14 Gennaio 2016

Benzina giù ma non abbastanza

Benzina giù ma non abbastanza
prezzi ai livelli del 2010 quando però il greggio costava 78 dollari al barile

di Andrea Scutellà ROMA È quasi un miraggio. Intravedi il distributore da lontano e leggi: benzina 1,397, gasolio 1,197. «È la prima volta che vedo la benzina sotto gli 1,4 euro», confida Bruno, un automobilista che fa il pieno ad un self-service sulla via Prenestina a Roma. «Certo, sulle tasche influisce positivamente – aggiunge con un sorriso -.Però so che il petrolio è sceso a livelli incredibili, quindi si potrebbe fare di più. In Italia lo sappiamo come funziona, no?». Non è solo un luogo comune: il costo del greggio veleggia ormai intorno ai 30 dollari al barile, ai minimi storici dal 2004. Il prezzo rilevato dal Ministero dello sviluppo economico (Mise) l’ 11 gennaio 2016 è 1,426 per la benzina e di 1,247 per il gasolio, una media che non sfiora neanche quella del 2010 quando il greggio costava 77,93 dollari al barile. E il costo della benzina in Italia è secondo soltanto a quello della Gran Bretagna, in Europa, secondo una recente indagine del Codacons. Vicino al distributore dove Bruno ha fatto il pieno ci sono cinque benzinai di diversi marchi, che hanno prezzi compresi tra 1,396 e 1,399. «Sì qui costa di meno ma non ci sono più clienti – spiega un lavorante -, è così perché siamo vicini». Una pompa della stessa azienda, a qualche centinaio di metri di distanza, alza il prezzo a 1,419. Laggiù non ci sono concorrenti. «Faccio il pieno solo in una rete di distributori indipendenti. In media percorro 50 chilometri in più rispetto a prima», spiega Franco, un altro automobilista fermo a una cosiddetta “pompa bianca”, cioè una di quelle non legate, almeno sulla carta, alle 7 grandi società che detengono oltre la metà del mercato. Nel 2010, quando il petrolio sfiorava, in media, i 78 dollari al barile, la benzina costava 1,364 euro. Nel 2009 con il greggio a 59,87, il prezzo era di 1,233. Nel 2004, invece, quando un barile di “oro nero” si pagava 35 dollari e 12 cent, per un litro di carburante bastavano appena 1,125 euro. L’ impressione è quella che il prezzo del petrolio influenzi quello della benzina più in salita che in discesa. «C’ è una doppia motivazione – spiega Stefano Zerbi del Codacons -: da un lato ci sono le tasse, noi abbiamo le più alte d’ Europa per benzina e gasolio, anche quando il prezzo scende questi ribassi sono molto meno sostanziosi, perché le imposte pesano per il 66% sui nostri carburanti. Ogni volta che c’ è un’ emergenza nel nostro paese subito si ricorre all’ aumento delle accise sulla benzina, come è previsto dalle clausole di salvaguardia di questa legge di Stabilità. D’ altro canto c’ è anche una certa riluttanza delle compagnie petrolifere a far scendere il prezzo del petrolio, rispetto a quanto si faccia sui mercati internazionali. Abbiamo riscontrato spesso un atteggiamento speculativo». Certo, la componente tasse non è indifferente. Dati del Mise alla mano, il prezzo medio odierno della benzina è così composto: quasi 73 cent di accise, 25 di Iva e 44 di costo netto del carburante. E tra le accise, spesso, rientrano tasse antichissime, come denuncia la petizione lanciata da Roberto Beninato sulla piattaforma online Change.org: «Ogni volta che facciamo benzina – scrive – continuiamo a pagare il finanziamento della guerra d’ Etiopia del 1935. Da allora sono passati 80 anni: credi che sia l’ ora di smettere? Con l’ abolizione delle accise più vecchie di 20 anni – prosegue – risparmieremmo 0,23 euro per litro di carburante». ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
 
 

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