Europa e Italia in deflazione, le borse sperano in Draghi
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fonte:
- Milanofinanza.it
La gelata sui prezzi in Europa e in Italia rende ormai scontata un’ azione della Bce a marzo. Secondo i dati diffusi da Eurostat a febbraio l’ indice dei prezzi al consumo nell’ area euro è tornato negativo: -0,2% rispetto al mese precedente (0,3% a gennaio), deludendo le attese del consenso (+0,1% anno su anno), mentre su base annuale ha mostrato un -0,3%. L’ inflazione core, sempre questo mese, è scesa dall’ 1% allo 0,7% anno su anno (0,9% il consenso). Più nel dettaglio, l’ indice dei prezzi al consumo per i servizi è risultato pari all’ 1% (1,2% a gennaio), allo 0,7% per cibi, bevande alcooliche e tabacco (rispetto all’ 1% di gennaio) e allo 0,3% per i beni industriali non energetici (rispetto allo 0,7% di gennaio). Il costo dell’ energia ha evidenziato un -8% rispetto al -5,4% registrato a gennaio. “Il dato è stato deludente e questo continua a confermare che la Banca centrale europea agirà nel mese di marzo”, ha dichiarato un esperto contattato dall’ agenzia MF-Dowjones, aggiungendo comunque che “a mio avviso il movimento di recupero degli indici europei è legato all’ azione della PBoC che ha tagliato i coefficienti di riserva obbligatoria delle banche dello 0,5%, cosa finalizzata ad aumentare la liquidità”. La Peoplès Bank of China ha deciso di tagliare il coefficiente di riserva obbligatoria delle banche del Paese asiatico dello 0,5% per fornire maggiore liquidità al sistema economico e mantenere stabile la crescita del credito. Nel dettaglio, il ratio per i più grandi istituti di credito di Pechino scenderà al 17%. La Banca centrale ha tagliato il coefficiente quattro volte nel corso del 2015. La decisione della PBoC sarà efficace da domani. A Piazza Affari l’ indice Ftse Mib ha ridotto le perdite, ora cede lo 0,78% a 17.347 punti dopo un minimo a 17.220 punti. Anche gli altri mercati europei hanno limato le perdite: il Cac40 a -0,86%, il Ftse 100 a -0,57% e il Dax a -1,06%. Il cambio euro/dollaro è sceso per un attimo sotto 1,09 a 1,0896. Ora scambia a 1,0906. Lo spread Btp/Bund tratta a 135,078 punti base, in lieve rialzo rispetto ai 134,141 punti base della chiusura di venerdì. Per Matteo Paganini, capo analista di Fxcm, le borse del Vecchio Continente stanno comunicando “di voler rimanere sostenute e di non voler approfondire” le vendite, visto che con questa inflazione le attese di un’ azione aggressiva della Bce a marzo aumentano notevolmente. Questo sta a significare “nuove iniezioni di liquidità” per i mercati, ha concluso Paganini. Anche l’ Italia è tornata in deflazione a febbraio. L’ indice dei prezzi al consumo, infatti, è diminuito dello 0,2% su base mensile e dello 0,3% su base annua (era +0,3% a gennaio). La forte flessione tendenziale dei prezzi al consumo, ha spiegato l’ Istat, è dovuta a una dinamica congiunturale caratterizzata da cali dei prezzi diffusi a quasi tutte le tipologie di prodotto. Pur indebolendosi, al netto degli alimentari non lavorati e dei beni energetici, l’ inflazione di fondo è rimasta positiva (+0,5%) così come quella al netto dei soli beni energetici (+0,3%; entrambe erano a +0,8% a gennaio). Le componenti merceologiche che hanno contribuito in misura maggiore a determinare questo quadro sono stati i beni energetici non regolamentati che hanno accentuato la flessione tendenziale dal -5,9% di gennaio a -8,4% di febbraio, gli alimentari non lavorati (-1,2%, da +0,6% di gennaio) e i servizi relativi ai trasporti (-0,7% da +0,5% del mese precedente). Il calo mensile dell’ indice generale è stato, appunto, determinato da quasi tutte le tipologie di prodotto ma, soprattutto, dalla diminuzione dei prezzi dei beni energetici non regolamentati (-2,2%). L’ inflazione acquisita per il 2016 è pari a -0,6%. Rispetto, invece, a febbraio 2015, i prezzi dei beni sono diminuiti dello 0,8% (la variazione era -0,1% a gennaio) e il tasso di crescita dei prezzi dei servizi ha rallentato (+0,5%, da +0,7% del mese precedente). Di conseguenza, rispetto a gennaio di quest’ anno, il differenziale inflazionistico tra servizi e beni si è ampliato di cinque decimi di punto percentuale. I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona sono calati dello 0,1% rispetto a gennaio e dello 0,4% su base annua (a gennaio era +0,3%). Infine, i prezzi dei prodotti ad alta frequenza di acquisto sono diminuiti dello 0,3% in termini congiunturali e dello 0,8% su base annua (era +0,1% a gennaio). L’ indice armonizzato dei prezzi al consumo (Ipca) è sceso dello 0,4% su base mensile e dello 0,2% su base annua (da +0,4% di gennaio). “Il ritorno della deflazione è un pessimo segnale per l’ economia nazionale del Paese”, ha commentato il Codacons. “Una bruttissima notizia quella sulla deflazione perché è il sintomo più evidente che qualcosa non sta funzionando in Italia e che la tanto attesa ripresa economica stenta a decollare”, ha osservato il presidente Carlo Rienzi, “avevamo previsto la possibilità di un ritorno al tasso di inflazione negativo in assenza di misure specifiche, e puntualmente i nostri timori si sono avverati”. I numeri dell’ Istat dimostrano come sia più che mai urgente quanto il Codacons chiede da mesi: una terapia d’ urto che spinga i consumi incentivando gli acquisti e la domanda interna, così da rimettere in moto l’ economia e portare a una ripresa dei listini al dettaglio.
FRANCESCA GEROS
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