15 Gennaio 2016

L’inflazione rallenta ancora, nel 2015 a +0,1%

L’inflazione rallenta ancora, nel 2015 a +0,1%

di Francesca Gerosa “E’ ancora quasi deflazione, attenzione all’asino di Buridano”, così Maurizio Sacconi, presidente della commissione Lavoro del Senato, ha commentato i dati di oggi dell’Istat sull’inflazione in Italia a dicembre e nell’intero 2015. L’indice nazionale dei prezzi al consumo lo scorso mese ha registrato una variazione nulla rispetto al mese precedente e un aumento dello 0,1% nei confronti di dicembre 2014, lo stesso registrato a novembre.

L’Istat, che ha confermato quindi la stima provvisoria, ha spiegato che la stabilità dell’inflazione a dicembre “sintetizza spinte contrapposte”: da un lato accelera la crescita dei prezzi dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+0,9%, da +0,6% di novembre) e si riduce ulteriormente l’ampiezza della flessione dei prezzi dei beni energetici non regolamentati (-8,7%, da -11,2% di novembre); dall’altro si inverte la tendenza dei prezzi dei servizi relativi ai trasporti (-1,7%, da +0,6% di novembre) e rallenta la crescita di quelli degli alimentari non lavorati (+2,3%, da +3,2%).

A dicembre, al netto degli alimentari non lavorati e dei beni energetici, l’inflazione di fondo è scesa a +0,6% (da +0,7% del mese precedente); al netto dei soli beni energetici si è attestata a +0,7% (da +0,8% di novembre). Anche i prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona sono diminuiti dello 0,3% in termini congiunturali e sono aumentati, in termini tendenziali, dello 0,9% (dal +1,3% di novembre).

Così come i prezzi dei prodotti ad alta frequenza di acquisto, calati dello 0,2% su base mensile, e risultati stabili su base annua (-0,1% a novembre). Quanto all’indice armonizzato dei prezzi al consumo (Ipca) è diminuito dello 0,1% su base mensile e aumentato dello 0,1% su base annua (da +0,2% di novembre), confermando la stima preliminare.

Alla fine in media nel 2015 l’inflazione ha rallentato per il terzo anno consecutivo, portandosi a +0,1% da +0,2% del 2014. Un tasso che è il più basso dal 1959 anno in cui l’economia italiana segnò una deflazione dello 0,4%. “La dinamica dei prezzi al consumo nel 2015 riflette principalmente”, ha spiegato l’Istat, “gli effetti della prolungata flessione dei costi delle materie prime, in particolare di quelle energetiche, e dei beni di importazione che si combinano con la persistente debolezza dei consumi delle famiglie, che lo scorso anno hanno però dato dei segnali di ripresa. Ciò ha comportato sia un’accentuazione della flessione in media d’anno dei prezzi dei beni, sia un rallentamento della crescita nel settore dei servizi”.

Quanto alle divisioni di spesa, quelle che nel 2015 hanno registrato i maggiori aumenti dei prezzi sono state bevande alcoliche e tabacchi (+2,7%), istruzione (+1,7%), servizi ricettivi e di ristorazione (+1,3%) e prodotti alimentari e bevande analcoliche (+1,1%); la diminuzione dei prezzi più ampia ha riguardato i trasporti (-2,7%), seguita da quelle delle comunicazioni (-1,1%) e abitazione, acqua, elettricità e combustibili (-0,8%).

L’ulteriore indebolimento dell’inflazione nel 2015 ha interessato quasi tutte le regioni italiane segnando in molti casi inversioni della tendenza: i rallentamenti più marcati sono stati registrati più diffusamente nelle regioni del Sud e delle Isole.

“Il riassunto Istat sull’andamento inflazionistico del 2015 deve indurre riflessioni e decisioni sull’anno già iniziato con il rallentamento dell’economia dei servizi, con la contrazione della domanda estera, con la caduta dei prezzi dei beni industriali, mentre consumi e investimenti interni non decollano”, ha rilevato Sacconi.

Per non dire del rapporto tra la modesta crescita e l’occupazione. Se da un lato deve proseguire l’azione di riduzione delle spese e delle tasse, investendo finalmente anche le municipalità, dall’altro occorre dare certezze alle famiglie e alle imprese. “Basta messaggi ansiogeni sulle pensioni di oggi e di domani, tassazioni locali contenute sugli immobili oltre la prima casa, avvio di riduzioni strutturali del costo indiretto del lavoro, un coraggioso piano di deregolazione dell’impresa a partire da quelle nuove e di piccola dimensione”, ha incalzato il presidente della commissione Lavoro del Senato.

In realtà il dato che preoccupa di più l’Unione Nazionale Consumatori è il carrello della spesa che, in media, nel 2015, ha registrato un’inflazione dello 0,8%, 8 volte superiore all’indice generale dei prezzi al consumo, fermo a +0,1%. “Insomma, nonostante l’inflazione sia ai minimi storici dal 1959, per la massaia che va a fare la spesa tutti i giorni i prezzi sono aumentati, rispetto al 2014, più di 2 volte e mezzo, dato che all’epoca, in media, i beni alimentari, per la cura della casa e della persona sono rincarati dello 0,3%”, ha osservato Massimiliano Dona, segretario dell’Unione Nazionale Consumatori.

Secondo i calcoli dell’Unione Nazionale Consumatori, l’incremento dei prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona, pari allo 0,8% in media d’anno, significa pagare, in termini di aumento del costo della vita, per una tradizionale famiglia, una coppia con 2 figli, 62 euro in più su base annua. Per la sola spesa di tutti i giorni, una coppia con 1 figlio pagherà, invece, 57 euro in più, un pensionato con più di 65 anni sborserà 31 euro, 34 euro un single con meno di 35 anni, 46 euro una coppia senza figli con meno di 35 anni.

Per il Codacons è innegabile che l’effetto petrolio abbia influito in modo pesante sui listini al dettaglio in tutti i settori. Nel corso dello scorso anno si è registrato infatti un vero e proprio tracollo delle quotazioni, che ha provocato effetti a catena sui prezzi al dettaglio e sui costi delle materie prime, determinando una forte frenata nella crescita dei listini al dettaglio in tutti i settori.

Ma per il Codacons l’inflazione è destinata a salire nel corso del 2016. “Se saranno confermati i segnali positivi provenienti dai consumi delle famiglie che negli ultimi mesi del 2015 sono apparsi in crescita”, ha previsto il presidente dell’associazione dei consumatori, Carlo Rienzi, “i prezzi al dettaglio torneranno a crescere, portando il tasso di inflazione a livelli accettabili”.

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