22 Febbraio 2016

Italia Paese “incompiuto”, alla Sicilia la solita maglia nera

Italia Paese “incompiuto”, alla Sicilia la solita maglia nera
la denuncia del codacons: le opere iniziate e mai terminate sono 868 con uno spreco di 4 miliardi

LA MAPPA È la Sicilia la Regione italiana che tra il 2013 e il 2014 ha visto l’ aumento più consistente di opere incompiute. Secondo i dati dell’ Anagrafe delle opere elaborati dal Codacons si è passati da 67 a 215 con un aumento di 148 opere. La crescita “monstre” dipenderebbe però dal fatto che la Sicilia non avrebbe comunicato il dato nell’ anno precedente. Sta di fatto che è la regione dove si registra in assoluto il numero maggiore di incompiute. Di contro, dall’ altro lato della classifica, si posiziona il Lazio che ha il più alto numero (28) di opere completate. Le opere sono quelle che dipendono dalle regioni. Ma anche quelle che dipendono dal “centro” (ministero delle infrastrutture) registrano un aumento: da 35 a 40 (+5) nei due anni presi in esame. Ecco la mappa delle opere incompiute nelle regioni e la loro crescita, o calo, tra 2013 e 2014: REGIONE 2013 2014 DIFFERENZA Sicilia 67 215 +148 Calabria 64 93 + 29 Puglia 59 81 + 22 Lombardia 19 35 + 16 Veneto 25 34 + 9 Abruzzo 33 40 + 7 Emilia 24 27 + 3 Campania 10 12 + 2 Molise 18 18 V. Aosta 1 1 Trento 0 0 Friuli 13 12 – 1 Sardegna 68 67 – 1 Piemonte 25 23 – 2 Basilicata 37 34 – 3 Marche 20 17 – 3 Umbria 17 11 – 6 Bolzano 14 8 – 6 Liguria 18 11 – 7 Toscana 43 35 – 8 Lazio 82 54 – 28 è la regione dove si registra in assoluto il numero maggiore di incompiute. Di contro, dall’ altro lato della classifica, si posiziona il Lazio che ha il più alto numero (28) di opere completate. Le opere sono quelle che dipendono dalle regioni. Ma anche quelle che dipendono dal “centro” (ministero delle Infrastrutture) registrano un aumento: da 35 a 40 (+5) nei due anni presi in esame. «Queste infrastrutture sono già costate in media 166 euro a famiglia, e per portarle a compimento servirebbero altri 1,4 miliardi di euro – afferma il presidente Codacons, Carlo Rienzi . Risorse sottratte alla collettività costretta a finanziare dighe progettate negli anni ’60 e poi lasciate in stato di abbandono, porti inaugurati e mai utilizzati, strade che non portano in nessun posto perché lasciate a metà, strutture inutilizzate a causa degli elevati costi di gestione». Insomma, una vera e propria «giungla di opere incompiute di cui nessuno conosce il destino». Il «record assoluto dello spreco» spetta senza dubbio – secondo l’ associazione – alla Città dello sport di Tor Vergata a Roma, costata finora ai cittadini oltre 607 milioni di euro. Ciò che resta del progetto è lo scheletro della Vela di Calatrava, un vero e proprio mostro urbano che danneggia la città e i residenti della zona, e che andrebbe immediatamente abbattuto. Il fenomeno delle opere incompiute, tuttavia, è assolutamente trasversale: attraversa l’ Italia dal Nord al Sud, e accomuna regioni moderne e all’ avanguardia come la Lombardia e il Veneto alle aree meno sviluppate del Mezzogiorno, a dimostrazione che gli sprechi non hanno colore politico o differenze territoriali. «E pensare che – dice Rienzi – i miliardi finora spesi per tali infrastrutture irrealizzate, avrebbero potuto abbattere la pressione fiscale per tutti i cittadini ed impedire la nascita di tasse come l’ Imu o la Tasi, con benefici immensi per la collettività e l’ economia nazionale».
 

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