4 Febbraio 2016

La Fondazione punta al maxi indennizzo

La Fondazione punta al maxi indennizzo

al tar in alternativa alla rischiosa sospensiva e alla questione costituzionale c’ è il rimborso: la base è di oltre 30 milioni
È slittata ulteriormente all’ 1 marzo l’ udienza al Tar del Lazio contro Bankitalia, ministero delle Finanze e il ministro Pier Carlo Padoan, promosso in prima istanza dalla Fondazione Carife, per sospendere gli effetti sulla cassa ferrarese del Salva-banche ed eventualmente valutare l’ ipotesi d’ incostituzionalità del decreto legislativo sul bail-in. Quindici giorni in più rispetto alla data concordata alla vigilia dell’ udienza del 2 febbraio con il legale della Fondazione, Fabio Merusi, motivata dall’ indisposizione di quest’ ultimo; un tempo che servirà ai giudici amministrativi per valutare anche i molti ricorsi aggiuntivi, tra i quali quello del Codacons, e probabilmente per soppesare le decisioni. L’ altro giorno, in commissione comunale, un brivido percorreva i palchi occupati da sindacalisti e personale Carife ogni qual volta veniva nominato il ricorso, perché ai dipendenti non sfugge il salto nel buio al quale sarebbe sottoposta la banca in caso di accoglimento della sospensiva. Senza il Salva-banche, in effetti, corso Giovecca si ritroverebbe il giorno dopo con requisiti patrimoniali da liquidazione, e l’ ombrello predisposto nel ricorso non è semplice da aprire. La Fondazione chiede infatti che sia il Tar ad «ordinare cautelativamente la prosecuzione dell’ amministrazione straordinaria della Carife spa colpita dal provvedimento di risoluzione. Provvedimenti cautelari che si richiedono anche in pendenza di un eventuale rinvio alla Corte costituzionale». L’ altra richiesta è di imporre a Bankitalia il rilascio dell’ autorizzazione all’ aumento di capitale da 300 milioni del Fondo interbancario, che, secondo la Fondazione, non era discrezionale ma dovuto. Il fatto è che il Fitd non ha più la possibilità di impiegare quei soldi, visto che l’ intervento su Tercas ha prosciugato le disponibilità convogliate nel Fondo volontario, l’ unico deputato ad intervenire dopo il diniego Ue a impiegare i normali contributi. Dall’ 1 febbraio le sofferenze sono transitate ufficialmente alla bad bank e il commissariamento era arrivato al massimo previsto da Bankitalia: riavvolgere il nastro al 21 novembre è un’ impresa. Bisogna a questo punto vedere se Merusi, in udienza, stabilirà anche formalmente la preferenza già espressa dal presidente della Fondazione, Riccardo Maiarelli: «A questo punto preferiremmo un risarcimento al riavere indietro una banca a queste condizioni». Di fatto nel ricorso è già presente questo elemento, ma nella parte del rinvio alla Corte costituzionale, che non è detto il Tar prenda in esame già l’ 1 marzo (potrebbe anche farlo più avanti, in caso di rigetto della sospensiva). Il passaggio dove si parla dell’ art. 41 della Costituzione, nel quale «si prevede che la proprietà privata può essere sì espropriata per motivi d’ interesse generale, ma solo salvo indennizzo», è preceduto da ragionamenti sulle azioni e i warrant da emettere dopo l’ aumento di capitale, che invitano a conteggi. La Fondazione, in caso di intervento Fitd, sarebbe rimasta infatti titolare di poco più del 50% delle azioni a 27 cent, cioè di un controvalore di circa 6 milioni, e avrebbe incamerato la medesima quota dei futuri warrant, per un controvalore di 29 milioni. La base di partenza per un risarcimento con la formula del «danno emergente e lucro cessante» sarebbe quindi di oltre 30 milioni, anche se il valore di esproprio può differire. Il giudice dovrà esprimersi anche su una questione sollevata dal Codacons, che ha sollevato speranze tra le Vittime del salva-banche: la dubbia legittimità del provvedimento, inserito nella Legge di stabilità approvata con la fiducia, una volta abrogato il decreto originario «restando validi gli atti e i provvedimenti». Una contorsione legislativa curiosa, in effetti. Stefano Ciervo ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
stefano ciervo
 
 

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