale del governo dell’ 1%. Al momento l’ Istat indica che l’ inflazione acquisita per quest’ anno è -0,6%, ma per sapere cosa succederà nei prossimi mesi bisognerà aspettare almeno fino al consiglio della Banca centrale europea del 10 marzo, quando il presidente Mario Draghi svelerà nuovi interventi per riportare l’ inflazione vicino all’ obiettivo del 2%. A un anno dal suo avvio, il piano straordinario di acquisti di titoli del quantitative easing potrebbe essere destinato a un rilancio di fronte a uno scenario inflazionistico così debole. Tornando ai dati Istat, i prezzi calano anche su base mensile con una riduzione dello 0,2% rispetto a gennaio (che aveva visto una fles sione della stessa entità rispetto a dicembre). Ad affossare i listini sono in particolare tre voci: i carburanti, con la benzina in calo del 6,1% sull’ anno e il gasolio del 13,4%; i vegetali freschi (che vedono ribassi dell’ 11%); e i servizi di trasporto, a partire dai biglietti aerei (in flessione del 12,6%). Per la prima volta dalla fine del 2014 si riducono anche i prezzi del carrello della spesa con i prodotti alimentari e per la cura della casa e della persona, che sono inferiori dello 0,4% rispetto all’ anno scorso e dello 0,1% rispetto a gennaio. Per una famiglia di tre persone, secondo l’ Unione nazionale consumatori, questo significa un risparmio di 50 euro l’ anno. E come detto, se Mario Draghi non tirerà fuori un “coniglio dal cilindro”, un po’ come fece nell’ estate del 2012, saranno dolori. La pensano così gli addetti ai lavori in vista della riunione della Bce del 10 marzo, in cui Draghi avrà il compito di escogitare nuove misure che riescano a fermare l’ avvitamento dell’ Eurozona in una deflazione conclamata che sarebbe pericolosissima. Il -0,2% è il peggior dato in un anno e tecnicamente segnala deflazione, con -0,3% in Italia, -0,2% in Francia e Germania. Ma ancora peggio, per l’ Eurotower, è che l’ inflazione depurata dai prezzi energetici e alimentari scende a 0,8% da 1%, peggior dato dall’ aprile scorso: è il segnale che il barile a 30 dollari comincia a contagiare gli altri settori economici. L’ indicatore d’ inflazione a cinque anni osservato dalla Bce è ai minimi di sempre sotto 1,40%, un attestato di sfiducia dei mercati sulla possibilità che la Bce riesca ad avvicinare l’ obiettivo del 2% nel medio termine: insomma la Bce rischia di perdere il controllo. DOMENICO CONTI CHIARA MUNAFÒ.

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