15 Gennaio 2016

Bankitalia costretta in corner

Bankitalia costretta in corner
la risposta però indispettisce ancor più i depositanti

È saltato il gentlemen’ s agreement tra Bankitalia e Ue. Lo scontro era scoppiato all’ indomani del decreto del governo per il salvataggio delle ormai famose quattro banche (Carife, Etruria, CariChieti, BancaMarche) con la conseguente rivolta dei risparmiatori. Se non è stato possibile salvare gli azionisti e gli obbligazionisti, s’ era difesa Bankitalia, la colpa è dell’ Unione europea che non ce l’ ha permesso. Non è vero, fu la piccata risposta europea, le decisioni sono state prese nella discrezionalità riconosciuta alle banche centrali. Ne era seguìto un pingpong non propriamente cordiale. Tanto che s’ erano mossi i pompieri, da entrambe le parti, per fare cessare l’ increscioso bisticcio istituzionale e infatti il fuoco si spense. Ma l’ armistizio viene ora rotto da Bankitalia, che davanti al j’ accuse del sindaco (e presidente della neo-Provincia) di Ferrara, Tiziano Tagliani (Pd), si difende ri-attaccando l’ Ue. In effetti il primo cittadino (che aveva investito 3 mila euro in azioni Carife, cioè la locale Cassa di risparmio) era andato giù pesante: «La vicenda di Carife è il fallimento di Bankitalia e se le iniziative annunciate dal presidente della Fondazione Carife si tradurranno in un’ azione giudiziaria contro l’ azzeramento del patrimonio, il primo che sottoscriverà la quota per pagare le spese legali sarà proprio il sindaco». Non solo. Sempre a Ferrara l’ associazione dei consumatori Codacons ha presentato in Procura un esposto in cui si chiede la sospensione d’ ufficio per il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, poiché «con la propria condotta omissiva non ha impedito il verificarsi dell’ ipotesi delittuosa…. Non risulta plausibile che la Banca d’ Italia possa andare esente da responsabilità ben possedendo tutti gli strumenti di controllo e vigilanza per potere impedire operazioni e scandali di questa portata». Bankitalkia risponde al sindaco con una lettera in cui addossa le colpe all’ Ue che, c’ è da aspettarselo, risponderà per le rime e quindi si tornerà sull’ otto volante delle reciproche accuse. Scrive Bankitalia nella lettera inviata a Tagliani: «L’ operazione di aumento di capitale della Cassa di risparmio di Ferrara presentata dai commissari e approvata dall’ assemblea dei soci del 30 luglio costituiva una valida soluzione della crisi. Essa non ha trovato immediata attuazione per l’ esigenza di ottenere la prevista autorizzazione da parte della Banca Centrale Europea e dare corso, per il tramite del ministero dell’ Economia, alla necessaria interlocuzione con la Commissione europea in materia di aiuti di Stato, atteso l’ intervento del Fondo interbancario di tutela dei depositi. A fine agosto la Commissione ha comunicato formalmente l’ obbligo di stand still (stare fermi, ndr) previsto dalla Banking communication del 30 luglio 2013. Nel corso dei successivi contatti gli uffici della Commissione hanno ribadito la necessità che l’ intervento del Fondo interbancario prevedesse la preventiva compartecipazione alle perdite da parte di azionisti e creditori subordinati. Nel frattempo, dato il clima di incertezza e il disorientamento che andava diffondendosi tra la clientela, da Lei stesso richiamato, si è registrato un aggravamento della situazione della banca. Ciò ha imposto di assumere i necessari provvedimenti per evitarne il dissesto…. In questo difficile contesto, di cui non ci sfugge la drammaticità, apprezziamo l’ attenzione Sua e degli altri Sindaci di guardare con fiducia al futuro della nuova banca….». Una ricostruzione che non convince il sindaco, che commenta: «si tratta di una lettera di circostanza, che non entra nel merito delle questioni poste». I sindaci degli altri Comuni del ferrarese hanno deciso di proseguire le iniziative a