8 Febbraio 2016

Due anni per una mammografia Codacons presenta esposto in Procura

Due anni per una mammografia Codacons presenta esposto in Procura

Il Codacons denuncia l’ ennesimo caso di interminabili liste d’ attesa della sanità siciliana e tramite l’ avv. Carmelo Sardella, dirigente dell’ ufficio legale regionale, dopo l’ ennesima segnalazione, ha presentato un esposto -denuncia alla Procura della Repubblica di Catania, invocando, inoltre, l’ intervento del ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, affinché «si impegni – si legge in una nota diffusa dall’ associazione consumatori – ad assicurare, come si dovrebbe, l’ assistenza sanitaria in maniera uniforme su tutto il territorio nazionale». Il Codacons, da molto tempo impegnato in prima linea contro i casi di malasanità, ha denunciato che «i tempi di attesa per una prenotazione dell’ esame di mammografia, all’ ospedale “Garibaldi” Nesima di Catania, così come negli altri ospedali catanesi, risulta essere di oltre due anni. Ma se si è disposti a pagare l’ esame per intero, e si è in condizioni economiche di poterlo fare, allora i tempi si riducono in pochi giorni». Il caso era stato segnalato da una nostra lettrice in una missiva pubblicata nell’ edizione dello scorso 3 febbraio all’ interno della rubrica “Lo dico a La Sicilia”. «Fare attendere due anni per un esame è negare il diritto di cura», afferma l’ avv. Sardella. «Spesso – aggiunge l’ avv. Giovanni Petrone, presidente regionale Codacons – i cittadini sono costretti a decidere tra il non curarsi e il pagare, anche se esenti, le prestazioni sanitarie privatamente. Molti medici considerano le visite mutuabili come una seccatura e questo può comportare ritardi, ma noi abbiamo il dovere morale di combattere questa ingiustizia sociale e l’ idea di una Sanità pubblica in cui prevale l’ interesse esasperato per il profitto». «Una sanità – continua il Codacons mossa dall’ unico scopo di fare profitto, che lede costantemente il fondamentale diritto alla salute sancito dall’ art. 32 della Costituzione, non garantendo, di fatto, cure gratuite agli indigenti. Il Servizio Sanitario Nazionale dovrebbe garantire cure gratuite agli indigenti ma di fatto assicura le cure solo alle persone che hanno la possibilità di pagarle, creando cittadini di “serie A” e cittadini di “serie B”, se non di “serie C”. ll diritto alla salute sta diventando, quindi, sempre più un privilegio solo per pochi».

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