23 Febbraio 2016

Eterne incompiute venete un salasso da 600 milioni

Eterne incompiute venete un salasso da 600 milioni
maglia nera all’
idrovia padova-venezia e alla metropolitana sfmr mai realizzata il
ministro delrio: scegliere le priorità. pigozzo: in bilancio nessuna
risorsa ai treni

di Albino Salmaso PADOVA Eterne incompiute: se in Italia si calcola uno spreco di 4,4 miliardi di euro per gli 868 cantieri mai conclusi, il Veneto è secondo in classifica per l’ idrovia fantasma e il metrò regionale progettato ai tempi della Dc dorotea di Bernini e Cremonese, avviato obtorto collo da Galan e proseguito a stralci da Renato Chisso, finito nei guai per le tangenti dello scandalo Mose. Tirate le somme l’ elenco delle 30 incompiute supera i 600 milioni di euro. La denuncia del Codacons ha sollevato un vespaio di polemiche e ieri il ministro Graziano Delrio è tornato sulla questione con un giudizio tagliente: delle 860 incompiute del nostro Paese, «una buona parte non doveva neanche essere iniziata e ultimarle significa sprecare soldi pubblici. Le opere vanno fatte per dare benefici alle comunità, non sono né belle né brutte ma o sono utili o non lo sono. Vanno realizzate solo quelle che rendono una comunità più competitiva», ha detto Delrio. La pensava così nel 1990 anche l’ allora ministro dei Trasporti Carlo Bernini quando presentò il Sfmr, il metrò del Veneto, «fondamentale per collegare Venezia, Padova, Treviso, Castelfranco, Bassano e Vicenza con un treno ogni 15 minuti e trasformare il Veneto in una grande e moderna area metropolitana come Parigi e Londra». Altrettanto ottimistici erano i propositi del professor Mario Volpato, fondatore di Cerved, quando la ruspa affondò il primo colpo dell’ idrovia Padova-Venezia: era il 1968 e cinque anni prima il governo Moro aveva finanziato con 6,6 miliardi di lire un progetto mutuato dal sistema Olanda: le merci su navi e chiatte per liberare le autostrade dall’ assedio dei camion e dello smog. Dopo 50 anni di inerzia l’ idrovia è stata rilanciata dall’ ex assessore all’ Ambiente Maurizio Conte e per completarla da Vigonovo a Mira servono 500 milioni di euro, anzi 700 per farci transitare le navi e i container fino all’ Interporto e alla dogana della Zip. Chi stabilirà se il canale fluviale è davvero un’ opera utile e fondamentale? Il ministro Delrio non ha mai preso posizione, mentre qualche giorno fa a Cortina ha parlato di «necessaria cura del ferro» non per il Sfmr, ma per le stupende Dolomiti. Sarà per questo che ieri Luca Zaia ha inaugurato tra mille sorrisi lo «Swing» sulla Conegliano-Belluno e ha promesso tutta un’ altra musica per la montagna: c’ è da sperare che il patto con la Provincia di Bolzano consenta di realizzare davvero in 10 anni la Calalzo-Cortina-Dobbiaco, altrimenti si profila l’ incubo di una nuova cattedrale tra le valli alpine. Hanno perso ogni speranza, invece, i pendolari della Padova-Castelfranco, abituati da 26 anni all’ infinito passo adagio-lento del metrò: il nuovo ponte sul Brenta per raddoppiare i binari nel tratto Padova-Vigodarzere non si farà mai più perché è tramontata l’ idea di portare il tram di Padova a Cadoneghe. La «cura del ferro» non ha mai convinto Renato Chisso, che tra un occhio al Mose e un altro alle autostrade, ha avviato un durissimo e perdente contenzioso con la Net Engineering di Giovan Battista Furlan, non ancora concluso. «Gli spaventosi ritardi accumulati dalla regione nella realizzazione del Sfmr fanno capire che prima Galan e oggi la Lega a tutto pensano, tranne che ai pendolari», ribatte Bruno Pigozzo, consigliere regionale Pd. «La giunta Zaia non ha chiuso la lite con la Net Engineering e dovrà firmare un assegno di 31 milioni di euro come arbitrato sul progetto. Siamo alla paralisi, a partire dai sottopassi, e nel bilancio 2016 non c’ è un solo centesimo per riprendere i lavori. Credo sia invece assolutamente indispensabile realizzare la bretella Fs per collegare Mestre con l’ aeroporto di Tessera. Il Pd non apre polemiche, ma invita Zaia a indicare le priorità per le infrastrutture: in ballo c’ è l’ alta velocità da Brescia a Padova e poi da Venezia e Trieste, oltre alla terza corsia di A4-Autovie. Bisogna scegliere e fare squadra a Roma per convincere Delrio a trovare le giuste risorse. Ecco, prima del treno delle Dolomiti credo sia legittimo viaggiare sul metrò del Veneto».

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