12 Febbraio 2016

Etruria, i giudici dichiarano l’ insolvenza

Etruria, i giudici dichiarano l’ insolvenza

Ora la procura può indagare per bancarotta, nel mirino i vecchi amministratori ROMA Il tribunale di Arezzo ha dichiarato lo stato di insolvenza di Banca Etruria accogliendo il ricorso del commissario liquidatore Giuseppe Santoni. Si tratta di un passaggio importante per l’ inchiesta, perché adesso la procura di Arezzo potrebbe ipotizzare il reato di bancarotta a carico dei vecchi amministratori dell’ istituto di credito. Un caso anche politicamente delicato (l’ ex vicepresidente della banca aretina Pier Luigi Boschi è il padre del ministro delle Riforme Maria Elena) che arriva all’ indomani del rinvio del governo sui rimborsi agli obbligazionisti beffati nel crac della banca. Nella sentenza del tribunale sull’ insolvenza si parla di «irreversibilità dello stato di crisi» e di un «drammatico ed irreversibile dissolvimento dello stato patrimoniale dell’ ente». I giudici hanno rigettato l’ eccezione di incostituzionalità del decreto del governo sul salvataggio, che era stata avanzata dalla difesa dell’ ultimo presidente di Etruria, Lorenzo Rosi. Gli stessi avvocati hanno annunciato ricorso in appello contro la dichiarazione di insolvenza. Banca Etruria è una delle quattro banche (assieme a Banca Marche, Carife e Carichieti) recentemente salvate dal governo, in un’ operazione che ha comportato l’ azzeramento del valore delle obbligazioni subordinate, secondo le nuove regole europee sulla procedura di risoluzione (il bail-in). L’ operazione di ‘ristoro’ dei risparmiatori, ha assicurato il governo dopo avere varato il decreto legge senza il capitolo indennizzi, arriverà comunque in pochi giorni attraverso provvedimenti ministeriali e di palazzo Chigi, come previsto del resto dalla legge di stabilità. Secondo la relazione del commissario liqui- datore, il buco nei conti di Etruria ammonta in totale a 1,1 miliardi, con circa 305 milioni di euro di debito ancora a carico di ciò che resta della vecchia banca dopo lo scorporo delle attività in bonis confluite nella nuova Etruria e le sofferenze finite nella bad bank comune con le altre tre banche in risoluzione. In attesa di nuovi sviluppi sul fronte giudiziario che potranno scaturire dall’ insolvenza, arrivano novità dal Csm relativamente alla pratica aperta sul procuratore capo di Arezzo Roberto Rossi e la presunta incompatibilità tra il suo ruolo di magistrato nella vicenda della Banca Etruria e l’ incarico, che fino al 31 dicembre, ha avuto a Palazzo Chigi in qualità di consulente giuridico. La prima commissione del Csm ha deciso per una «integrazione di istruttoria»» con la richiesta di nuovi atti alla Procura generale di Firenze. Soddisfatto per la decisione del tribunale di Arezzo si è detto intanto Roberto Bertola, amministratore delegato della Nuova Banca Etruria: «Era necessario che fosse fatta chiarezza in tempi brevi: atto doveroso verso tutti i soggetti coinvolti del nostro territorio. Solo così è possibile rinnovare la fiducia che lega la Nuova Banca a coloro che vivono nelle aree di riferimento». La dichiarazione dello stato di insolvenza è «importantissima» e «apre ora la strada al procedimento per bancarotta fraudolenta nei confronti degli ultimi amministratori della banca», afferma intanto il Codacons, aggiungendo che «non appena la procura di Arezzo aprirà il fascicolo per il reato di bancarotta fraudolenta, il Codacons si costituirà parte offesa nel procedimento e offrirà assistenza legale a chi voglia chiedere il risarcimento dei danni patrimoniali subiti». RIPRODUZIONE RISERVATA La sentenza.
nicola pini
 
 

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