2 Febbraio 2016

Richieste al Tar: commissari, Fitd o un indennizzo

Richieste al Tar: commissari, Fitd o un indennizzo

l’ udienza rinviata al 16 febbraio per un’ indisposizione il ricorso: bankitalia non ha coinvolto bce e ha ‘confuso’
Bankitalia deve rinominare i commissari e dare l’ autorizzazione al Fitd per la ricapitalizzazione; alla Fondazione, in ogni caso, spetta un indennizzo per “l’ esproprio” delle azioni. Sono queste in sostanza le richieste che l’ ex azionista di maggioranza di Carife ha inserito nel ricorso che il Tar del Lazio doveva discutere oggi. In realtà l’ udienza sul ricorso presentato dalla Fondazione Carife, e “rafforzato” da diversi soggetti come Codacons, azionisti e obbligazionisti della banca, sarà rinviato: il motivo è l’ indisposizione del legale che assiste la Fondazione, Fabio Merusi, la nuova data è il 16 febbraio. Resta comunque la sezione 2Q del Tar laziale il primo giudice ad affrontare la questione di costituzionalità della legge sul bail-in, cioè la norma che in caso di dissesto bancario coinvolge azionisti, obbligazionisti e correntisti oltre i 100mila euro. Il quesito della Fondazione richiamagli articoli 42 e 47 della Costituzione, cioè la tutela del risparmio e della proprietà privata, ma anche l’ art. 17 della Carta dei diritti fondamentali dell’ Ue. Quest’ ultimo articolo prevede che «nessuna persona può essere privata della proprietà se non per cause di pubblico interesse, nei casi e nei modi previsti dalla legge e contro il pagamento in tempo utile di una giusta indennità». Ne discende che l’ incostituzionalità potrebbe essere sanata, almeno in parte, da un indennizzo che, però, potrebbe essere richiesto anche da tutti gli altri ex azionisti e obbligazionisti. Solo se il Tar respingesse ogni tipo di richiesta si aprirebbe la strada a un’ analoga istanza al tribunale di Ferrara, in occasione dell’ udienza per un azionista da 500mila euro “azzerato”. Nel ricorso si cita il caso di una banca austriaca, la Hypo Alpe Adria, per la quale la corte suprema di quel paese ha già accertato l’ incostituzionalità della risoluzione. Più complicato il percorso della seconda istanza contenuta nel ricorso, cioè la sospensiva degli effetti del Salva-banche per la sola parte riguardante Carife. L’ effetto immediato dell’ accoglimento del ricorso sarebbe quello di riportare la banca al pre-22 novembre, con indici patrimoniali da liquidazione e senza l’ ombrello del commissariamento che ne aveva garantito l’ operatività. Ecco perché la Fondazione chiede al Tar di «ordinare cautelativamente la prosecuzione dell’ amministrazione straordinaria della Carife spa». Inoltre la sospensione del «rifiuto implicito al rilascio dell’ autorizzazione» alle delibere dell’ assemblea del 30 luglio, implica il via libera, sia pure tardivo, alla ricapitazzazione Fitd. Per questo il valore della causa è dichiarato in 300 milioni di euro. «Non risulta che la Banca d’ Italia abbia sottoposto al parere della Bce il caso Carife» c’ è scritto tra l’ altro nel ricorso; nè risulta «che, in via istruttoria, lo Stato italiano, e in particolare Banca d’ Italia, abbia prospettato alla Commissione Ue il caso dell’ aumento di capitale Carife nei sui esatti termini. Risulterebbe averlo “confuso” con altri progettati interventi del Fitd». Stefano Ciervo ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
stefano ciervo

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