tutela dei loro cittadini-risparmiatori. In questi giorni si stanno svolgendo incontri promossi dai Comuni a Comacchio Codigoro, Argenta e Copparo. Il Comune di Bondeno ha allestito uno sportello d’ assistenza all’ interno della residenza municipale. «Diciamo no al fondo- elemosina che ha istituito il governo, no alle discriminazioni: tutti devono ottenere quanto è stato indebitamente sottratto», afferma il sindaco di Bondeno, Fabio Bergamini, leghista, che qualche tempo fa creò baillame per avere proposto di alzare l’ Imu per coloro che ospitano profughi. Tra le iniziative vi è pure un’ istanza di incostituzionalità del decreto legislativo del 16 novembre 2015, quello che recepisce la direttiva europea sul bail-in, cioè il salvataggio delle banche a spese dei privati. «Gli articoli dei quali chiederemo la valutazione costituzionale- spiega Massimo Cerniglia, legale di Federconsumatori- sono il 16 e il 22, in contrasto anzitutto con gli articoli 42 (tutela della proprietà) e 47 (tutela del risparmio) della Costituzione ma anche con la convenzione sulla tutela della proprietà dell’ Ue». La nuova presa di posizione di Bankitalia stride con quanto i commissari europei ai Servizi finanziari e alla Concorrenza, Jonathan Hill e Margrethe Vestager hanno fatto recapitare al ministro Pier Carlo Padoan. Secondo i commissari, limitare (l’ intervento pubblico) non significa escluderlo del tutto e quindi il pubblico poteva intervenire: «Nel caso in cui le banche siano in difficoltà e il supporto pubblico in qualsiasi forma sia necessario, la direttiva Brrd (Bank Recovery and Resolution Directive) in combinazione con le regole sugli aiuti di Stato, è disegnata per assicurare che il principio della condivisione degli oneri tra i privati sia applicato e che il costo per il pubblico sia il più possibile limitato». Quindi nessun veto e in ogni caso la responsabilità è in loco e non a Bruxelles, ovvero si poteva agire diversamente dal decreto che cancellava i risparmi: «Se gli attori privati decidono in accordo con i propri obiettivi e con i propri fondi, senza mandato dello Stato, di supportare le banche in difficoltà, non emergono problemi nell’ ottica degli aiuti di Stato… Le regole Ue forniscono diversi strumenti agli Stati membri per far fronte ai fallimenti delle banche e mantenere la stabilità finanziaria… È stata una decisione delle autorità italiane quella di ristrutturare le banche usando il Fondo di risoluzione». Si tratta di due versioni nettamente difformi. Una diversità ribadita dalla lettera recapitata ora da Bankitalia a Ferrara. Intanto il presidente dell’ Autorità nazionale anticorruzione, Raffaele Cantone, ha annunciato che il decreto per il rimborso agli obbligazionisti delle banche coinvolte nel salvataggio dovrebbe arrivare entro poche settimane. «Il lavoro procede molto bene», assicura Cantone, «sono molto soddisfatto. Noi lavoriamo per avere il decreto entro fine mese». Occorre soprattutto trovare un meccanismo che non rappresenti un rimborso diretto, che potrebbe esser bloccato da Bruxelles. Gli arbitrati che si apriranno, sotto la regia di Cantone, godranno di un canale preferenziale rispetto alla via processuale in sede civile. Il rimborso dovrebbe essere pressoché totale per chi aveva investito più del 50% del proprio portafoglio in quegli strumenti: secondo le stime, si tratta di 1.100 persone per 27,4 milioni di perdite. Nel complesso il numero degli obbligazionisti subordinati coinvolti in questa vicenda ferrarese si aggira sulle 4mila unità, per un valore di 51 milioni di euro. A questa cifra vanno aggiunti gli 11.365.841,97 euro del capitale sociale andato in fumo, distribuito tra 28mila ex-azionisti. Il bilancio Carife al 31 marzo 2015 si è chiuso con una perdita di oltre 376 milioni. Twitter: cavalent © Riproduzione riservata.
carlo valentini
 

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this