24 Febbraio 2016

Pure la Regione parte civile

Pure la Regione parte civile
aragona. decisione del giudice nel processo sulla morte di laura e carmelo mulone alle macalube

ARAGONA. Dopo la nonna Maria Licata, lo zio Vincenzo Lucchesi, il Codacons, l’ associazione Codici Ambiente, il Comune di Aragona anche la Regione Sicilia e l’ assessorato regionale Territorio e Ambiente saranno parte civile nel processo in corso al Tribunale di Agrigento sulla morte dei fratelli Laura e Carmelo Mulo ne di appena 7 e 10 anni, avvenuta alle Macalube di Aragona il 27 settembre 2014. Lo ha deciso ieri il giudice Gianfranca Infantino. Ovviamente parte civile sono i genitori dei bimbi morti. Imputati sono l’ ex presidente regionale di Legambiente Domenico Fontana, assistito dagli avvocati Galluzzo e Petrucci del foro di Roma, Daniele Gucciardo assistito dagli avvocati Ciancimino e ancora Petrucci, Francesco Antonio Gendusa assistito dall’ avvocato Nicola Grillo. I Mulone sono assistiti dagli avvocati campani Roberto Guida e Mattia Floccher. Pubblico ministero è Carlo Cinque. Nello sciogliere la riserva, il giudice ha dichiarato eventuali responsabili civili di quanto accaduto alle Macalube Legambiente Onlus e Legambiente Sicilia. Nel dettaglio Fontana (attuale assessore comunale di Agrigento, ndr) è imputato «perché quale direttore della riserva delle Macalube – secondo la Procura -avrebbe omesso di adottare le cautele necessarie per la messa in sicurezza dell’ area. Il sito mancava della segnaletica informativa del pericolo per l’ incolumità dei visitatori derivante dal fenomeno del ribaltamento. Ma non avrebbe anche provveduto alla chiusura dell’ area in assenza di un monitoraggio scientifico necessario per lo studio del fenomeno, al fine di accertare la fruibilità della zona al pubblico». Fontana si è avvalso di Gucciardo, ritenuto dalla Procura «soggetto inidoneo in quanto privo delle capacità tecniche necessarie alla valutazione e comprensione del fenomeno del vulcanesimo sedimentario». Gucciardo, pur non rivestendo direttamente una posizione di garanzia, trovandosi ad operare in una situazione di rischio immediatamente percepibile ed essendo lo stesso deputato al monitoraggio dell’ area «con metodo empirico consistente nella semplice osservazione visiva dei fenomeni di innalzamento della collina, avrebbe contribuito con la propria condotta cooperativa all’ aggravamento del rischio, fornendo un contributo causale apprezzabile alla realizzazione dell’ evento non ravvisando alcun rischio nell’ area pur avendola monitorata la mattina del 27 settembre 2014». Gendusa è coinvolto in virtù del rapporto di lavoro stipulato con l’ assessorato Territorio e Ambiente come dirigente responsabile e gestione e affari relativi alle aree naturali protette del Dipartimento ambiente e avrebbe omesso di «effettuare il necessario controllo sulle modalità della gestione delle Macalube da parte dell’ ente gestore». Prossima udienza il 17 maggio.
francesco di mare

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